In anteprima i conti della Serie A: ricavi da record però non migliorano le perdite. Napoli, il flop europeo costerà e mette Conte spalle al muro | OneFootball

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Calcio e Finanza

·31 gennaio 2026

In anteprima i conti della Serie A: ricavi da record però non migliorano le perdite. Napoli, il flop europeo costerà e mette Conte spalle al muro

Immagine dell'articolo:In anteprima i conti della Serie A: ricavi da record però non migliorano le perdite. Napoli, il flop europeo costerà e mette Conte spalle al muro

La Serie A ha ottenuto un nuovo record di ricavi nella stagione 2024/25 superando i 4 miliardi complessivi di entrate. È quanto si ottiene assemblando i giri di affari dei 20 club che lo scorso anno hanno preso parte alla massima categoria nazionale ma è una cifra spinta da voci una tantum quali i premi legati al Mondiale per Club di Inter e Juventus e il raggiungimento della finale di Champions League da parte dei nerazzurri.

Tuttavia, a livello di risultato netto la situazione nel computo totale si conferma in perdita, per 348,9 milioni, e migliora solo leggermente (poco più di 20 milioni) il dato complessivo di 369,4 milioni della stagione 2023/24. A conferma di un sistema colabrodo che non riesce a trattenere gli introiti che produce.


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Sono numeri che rappresentano soltanto un’anticipazione di uno studio molto più dettagliato e corposo che Calcio e Finanza sta ultimando analizzando i bilanci dei 20 club che hanno partecipato alla Serie A 2024/25. E va detto da subito che si tratta di una anticipazione giocoforza stimata almeno per quanto concerne i ricavi visto che all’appello manca ancora la pubblicazione del bilancio della Roma.

Ciò detto se il dato sui ricavi è necessariamente stimato dato che i numeri giallorossi in questa voce non sono ancora ufficiali, invece è certo l’ammontare complessivo per quanto riguarda il risultato netto, perché Calcio e Finanza ha svelato, da documenti ufficiali, la cifra della perdita pari a 53,9 milioni.

In questo quadro, siccome le previsioni circa i ricavi del club dei Friedkin sono stimati tra i 260 e 280 milioni nella stagione scorsa e ipotizzando il valore centrale della finestra (270 milioni) proponiamo di seguito il confronto anno su anno:

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È evidente che, vista l’indisponibilità del bilancio della Roma, non è ancora possibile fare un confronto tra le singole voci di ricavo, tuttavia, guardando il conto economico delle 19 squadre di cui si hanno i rendiconti, si può legittimamente affermare che le entrate complessive salgono per lo più grazie a queste voci:

  • l’aumento dei diritti tv Uefa. In particolare il nuovo ciclo delle coppe europee che prevede premi UEFA maggiori a cui va sommato al raggiungimento della finale da parte dell’Inter che ha innalzato non poco i conti nerazzurri.
  • i diritti FIFA legati al Mondiale per club: 58,4 milioni tra Inter e Juve nel 2024-2025 e che sono non replicabili nel 2025-2026. I due club italiani sono stati entrambi eliminati dal torneo prima del 30 giugno 2025.
  • Infine, ma non certo da ultimo, la crescita dei ricavi per il player trading. Nel conto economico a 19 squadre si nota come l’ammontare complessivo salga a 986 milioni di ricavi contro i 780 milioni ottenuti contabilizzando tutti i 20 club della Serie A nel 2023-2024. Sono 200 milioni in più tra plusvalenze e altri proventi legati al mercato.

Nel contempo va segnalato come invece non muti anno su anno il numero dei club in perdita (13) e quelli in utile (7)

Nel particolare nel 2024/25 sono risultati in utile i seguenti sette club:

  • Atalanta: 37,9
  • Inter: 35,4
  • Lecce: 20,2
  • Bologna: 14,0
  • Torino: 10,4
  • Milan: 3,0
  • Udinese: 2,9

E invece in rosso le seguenti 13 società:

  • Como: -105,1
  • Parma: -63,3
  • Juventus: -58,1
  • Roma: -53,9
  • Monza: -48,0
  • Venezia: -36,5
  • Genoa: -33,3
  • Fiorentina: -23,2
  • Napoli: -21,4
  • Lazio: -17,2
  • Cagliari: -7,7
  • Verona: -4,7
  • Empoli: -0,3

Il confronto Serie A-Bundesliga nei conti

Si tratta evidentemente di un quadro in chiaroscuro per il calcio italiano e che testimonia ancora una volta come il nostro movimento faccia ancora fatica a trovare una strada stabile verso la redditività, complice in questo anche il colpevole ritardo nelle infrastrutture che spesso impedisce ai nostri club di sfruttare appieno il potenziale insito in tifoserie che riempiono quasi sempre gli stadi della Serie A, come dimostra l’analisi che settimanalmente Calcio e Finanza dedica al numero di spettatori delle gare di campionato.

