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·27 giugno 2026
Il sogno americano: come sono andati i gironi mondiali dei romanisti

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·27 giugno 2026

. La delusione di Celik, i dubbi di Malen, la certezza El Aynaoui e il riscatto di Koné: una prima panoramica dei mondiali dei nostri ragazzi. Per tre di loro, comunque, il sogno continua.
Pagine Romaniste (L.Suriano) – Mancano ancora le chiusure dei gruppi J, K e L per definire il tabellone dei sedicesimi di finale di questa Coppa del Mondo americana, ma per i calciatori romanisti impegnati oltreoceano – Celik, El Aynaoui, Koné e Malen – la fase a gironi è volta al termine con alterne fortune. Quale migliore occasione, quindi, per tirare le somme.
Per il terzino classe ’97, che quantomeno potrà consolarsi con un rinnovo di contratto imminente che lo legherà alla Roma per il prossimo futuro, è stato un torneo da dimenticare. La Turchia, anche per un po’ di sfortuna, è stata una delle grandi delusioni, clamorosamente eliminata al primo turno a sfavore di Australia e Paraguay.
Celik, dal canto suo, ha disputato la prima gara contro l’Australia da titolare, una partita in cui in 81′ ha sfiorato il gol, ma in generale ha sfoderato una prestazione negativa. Nel secondo match Montella gli ha preferito Muldur, il laterale ex Sassuolo con cui spesso si è alternato sull’out difensivo di destra in questi anni. Una scelta che, nonostante la prova accettabile del giocatore del Fenerbahce, non ha portato risultati.
Contro gli USA, gara inutile per entrambe ai fini della classifica, Zeki è tornato al suo posto in campo, ma questa volta da braccetto destro in un 3-4-3. Il nostro si è comportato ottimamente: ha reso assai la vita assai difficile a Weah e nei suoi 84′ sul prato di Los Angeles ha racimolato 5 recuperi, 5 lanci lunghi riusciti, 7 duelli vinti su 8 tentati e un paio di interventi difensivi davvero cruciali per il 3-2 finale. Una nota dolceamara.
Arrivato al Mondiale con il peso delle aspettative sulle spalle per via dei 15 gol in 20 partite con la Roma, per di più in una nazionale oranje alla spasmodica ricerca di una certezza nel ruolo di centravanti, l’esperienza di Malen è stata fino ad ora caratterizzata da alti e bassi sul piano personale. Per la verità già nel periodo di avvicinamento al torneo le chiacchiere hanno preso il sopravvento per via di un paio di gol sbagliati in amichevole. «Nel club gioca diversamente, può aspettare il pallone» ha detto Koeman, il commissario tecnico, senza dissipare alcun dubbio.
L’esordio con il Giappone, per la verità, non è stato negativo per l’attaccante, che non ha trovato la via della rete solo a causa di un ottimo Suzuki. L’Olanda, però, non ha portato a casa i 3 punti. Contro la Svezia, quindi, l’ex allenatore del Barcellona ha inserito Brobbey nel ruolo di punta centrale, che ha riposto con una doppietta, e ha spostato Malen all’ala destra. La nazionale ha dominato, ma il nostro ha fatto grande fatica ed è stato sostituito all’intervallo. «Questo è calcio di alto livello» ha quindi ribadito un laconico Koeman, che con il ragazzo ha poi avuto un colloquio prima della sfida con la Tunisia.
Un po’ a sorpresa, Donny è partito nuovamente titolare sulla fascia anche contro i nordafricani, ed è sembrato un po’ più a suo agio: non ha segnato, ma i suoi movimenti ad accentrarsi e gli inserimenti alle spalle del centravanti del Sunderland hanno creato scompiglio. Segnali di vita.
Non è più una sorpresa il rendimento di El Aynaoui con la nazionale. Dopo una grande Coppa D’Africa, il classe 2001 si è presentato al mondiale da titolare indiscusso, e nonostante le copertine siano tutte del suo dirimpettaio Bouaddi, l’asticella rimane fissata in alto. La facilità di corsa, la tenacia in fase difensiva e gli inserimenti del figlio di Younes rimangono una delle chiavi di questo Marocco a tutti gli effetti candidato ad andare parecchio avanti. In particolare la sua prova contro la Scozia è stata davvero ottima, ma tutte e tre le partite sono state più che sufficienti. Con Haiti ha esordito anche Salah-Eddine, protagonista per la verità in negativo in occasione del primo gol subito. Il laterale mancino è tornato metaforicamente a Trigoria dopo l’esperienza al PSV, ma con ogni probabilità andrà nuovamente via.
Diverso è stato invece il percorso di Manu Koné, forse persino più soddisfacente. Dagli zero minuti con il Senegal, l’ex Gladbach è partito titolare contro l’Iraq, un po’ per turnover un po’ per provare qualcosa di nuovo a fronte di uno Tchouameni non del tutto a suo agio. Manu ha impressionato soprattutto per la sua abilità a contrasto, in totale controllo della mediana dal punto di vista difensivo. Deschamps lo ha quindi riproposto contro la Norvegia, questa volta con compiti leggermente diversi al fianco proprio del calciatore del Real Madrid e lui ha sfoderato le sue capacità nel rompere le linee e progredire palla al piede. Nel primo tempo ha anche tentato l’eurogol con dribbling di suola al portiere Selvik, che però si è fatto trovare pronto.
Ai sedicesimi di finale, Koné troverà la Svezia già affrontata da Malen, mentre proprio il centravanti olandese darà vita a una sfida in casa contro il Marocco di El Aynaoui. Incroci romanisti che ci rendono orgogliosi.
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