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·13 gennaio 2026
Il Verona è più vivo di quanto dica la classifica

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Con i pareggi di Pisa e Fiorentina, il Verona di Paolo Zanetti è scivolato all’ultimo posto in classifica, nonostante una prestazione più che dignitosa contro la Lazio rovinata solo dall’autogol di Nelsson. Zanetti sembra condividere un marchio di fabbrica del collega Eusebio Di Francesco, oggi a Lecce: una paradossale discordanza tra i principi di un gioco tendenzialmente offensivo e la loro effettiva attuazione. Tanto dipende dai giocatori, ovviamente: un primo problema è lo scarso contributo realizzativo delle punte. Sui 15 gol totali, 5 portano la firma di Gift Orban (2 su rigore), 3 da Giovane, mentre Mosquera e Sarr sono ancora a secco.
Vabbè, direte, per una rosa che si deve salvare ci sta: non fosse che il Verona è la seconda squadra col più basso Goal Conversion Rate (6,82%) e ha uno scarto negativo di 5,53xG rispetto alle reti segnate. Serve più lucidità per dare un senso allo stile di gioco di Zanetti. Un gioco che ripudia il possesso palla (appena il 39,4% di media) e si basa su rapide transizioni positive.
Gli scaligeri sono i più verticali di tutti (il 41.8% dei passaggi cerca la profondità) e cercano pochissimo l’ampiezza, tanto a sinistra (22,3%) quanto a destra (21,9%). Nessuno allarga meno il gioco in Serie A. Ripartire è la parola d’ordine – in tutti i sensi. L’Hellas è la regina dei contropiedi (45): un’azione dura in media 6,71 secondi (il tempo più basso del campionato) e ancora nessun gol è arrivato costruendo dal basso.
Zanetti ha impostato una prima forma di pressing medio/alto che, se aggirata, si trasforma immediatamente in blocco basso e tutti dietro la linea del pallone. C’è un doppio problema, però. Anzitutto, il pressing nella metacampo avversaria funziona male: i gialloblù sono terzultimi per recuperi alti (100); se funziona, poi, si torna alla scarsa lucidità, come un algoritmo – appena il 15% dei recuperi porta al tiro.
A ciò si aggiunga un po’ di sfortuna: tra gol subiti (31) e xGA (25,50) c’è uno scarto, questa volta positivo, di 5,50. A nessuno sta andando peggio. Il 12,20% dei tiri subiti finisce in rete, nonostante solo il 59,06% arrivi da dentro l’area (per intenderci, solo il Napoli difende meglio i propri 16 metri). C’è, infine, la questione dell’ultimo quarto d’ora, il lasso di tempo più nefasto per Zanetti: 12 gol subiti quando le forze cominciano a mancare. Servirebbe un po’ più di equilibrio: per non sprecare energie, per essere più precisi. Per salvarsi.









