Per avere un raffronto di queste difficoltà è sufficiente osservare i numeri pubblicati nel DFL Economic Report, lo studio annuale della lega calcio tedesca sullo stato di salute della Bundesliga. Lega che anch’essa ha stabilito un nuovo record di fatturato nella stagione 2024/25.

Per quanto riguarda infatti la sola Bundesliga 1, i 18 club hanno registrato un fatturato complessivo pari a 5,1 miliardi, ovvero 321 milioni (+ 6,7%) in più rispetto all’anno precedente. Il contributo più rilevante è arrivato ancora una volta dai diritti tv, che hanno totalizzato 1,7 miliardi, raggiungendo un livello record grazie a un aumento dell’11% rispetto alla stagione precedente. I ricavi commerciali sono cresciuti di 128 milioni, arrivando a 1,43 miliardi, superando per la terza volta la soglia del miliardo. I ricavi da trasferimenti sono invece diminuiti di 132 milioni, ma si sono comunque attestati a 872,6 milioni, il secondo valore più alto nella storia della Bundesliga.

Nel complesso, i ricavi da diritti tv (33,2%)commerciali (28%) e trasferimenti (17%) hanno rappresentato il 72,6% dei ricavi totali della Bundesliga. I ricavi da matchday, principalmente dalla vendita dei biglietti, hanno contribuito per l’11,7%, mentre gli altri ricavi (10,1%) hanno costituito la parte restante.

Per ricapitolare:

  • Ricavi da gara: 599,0 milioni  (523,7 milioni nel 2023/24);
  • Ricavi commerciali: 1.431,5 milioni (1.289,3 milioni nel 2023/24);
  • Ricavi da diritti tv: 1.702,7 milioni (1.534,1 milioni nel 2023/24);
  • Ricavi da player trading: 872,6 milioni (1.004,8 milioni nel 2023/24);
  • Altri ricavi: 516,8 milioni (450,0 milioni nel 2023/24);
  • TOTALE: 5.122,7 milioni (4.801,9 milioni nel 2023/24).

Per quanto concerne le spese, invece, per i 18 club della Bundesliga queste sono state complessivamente 4,9 miliardi nella stagione 2024-25193,5 milioni in più rispetto alla stagione precedente. Si tratta di un aumento della spesa del 4,1%, nettamente inferiore alla crescita dei ricavi del 6,7%.

La voce di costo più rilevante resta quella relativa al personale per l’attività sportiva. Gli stipendi dei calciatori professionisti e degli staff tecnici sono cresciuti del 2,8%, raggiungendo il livello record di 1,72 miliardi. I costi per i trasferimenti hanno registrato un lieve incremento di 15,8 milioni, arrivando a 967,2 milioni. Sono aumentati nuovamente anche gli investimenti nei settori giovanili e nelle squadre femminili, che hanno toccato un nuovo massimo storico di 252,2 milioni21 milioni in più rispetto al valore dell’anno precedente.

La Bundesliga, così, ha registrato il più alto utile complessivo della sua storia nella stagione 2024-25, pari a 242,1 milioni, rispetto al rosso di 348,9 milioni della Serie A italiana. Il precedente record del campionato tedesco risaliva alla stagione 2015-16, quando il surplus si era attestato a 206,2 milioni di euro.

Analizzando i risultati dei singoli club, tredici società hanno chiuso l’esercizio in utile, contro le nove della stagione precedente.

Da ultimo, ma certo dato non secondario, tutti e 18 i club hanno fatto registrare valori positivi. L’EBITDA cumulato ha superato 1,07 miliardi, migliorando il precedente primato (2018-19: 868,5 milioni di euro) di 197,6 milioni.

