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·21 luglio 2026

Inchiesta Arbitri, la Procura di Milano chiede l’archiviazione: “Non prove ma… illazioni”

Immagine dell'articolo:Inchiesta Arbitri, la Procura di Milano chiede l’archiviazione: “Non prove ma… illazioni”

L’inchiesta arbitri che ha visto coinvolti Inter e l’ex designatore Rocchi va verso l’archiviazione: “Non prove ma suggestioni degradate anche a illazioni”, si legge.

Si avvia verso la chiusura formale il capitolo giudiziario penale riguardante la presunta frode sportiva e le designazioni arbitrali in Serie A. La Procura di Milano ha depositato la richiesta di archiviazione sia per l’Inter (iscritta per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti) sia per l’ex designatore Gianluca Rocchi, azzerando il quadro accusatorio ipotizzato all’avvio dell’indagine. L’esito dei riscontri giudiziari – come riportato dall’Ansa – ha evidenziato come gli elementi raccolti non abbiano mai superato la soglia del sospetto informale, portando i magistrati a bollare le tesi investigative come prive di qualsiasi fondamento probatorio.


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Inchiesta Arbitri, le motivazioni del PM: “Solo suggestioni prive di base probatoria”

Il decreto stilato dai magistrati milanesi esprime con massima chiarezza le ragioni del proscioglimento. Nel documento si legge infatti che sul fondo del fascicolo sono rimaste unicamente ipotesi e suggestioni prive di base probatoria, condizioni che non hanno permesso neppure di formulare un’incolpazione preliminare né di svolgere ulteriori indagini utili.

“Sul fondo delle iscrizioni, permangono ipotesi, talvolta suggestioni, che, prive di base probatoria (…), non hanno consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari” e di “svolgere utilmente investigazioni di ogni genere”.

Per quanto riguarda la posizione di Gianluca Rocchi, l’ipotesi di frode sportiva legata a presunte ingerenze nelle designazioni è stata totalmente ridimensionata e degradata a “mera illazione”, escludendo categoricamente l’esistenza di un sistema strutturato volto ad alterare la regolarità del campionato.

Crolla anche l’ipotesi “residuale” sui rapporti Gravina-Marotta-Rocchi

Il decreto della Procura di Milano chiarisce ed esclude anche la pista più “residuale” avanzata nel corso degli accertamenti: quella secondo cui le presunte interferenze dell’ex designatore Gianluca Rocchi potessero essere state incentivate dalla promessa di una controprestazione, consistente in futuri avanzamenti di carriera all’interno delle istituzioni arbitrali o federali.

L’ipotesi degli inquirenti si basava essenzialmente su un quadro di relazioni di alto livello: gli ottimi rapporti tra il presidente FIGC Gabriele Gravina e Gianluca Rocchi da un lato, e l’innegabile peso politico esercitato in Lega Calcio dall’Inter attraverso la figura del presidente Giuseppe Marotta, a sua volta legato da buoni rapporti personali con Gravina.

Tuttavia, il decreto sottolinea come questo contesto sia giuridicamente inidoneo a dimostrare il reato di frode sportiva. La legge richiede infatti un principio di prova concreto — anche solo di natura indiziaria — che attesti un patto illecito o una precisa promessa di utilità formulata da Gravina in accordo con Marotta verso Rocchi per condizionarne l’operato. Lo riporta Adnkronos.

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