Calcio e Finanza
·29 novembre 2025
Intervista al Ds del Flamengo José Boto: «Dalla crisi all’obiettivo quarta Libertadores: al mondo nulla è come il Mengão»

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·29 novembre 2025

Non è semplice spiegare per chi non conosce bene il Brasile cosa sia e che cosa rappresenti nel panorama del calcio mondiale il Clube de Regatas do Flamengo, o semplicemente il Flamengo, società storica del calcio verdeoro, che oltre a essere ad un solo punto di distanza dal matematico trionfo nel campionato nazionale (gli basterà un pareggio contro il Ceará giovedì prossimo), questa sera a Lima si giocherà la finale della Copa Libertadores contro i connazionali del Palmeiras.
Iniziando dai numeri, il Mengão, come viene soprannominato dai propri tifosi, è indiscutibilmente “o time mais querido do Brasil”, ovvero la squadra che ha più tifosi nel Paese sudamericano. Per quanto basata a Rio de Janeiro (dove trovano casa anche altri colossi del calcio verdeoro come Fluminense, Vasco da Gama e Botafogo), il club rubro negro, che gioca le partite in casa nel mitico Maracanã, vanta sostenitori su tutto il territorio nazionale e può capitare di vedere persone in Amazzonia (regione molto lontana dalla Cidade maravilhosa) che solcano il Rio delle Amazzoni con barche sulle quali appaiono bandiere o simboli del Flamengo.
Volendo, è simile a quanto avviene in Italia soprattutto per la Juventus o in Inghilterra per il Manchester United, con la differenza che il Brasile è tra le nazioni calcistiche evolute quella indiscutibilmente più popolosa e questo rende nei fatti il Flamengo la squadra che al mondo ha il maggior numero di tifosi in Patria. Un dato importante in sé, che però ha anche una conseguenza importante in termini economici, visto che i sostenitori domestici sono quelli sui quali per lo più si può contare per gli incassi da matchday e merchandising da stadio.
Sarebbe però riduttivo limitare l’importanza del Flamengo in Brasile solo a questi numeri visto che il club ha avuto un peso importante anche nella storia con la S maiuscola della nazione sudamericana. Il sodalizio carioca infatti nei decenni centrali del XX secolo è stato tra i club pionieri nel processo di piena integrazione dei calciatori neri nel calcio brasiliano. Tanto che ancora oggi la torcida rubro negra sventola con orgoglio stendardi con l’urubu, uccello nero tipico del Paese che non solo è tra le mascotte del club ma con il quale originariamente i tifosi del Flamengo venivano scherniti da quelli di altre società.
Non certo da ultimo, il club è a pieno titolo nella storia della musica mondiale in quanto canzoni ormai nella leggenda della musica mondiale come País Tropical e Fio Maravilha di Jorge Ben Jor nel testo alludono o parlano apertamente della squadra carioca o dei suoi giocatori.
In questo quadro, proprio alla vigilia della importantissima finale di Libertadores, Calcio e Finanza è onorata di intervistare José Boto, manager portoghese, che dopo una lunga esperienza prima al Benfica e poi allo Shakhtar Donetsk dal dicembre 2024 è il direttore sportivo del Flamengo. Incarico che oltre alle naturali decisioni di natura sportiva implica anche un importantissimo coté economico, in quanto, come si vedrà, il player trading è una delle componenti fondamentali del bilancio rubro negro.
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