Inchiesta arbitri, «loro non lo vogliono più vedere». A chi si riferivano Rocchi e Gervasoni nell’intercettazione dell’aprile 2025 e quali sono i tre scenari possibili | OneFootball

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·3 maggio 2026

Inchiesta arbitri, «loro non lo vogliono più vedere». A chi si riferivano Rocchi e Gervasoni nell’intercettazione dell’aprile 2025 e quali sono i tre scenari possibili

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Inchiesta arbitri, «loro non lo vogliono più vedere». A chi si rivolgevano Rocchi e Gervasoni nell’intercettazione datata aprile 2025

L’indagine della Procura sulle designazioni arbitrali ruota attorno a un pronome non ancora decifrato. A distanza di oltre un anno, gli inquirenti non sono riusciti a dare un’identità precisa ai soggetti citati nella frase: «Loro non lo vogliono più vedere». Questo sfuggente «loro» rappresenta un’entità ancora ignota gravitante nell’universo dell’Inter, emersa durante una nota intercettazione dell’aprile 2025 tra il designatore di Serie A Gianluca Rocchi e il supervisore VAR Andrea Gervasoni. Lo riporta il Corriere della Sera.


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Le designazioni contestate e i presunti contatti

Nel dialogo captato dalla Guardia di Finanza, Rocchi appariva visibilmente infastidito dalle presunte pressioni ricevute durante un incontro a San Siro. L’obiettivo di tali richieste era la designazione dell’arbitro Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia del 23 aprile 2025, con l’intento tattico di «schermarlo» ed evitare di incrociarlo nella delicata volata scudetto, chiedendo invece il gradito Andrea Colombo per l’incontro Bologna-Inter. Paradossalmente, questi presunti desiderata non portarono fortuna ai nerazzurri, sconfitti in entrambe le occasioni.

L’identità del presunto emissario rimane tuttavia avvolta nel mistero. Il ruolo formale di «club referee manager» (figura istituzionale delegata ai rapporti con la «Commissione arbitri nazionale») e il nome di battesimo “Giorgio” citato nella telefonata, hanno spinto gli investigatori a valutare, come ragionamento logico, il coinvolgimento di Giorgio Schenone, ex guardalinee storico di Rocchi.

Lo stop del gip e il silenzio del designatore

Nonostante i prolungati sforzi investigativi, la caccia a quel fantomatico «loro» si è arenata. All’inizio dell’estate 2025, il gip ha bloccato categoricamente le proroghe delle intercettazioni, ritenendole ormai essiccate e infruttuose. Questa perdurante mancanza di riscontri oggettivi ha generato un’evidente fase di stallo: l’invito a comparire recapitato a Rocchi dieci giorni fa con l’ipotesi di frode sportiva menziona ancora, infatti, un generico «concorso di altre persone». Il dirigente ha scelto di non collaborare, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

I tre scenari investigativi

Senza l’identificazione certa del portavoce nerazzurro, la Procura dovrà sbrogliare la matassa analizzando tre possibili scenari. Nel caso più favorevole al club, Rocchi avrebbe ascoltato i giudizi della società ma avrebbe agito in totale autonomia. Lo scenario intermedio prevede interlocuzioni del tutto regolari tramite Andrea De Marco, l’allora referente della «Can» per le società. L’ipotesi peggiore, invece, sosterrebbe che l’insofferenza del designatore e le conseguenti designazioni «interiste» siano state il frutto di un reale condizionamento da parte della società milanese.

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