Calcio e Finanza
·30 aprile 2026
Inzaghi: «Con la Champions sarei rimasto. Indagine arbitri? L'Inter l'anno scorso è stata penalizzata»

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·30 aprile 2026

L’Inter, l’inchiesta sul mondo arbitrale e una stagione – quella 2024/25 – che ha inevitabilmente lasciato l’amaro in bocca. Simone Inzaghi è tornato a parlare in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, dove ha messo insieme i pezzi degli ultimi mesi. A cominciare proprio dalle notizie più recenti.
Sull’inchiesta legata al mondo arbitrale, si è esposto così: «Mi ha scioccato: l’Inter ha perso parecchi punti nella scorsa stagione a causa degli errori arbitrali. Il campionato, la Supercoppa… È sorprendente essere tirati dentro a una storia nella quale siamo stati penalizzati e non favoriti».
Nel dettaglio, i magistrati hanno parlato di arbitri graditi e sgraditi all’Inter, un punto su cui Inzaghi ha ribadito: «Ok, ma come è possibile pensare a una macchinazione? Per noi è stata una stagione disgraziata. Ho sempre avuto grande rispetto per il lavoro degli arbitri e non voglio parlare del Napoli, che ha vinto onestamente lo scudetto. Ma resta la sensazione che ci sia stato tolto qualcosa. Non accuso nessuno e non dubito della buona fede. Diciamo che non siamo stati fortunati, tutto ha girato contro, anche se abbiamo le nostre colpe. Rimane un dispiacere che non passerà: perdere lo scudetto per un punto è doloroso».
A proposito del 2024/25, Inzaghi ha ribadito che non cambierebbe comunque nulla di quanto fatto in stagione: «Non cambierei niente. Noi avevamo un sogno: il triplete. Alla fine della stagione abbiamo pagato le 23 partite giocate in più rispetto al Napoli. Ma io rifarei tutto: l’Inter ha il dovere di competere a ogni livello. E poi le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei. Sono state vittorie forse irripetibili».
Poi, a proposito della finale di Champions con il PSG: «Siamo arrivati alla partita senza troppe energie, sia fisiche che mentali: non è una giustificazione ma un dato di fatto. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, minando l’autostima. Il PSG è una grande squadra, come abbiamo visto anche l’altra sera contro il Bayern: ha indirizzato la finale con due gol e sfruttato la migliore brillantezza, mentre noi abbiamo provato a reagire e ci siamo disuniti. Ci fa male ancora aver perso così ma non possiamo dimenticare ciò che era successo prima, in Europa».
Si torna anche sull’indiscrezione secondo cui Inzaghi avrebbe comunicato alla squadra il suo addio prima della finale: «Assolutamente no. Non avrei potuto farlo perché la decisione, molto sofferta per me e per la mia famiglia, non era stata presa. La verità è che è successo tutto molto velocemente: due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin. In quel contesto ho manifestato l’esigenza di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all’Inter».
Così è arrivata l’esperienza in Arabia Saudita, anche se ora si parla di un possibile esonero: «A me sembra che siano tutti contenti di me. Abbiamo fatto i quarti di finale al Mondiale per Club, siamo ancora in corsa per il titolo in campionato perché abbiamo 8 punti di svantaggio ma dobbiamo ancora affrontare l’Al Nassr nello scontro diretto, dobbiamo giocare la finale di Coppa del Re… E soprattutto non abbiamo ancora perso una partita in stagione, perché l’eliminazione dalla Champions asiatica contro l’Al Sadd di Mancini è arrivata ai rigori. Non credo che esista nel mondo un allenatore ancora imbattuto».
Inzaghi per ora non pensa al futuro e a un ritorno in Italia: «Ho ancora un anno di contratto con l’Al Hilal e ho grande entusiasmo. Non ero mai stato lontano dall’Italia e questa avventura mi sta migliorando, sia umanamente che professionalmente. Prigioniero di un maxi stipendio? Non credo proprio. Come dicevo prima, i soldi non sono mai al primo posto per me. Altri colleghi hanno allenato nella Saudi League e poi sono tornati in Europa. Quando sarà il momento, e non so individuarlo oggi, vedremo».
Inzaghi torna anche sull’Inter e sullo scudetto che i nerazzurri si preparano a conquistare: «Sono stati molto bravi, vincere non è mai facile. E il merito è anche di Chivu. Conoscevo il gruppo e non avevo dubbi sulle capacità dei giocatori. Ma anche puntare su Cristian è stata una scelta giusta e io lo sapevo, perché lo avevo visto lavorare. Ora è giusto che l’Inter festeggi e che poi provi a vincere la finale di Coppa Italia».
In chiusura, una battuta sul flop dell’Italia, che ancora una volta non prenderà parte ai Mondiali: «I problemi esistono e non vanno sottovalutati: bisogna ripartire dalla base facendo uno scatto in avanti in termini di mentalità. Già nei vivai. Il calcio deve raggiungere i risultati attraverso il coraggio e la proposta, non pensando alla vittoria a tutti i costi a scapito della qualità del gioco».
«Ridurrei il format della Serie A. Magari sono scelte dolorose che però tra cinque anni renderanno felici le persone che hanno favorito il cambiamento. E un’ultima cosa consiglio: valorizzare gli istruttori dei bambini, che insegnano la tecnica e non la tattica. Io sono grato a tantissimi allenatori ma sono legato soprattutto a quelli che mi hanno allevato nel settore giovanile. Senza di loro non sarei mai diventato Simone Inzaghi», ha concluso.







































