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·12 luglio 2026

Inter-Khalaili, idoneità sportiva in dubbio. Italia rigida, estero più libero: il confronto

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Il recente stop burocratico nel tesseramento di Anan Khalaili da parte dell’Inter ha riacceso i riflettori su uno dei temi più dibattuti del calcio nostrano: l’ottenimento dell’idoneità per gli atleti professionisti. Il blocco momentaneo del tesseramento dell’esterno israeliano, disposto dall’Istituto di Medicina dello Sport del CONI per richiedere ulteriori accertamenti clinici dopo le prime visite, dimostra come il sistema italiano non faccia sconti a nessuno, nemmeno di fronte a investimenti da 25 milioni di euro. Rispetto alla stragrande maggioranza dei Paesi europei e mondiali, l’Italia applica infatti i parametri più stringenti e rigorosi in assoluto per tutelare la salute e la vita degli sportivi. Lo riporta La Gazzetta dello Sport.

Caso Khalaili, la procedura in Serie A: come funziona l’iter per l’idoneità

In Italia l’intero percorso che decreta se un calciatore sia abile o meno a scendere in campo è rigidamente normato da leggi dello Stato e decreti ministeriali, un unicum nel panorama internazionale. Ogni società di Serie A ha il dovere di sottoporre i propri tesserati, o i nuovi acquisti prima della firma, a screening approfonditi presso un Centro di Medicina dello Sport pubblico o privato formalmente accreditato.


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Qualora durante i primi test emergano anomalie, dubbi o situazioni cliniche sospette, i medici non possono concedere il via libera e viene immediatamente richiesto un parere specifico a consulenti ed esperti di livello superiore per fare luce sul quadro clinico. Al termine degli accertamenti integrativi, il percorso si chiude con un giudizio netto, poiché il calciatore può essere dichiarato soltanto o “idoneo” o “non idoneo”, senza mezze misure o deroghe condizionate.

Il confronto con l’estero: dove l’ultima parola spetta al calciatore

Il vero elemento di rottura tra il modello italiano e il resto del mondo risiede proprio nella responsabilità giuridica e penale dell’idoneità, che in Italia ricade interamente sulle spalle dei medici certificatori e delle commissioni, mentre altrove viene lasciata all’arbitrio del singolo atleta.

In Inghilterra i club eseguono controlli medici sistematici ma, in presenza di patologie o rischi latenti, l’ultima parola spetta legalmente al giocatore, che ha il diritto di assumersi formalmente la responsabilità delle proprie condizioni pur di continuare a giocare. In Spagna e in Francia si registra una certa prudenza, incrementata nella penisola iberica dopo casi complessi come la tragedia di Antonio Puerta nel 2007, ma non esistono leggi statali vincolanti che impediscano il tesseramento in assoluto, lasciando la decisione finale al calciatore.

Negli Stati Uniti il concetto di controllo preventivo statale è quasi assente: nelle leghe professionistiche americane sono i singoli atleti a decidere in totale autonomia se continuare l’attività agonistica o fermarsi, gareggiando a proprio rischio e pericolo dal punto di vista medico-legale.

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