Inter News 24
·6 aprile 2026
Inzaghi con Allegri e Conte per il dopo Gattuso: eppure il 3-5-2 sembrava il problema dell’Italia

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·6 aprile 2026

Allegri, Conte e Inzaghi. Sono loro i tre principali indiziati per la panchina della Nazionale Italiana per il dopo Gattuso, per dimenticare il fellimento di Zenica e ripartire con un nuovo progetto che possa rialzare il livello del calcio italiano.
Tre allenatore differenti su diversi aspetti tattici, ma accomunati dal modulo che in questi anni ha spesso fatto emergere i malumori nei tifosi e in alcuni esperti, per via dell’assenza di qualità tecniche che permettino di dominare il gioco nel corso di una partita. Ma il 3-5-2 è davvero il problema del calcio italiano o solo la punta dell’iceberg di un sistema inadeguato?
Dopo essere stato il matchio di fabbrica delle big negli anni ’90 e i primi 2000, quando il calcio italiano era tutt’altro che fallimentare, nei primi anni dieci ecco tornare questo modulo tra le formazioni della Serie A con più costanza.
Tra i principali esponenti Allegri e Conte che con il 3-5-2 della Juventus, trascinato dalla BBC, riescono a risolvere le esigenze tattiche dei bianconeri avviando un dominio italiano che toccherà anche le vette europee con le due finali di Champions in 3 anni di Allegri.
Intanto, dopo il bianconero, Conte fa sognare la Nazionale nel 2016, con un Europeo da urlo trascinato dal 3-5-2, trasformato in delusione solo dai rigori di Zaza e Pellè contro la Germania ai quarti, poi riproposto all’Inter tra il 2019 e il 2021, con Hackimi e Lukaku valorizzati proprio dal modulo del tecnico leccese in nerazzurro.
E allora in Italia il calcio evolve, Gasperini porta il 3-4-2-1 ad alti livelli,De Zerbi lancia il 4-3-3 del Sassuolo, la Roma fa miracoli in Europa con quello di Di Francesco, mentre Simone Inzaghi fa emergere la Lazio con un 3-5-2 che valorizza la fantastia di Luis Alberto e la dinamicità di Milinkovic-Savic.
Nel dopo-Conte all’Inter, lo stesso Inzaghi darà continuità al modulo raggiungendo, con quella dell’anno scorso, la seconda finale di Champions League in 3 anni, proprio come aveva fatto Allegri in bianconero.
Ma i risultati europei non hanno mai aiutato a rivalutare il modulo che in Italia è rimasto legato ad un gioco visibilmente non dominante e ad oggi, ecco come sia diventato uno dei capro espiatori del calcio italiano perché “usato da 18 squadre su 20” (diranno), mentre poi in campo si vede un’altra cosa.
A conti fatti sono solo 10 le squadre in Serie A ad usare il 3-5-2, tra queste c’è anche l’Inter di Chivu, sempre se si abbonano a favore di questo schieramento anche quelle squadre che “sulla carta” scendono in campo con uno schema di gioco differente, ma che negli interpreti lo rappresentano al meglio (vedi il 4-4-2 della Cremonese con Vandeputte esterno mancino e Terracciano terzino).
La realtà è che il calcio si è evoluto, il modulo è solo un numero “piazzato su carta”, e in campo si vede sempre più un gioco fluido nei movimenti, in cui è il giocatore più del ruolo ad avere un compito delineato e ben preciso che va oltre il modulo di gioco.
Che un 3-5-2, può essere interpretato dallo stesso Allegri in un 4-3-3 con Saelemaekers che dà equilibrio nella doppia fase, o in 4-2-3-1 con McKennie nella Juve, o diventare 3-4-3 se come ha fatto Conte al Napoli, o aveva in mente Chivu per l’Inter, se dal centrocampo arrivano trequartisti offensivi a supportare la punta di peso o degli esterni capace di saltare l’uomo, se si pensa all’idea Lookman che in estate avrebbe permesso lo switch tattico ai nerazzurri.
Il 3-5-2 è un modulo adatto a contenere e ripartire, certo, ma anche a coprire bene il campo sul possesso avversario e se del calcio italiano si parla sempre come di quello più tattico è anche per questi aspetti qui. Le due punte, la difesa solida, l’ampiezza data dai quinti, sono dettagli che permettono di “cancellare” la differenza tecnica in campo tra le due squadre permettendo di lavorare con giocatori meno tecnici e sopperire alla povertà nel dribbling o di fantasia di alcuni giocatori nel confronto europeo di alcuni club.
Un aspetto spesso finito in secondo piano quando si tratta di ricordare le differenze economiche o di strutture che colpiscono la Serie A nel confronto diretto con le big europee, spesso forti di entrambi questi aspetti.
E allora: è il 3-5-2 a fermare l’Italia, costretta a rimanere bloccata in un modulo “difensivo e schematico” o è la composizione delle rose di Serie A che non premia talento e fantasia e porta i tecnici a scegliere di accettare questa soluzione come rimedio tattico?
Non abbiamo risposte a questa domanda, ma se l’Italia non è andata al mondiale contro il 4-3-3 della Bosnia forse non è solo per il suo modulo di gioco.
L’assenza di giocatori con determinate caratteristiche tecniche nel calcio italiano, in particolare in Serie A, è una conseguenza degli altri fattori che non rientrano puramente nello stile di gioco di un club.
Quello dell’allenatore che opta per questa soluzione è solo il modo più efficace di mettere in campo undici giocatori per provare a portare a casa la partita, e forse per questo motivo, il modulo deve essere l’ultimo dei fattori sotto la lente d’ingrandimento del “fallimento italiano” e, solo con una più ampia scelta tecnica a disposizione degli allenatori, si potrebbe decidere che esso sia o meno la scelta giusta per vincere. Perché in fondo, nessun allenatore giocherebbe con l’intenzione di non divertire e perdere se avesse la possibilità di scegliere il meglio in circolazione.
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