Il flop del Napoli in Champions

Passando dalla scrivania al campo, non si può dire che questo quadro in chiaroscuro per la Serie A non sia emerso nel rettangolo di gioco. In Champions League, il vero banco di prova della competitività dei club a livello internazionale, al termine del girone unico nessuna delle nostre quattro squadre ha centrato la qualificazione diretta agli ottavi: tre (Inter, Juventus e Atalanta) dovranno disputare i playoff mentre il Napoli campione d’Italia è stato addirittura eliminato giungendo 30esimo in una competizione che conta 36 squadre.

In linea teorica si tratta di una regressione nei confronti della passata stagione quando l’Italia si presentò ai nastri di partenza della massima competizione europea con cinque squadre. Di queste l’Inter si qualificò direttamente agli ottavi giungendo quarta, Milan, Juventus e Atalanta andarono ai playoff (dove vennero successivamente eliminate) e il Bologna fu estromesso al termine del girone unico.

Però va detta necessariamente anche un’altra cosa sulla prestazione delle nostre squadre in un girone dalla classifica molto corta. L’Inter per esempio ha perso la gara con il Liverpool per un rigore concesso in favore degli inglesi all’ultimo minuto (e quindi super decisivo) e che è stato considerato un errore non solo dalla stragrande maggioranza della opinione pubblica italiana e non ma anche per stessa ammissione dagli stessi giocatori di Slot al termine della gara. Non solo, ma lo stesso director of football strategy della Juventus Giorgio Chiellini parlando in televisione prima di Monaco-Juventus sulla prestazione delle italiane in Champions ha spiegato come all’Inter mancasse qualche punto. «Calo dei risultati delle italiane? Purtroppo ne prendiamo atto, manca qualche risultato principale. L’Inter, che l’anno scorso ha fatto una campagna europea importante, ha qualche punto in meno che si è giocata nelle ultime partite».

Questo non per entrare in polemiche arbitrali che del resto sarebbero inutili, ma per sottolineare che se Inter-Liverpool fosse terminata zero a zero, i nerazzurri avrebbero avuto al termine del girone 16 punti e una differenza reti di +9. Numeri che sarebbero valsi la quinta posizione alla squadra di Chivu e la qualificazione diretta agli ottavi.

E quindi per tornare al discorso precedente a una prestazione complessiva delle italiane più o meno in linea con quello della passata stagione: una squadra direttamente agli ottavi, due ai play off e una eliminata.

Quello invece che è incontrovertibile è il flop del Napoli. Perché se è vero che l’anno passato ad essere stata eliminata nel girone era stata la matricola Bologna che si era qualificata in Champions in virtù del posto extra che si era guadagnata la Serie A, quest’anno a essere stata depennata subito è stata la squadra campione d’Italia.

E questo dopo un mercato che ha visto Aurelio De Laurentiis investire qualcosa come 140 milioni nella campagna estiva per allestire una parco giocatori che avrebbe dovuto sopportare il doppio impegno campionato più coppa e che ha il costo rosa più elevato della Serie A dopo quello della Juventus (sarebbe il secondo anche se pro forma utilizzassimo le quota di ammortamento del costo dei calciatori a rate costanti e non decrescenti come usa fare il Napoli).

Ebbene, in questo quadro la squadra azzurra non ha fatto meglio che terminare il girone unico in 30esima posizione su 36 alle spalle di squadre come Qarabag e Pafos che sicuramente non sono corazzate. Non solo ma nel suo percorso la squadra di Conte ha incassato 6 gol dal PSV Eindhoven (giunto 28esimo e quindi anch’esso eliminato al girone), ha pareggiato 0-0 contro l’Eintracht (anch’esso eliminato subito con la seconda peggior difesa in classifica) e non è riuscita a vincere in casa del Copenaghen (piazzatosi 31esimo e anche esso eliminato) nonostante dopo 35 minuti si trovasse in vantaggio di un gol e di un uomo.

È evidente che si tratti di una macchia pesantissima nella carriera da allenatore sin qui brillantissima, almeno nei tornei nazionali, di Antonio Conte.

Ed è altrettanto palese che si tratta di un flop che non farà sicuramente bene alle casse azzurre, visto che:

  • non solo il Napoli è la squadra italiana che ha incassato meno dalla Champions di quest’anno: 48,5 milioni contro i 71,3 ottenuti dall’Inter, i 64 introitati dalla Juventus e i 59 dell’Atalanta.
  • ma anche perché la sola qualificazione ai playoff avrebbe garantito ai partenopei almeno cinque milioni tra premi UEFA e incasso da stadio.

