DirettaCalcioMercato
·12 luglio 2026
Italia, corsa a tre per il post Gattuso: sogno Guardiola, sfida Conte-Mancini. Il punto

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Chiusa la partita per la definizione dei nuovi vertici societari, in casa FIGC si apre immediatamente il capitolo più delicato e affascinante: la scelta del Commissario Tecnico per il prossimo quadriennio. Le nomine di Paolo Maldini e Leonardo hanno inevitabilmente rotto gli schemi tradizionali. Quando entrano in gioco due figure di questo spessore internazionale, la banalità esce di scena ed è lecito attendersi una mossa di pura rottura rispetto al passato, con un chiaro obiettivo all’orizzonte: i Mondiali del 2030. Il punto de La Gazzetta dello Sport.
Antonio Conte è il nome che mette d’accordo l’intera Serie A. I club italiani spingono con decisione per il suo ritorno, considerandolo l’unico profilo capace di garantire un impatto immediato sulla Nazionale e di gestire i complessi rapporti correnti con le società in merito a stage, calendari e collaborazioni. Per superare i limiti strutturali di bilancio della Federcalcio, i club avrebbero aperto alla volontà di fornire un aiuto economico per coprire il contratto. Sul tavolo delle trattative c’è un’ipotesi di accordo da 4 milioni di euro all’anno per quattro stagioni, una continuità progettuale a lungo termine che permetterebbe a Conte di programmare con estrema serenità.
La vera rivoluzione concettuale porta però il nome di Pep Guardiola. Quella che inizialmente sembrava una semplice suggestione estiva sta diventando un’idea concreta nella mente di Leonardo. Il dirigente brasiliano non è nuovo a imprese finanziariamente ai limiti dell’impossibile: fu proprio lui a portare Leo Messi al Paris Saint-Germain contro ogni pronostico di mercato.
Guardiola si è appena liberato dal Manchester City e da un contratto faraonico da circa 25 milioni di euro lordi a stagione. Tuttavia, la neonata dirigenza della Federazione punta forte sulle motivazioni personali dello spagnolo, da sempre affascinato dall’Italia e stimolato dall’idea di raccogliere una sfida epocale: riportare la Nazionale azzurra nell’élite del calcio mondiale.
Sullo sfondo resta la figura di Roberto Mancini. Sebbene il suo profilo si sposi bene con l’imprevedibilità tecnica e l’intuito graditi a Maldini e Leonardo, sulla bilancia pesa ancora l’addio improvviso del 2023 per accettare la ricca panchina dell’Arabia Saudita, una ferita che l’arrivo di Spalletti era riuscito solo parzialmente a sanare. Il legame personale con Giovanni Malagò resta solido, ma potrebbe non bastare per la fumata bianca.







































