Calcio e Finanza
·18 settembre 2026
Inchiesta arbitri, la Procura di Monza chiede l'archiviazione per le bussate in sala VAR

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·18 settembre 2026

Nuovo sviluppo nell’inchiesta che ha coinvolto il mondo arbitrale italiano. La Procura di Monza, guidata da Claudio Gittardi, ha chiesto l’archiviazione della tranche di indagine relativa alle cosiddette “bussate” alla sala VAR di Lissone, avvenute in occasione di alcune partite disputate tra il 2024 e il 2025.
Il fascicolo, trasmesso nei mesi scorsi dalla Procura di Milano per competenza territoriale, vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, l’ex supervisore VAR Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Al centro degli accertamenti c’erano alcuni episodi avvenuti nella sala VAR di Lissone, con l’ipotesi che determinate interferenze dall’esterno potessero avere inciso sul regolare svolgimento delle decisioni arbitrali.
Secondo quanto emerso dall’attività investigativa, tuttavia, la Procura non avrebbe individuato elementi sufficienti per sostenere l’accusa. In particolare, dagli atti non sarebbero emerse condotte “di natura fraudolenta”, né sarebbe stato riscontrato il dolo necessario per l’alterazione dei risultati delle gare.
Nella richiesta di archiviazione, la Procura di Monza evidenzia comunque come gli atti abbiano fatto emergere diversi elementi problematici sul piano organizzativo e istituzionale. «Gli atti di indagine forniscono un quadro di criticità istituzionali e organizzative nel settore arbitrale, segnato da tensioni interne, contrapposizioni sulla governance, perplessità sulla regolamentazione della sala VAR e rischi derivanti dalla promiscuità dei rapporti tra organi arbitrali, federazione e società calcistiche», scrivono i magistrati.
Profili che, secondo la Procura, potrebbero eventualmente assumere rilevanza su altri piani: «Tali profili possono, al limite ed eventualmente, assumere rilievo in altre sedi, disciplinare, regolamentare o politico-sportivo, ma non risultano sufficienti a fondare l’esercizio dell’azione penale per frode sportiva».
La posizione dei magistrati è dunque netta nel separare le criticità emerse nel funzionamento del sistema arbitrale dall’eventuale configurazione di un reato. Problemi di governance, rapporti interni e regolamentazione della sala VAR possono rappresentare materia di valutazione per gli organi sportivi, ma non sono stati considerati sufficienti per sostenere un’accusa penale.
La richiesta di archiviazione di Monza si inserisce nel quadro più ampio dell’inchiesta avviata dalla Procura di Milano. Già nel luglio scorso i pm milanesi avevano chiesto l’archiviazione dell’accusa di frode sportiva nei confronti di Gianluca Rocchi per il filone relativo alle designazioni arbitrali in alcune partite.
Nello stesso procedimento era stata archiviata anche la posizione dell’Inter, coinvolta negli accertamenti condotti dalla Procura milanese. La tranche trasferita a Monza riguardava invece specificamente quanto accaduto nella sala VAR di Lissone e le presunte interferenze legate alle cosiddette “bussate”.
Anche in questo caso, però, gli elementi raccolti non sono stati ritenuti sufficienti a configurare una frode sportiva. Da qui la richiesta di archiviazione, che dovrà ora essere valutata dal giudice competente. La vicenda lascia comunque aperto un tema più ampio sulla governance arbitrale e sulla regolamentazione dei rapporti all’interno del sistema calcistico, esplicitamente richiamato dalla stessa Procura, pur senza individuare elementi sufficienti per procedere sul piano penale.
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