Si obietterà che la squadra è stata falcidiata dagli infortuni e che per esempio anche contro il Chelsea i partenopei non avessero a disposizione diversi giocatori, tra i quali pezzi da novanta quali Anguissa o De Bruyne e non solo.

Però c’è da tenere presente quanto Calcio e Finanza ha analizzato e spiegato in un articolo ad hoc, ovvero che:

  • sono stati soltanto cinque i giocatori partenopei esenti da infortuni quest’anno;
  • la lista infortuni è composta da 33 infortuni di cui 24 muscolari;
  • e secondo un’analisi di Transfermarkt, il club azzurro è quello maggiormente colpito in tutta la Serie A per numero di giocatori indisponibili. Sono ben 23 i calciatori del Napoli che hanno saltato almeno una gara per infortunio nel corso della stagione. E in questo quadro il totale delle partite perse sale a quota 117, nessun’altra squadra del campionato raggiunge questi livelli alla 22esima giornata.

È dunque lecito domandarsi se in questa infermeria sempre affollata non c’entri nulla l’allenatore e la preparazione che quest’anno è stata necessariamente calibrata per il doppio impegno. Perché, come si è visto, 24 infortuni su 33 sono di natura muscolare e ben 23 calciatori hanno saltato almeno una gara per indisposizione fisica nell’anno.

A questo proposito, e a puro titolo di spunto e senza pretesa di essere assolutamente esplicativi, rendiamo nota una provocazione/punzecchiatura pervenuta in redazione da parte di un gruppo di manager partenopei, alcuni di stanza a Milano, altri operanti tra la Campania e Roma, però tutti sempre presenti nella tribuna del Maradona quando il Napoli gioca in casa.

È legata al post su X che De Laurentiis pubblicò immediatamente dopo il pareggio del Napoli a San Siro contro l’Inter. Era l’11 gennaio ed era solo una decina di giorni dopo che, al termine di Cremonese-Napoli, Conte aveva spiegato che il Napoli non aveva la forza economica di Inter, Juventus e Milan. «Il nostro è un percorso appena iniziato, a livello di struttura non siamo pronti. Per me Juve, Milan e Inter per struttura, per seconde squadre, per monte ingaggi e per valore patrimoniale sono diverse rispetto a tutte le altre». Parole che secondo alcuni addetti ai lavori non erano molto piaciute al patron azzurro dopo quanto aveva speso sul mercato.

Ebbene dopo Inter-Napoli De Laurentiis twittò:

«Bellissima partita! Napoli favoloso. Con i 9 giocatori assenti per gran parte della stagione, cosa avrebbe fatto il Napoli finora?».

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Un tweet che secondo il nostro gruppo di lettori si presta almeno a tre interpretazioni:

  1. La prima, la più diretta, è quella del plauso alla squadra per il risultato ottenuto a San Siro

Poi ce ne sarebbero due un po’ più maliziose:

  • Una legata alla lunghezza della rosa. Un parco giocatori numeroso, composto da quelli scesi in campo a Milano più i nove infortunati, che sicuramente è legato ai sacrifici economici del patron e di nessun altro,
  • E infine la sottolineatura dell’alto numero degli infortunati. Una variabile sulla quale certamente non c’entra nulla il presidente.

Come si diceva, l’abbiamo voluta rendere nota come spunto di discussione e senza nessuna pretesa esplicativa. Ognuno la valuti come vuole.

Al di là però delle possibili dietrologie, quello che sicuramente scaturisce dalla chiusura della prima fase delle coppe europee è questo:

  1. che oltre a Milan e Como da adesso anche il Napoli avrà il “vantaggio” di non avere impegni europei e quindi un calendario meno impegnativo per perseguire i propri obiettivi in Italia,
  2. che ora Conte torna nella sua comfort zone, quella di potersi concentrare sul solo campionato e anche sulla Coppa Italia che adesso diventa un obiettivo importante per il Napoli,

È evidente quindi che se il Napoli nel prosieguo della stagione dovesse via via anche ritrovare in buona forma alcune delle sue pedine più importanti ora ai box per infortunio il campionato avrà una variabile in più della quale dovranno preoccuparsi tutte le squadre in lotta con i partenopei per qualche obiettivo, dall’Inter capolista sino al Como sesto.

Perché tutti sanno e tutti hanno imparato a conoscere quanto sia temibile Conte quando può concentrarsi sul solo torneo nazionale.

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