DirettaCalcioMercato
·26 settembre 2026
Italia, Romano contro De Bruyne: era il caso di affidargli subito la regia?

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·26 settembre 2026

Alessandro Romano ha debuttato contro il Belgio nella sconfitta dell’Italia: la Gazzetta analizza la scelta di affidargli subito la regia.
L’esordio di Alessandro Romano con la Nazionale italiana è arrivato in una delle serate più delicate del nuovo ciclo azzurro. Il centrocampista classe 2006 è stato chiamato a guidare il centrocampo dell’Italia contro il Belgio, trovandosi immediatamente di fronte un giocatore dell’esperienza e della qualità di Kevin De Bruyne. Il risultato finale, 0-2, ha inevitabilmente acceso le discussioni sulla prestazione degli azzurri.
Secondo La Gazzetta dello Sport, però, Romano non può essere considerato il principale responsabile della sconfitta. Il vero interrogativo riguarda la scelta di affidargli immediatamente le chiavi della Nazionale in una partita così importante, dopo un percorso ancora molto breve nel calcio professionistico.
Il punto centrale dell’analisi della Gazzetta dello Sport è proprio questo: quanto è giusto caricare un giovane di responsabilità così grandi?
Romano ha appena 20 anni e, prima della convocazione, aveva disputato solamente cinque partite con il Cagliari. Pochi mesi fa giocava in Serie B con lo Spezia, mentre ora si è ritrovato al centro del nuovo progetto della Nazionale.
In mezzo ci sono anche il cambio di Nazionale, l’enorme attenzione mediatica ricevuta dopo la convocazione e le indiscrezioni di mercato che hanno accostato il giocatore a Inter, Milan e Juventus, con una valutazione indicata di almeno 20 milioni di euro.
Per questo, secondo la Gazzetta, la domanda è se fosse davvero necessario affidargli subito la regia dell’Italia proprio nella prima partita del nuovo ciclo e contro un avversario come il Belgio.
Con quattro partite a disposizione, l’ipotesi alternativa sarebbe stata quella di inserirlo gradualmente, permettendogli di prendere confidenza con il livello internazionale senza dover immediatamente sostenere tutto il peso del centrocampo azzurro.
Il confronto con De Bruyne ha evidenziato soprattutto la differenza di esperienza. Il belga, a 35 anni, ha saputo imporsi anche fisicamente e ha rappresentato un riferimento costante per la squadra di Van Bommel.
Romano, inevitabilmente, ha pagato il confronto. Ma la sua prestazione non è stata il problema principale dell’Italia.
È proprio questo uno dei passaggi più importanti dell’analisi della Gazzetta dello Sport: puntare il dito sul giovane centrocampista sarebbe semplicistico, perché la difficoltà mostrata dagli azzurri è stata collettiva.
L’Italia è apparsa in difficoltà nel gioco, nella personalità e nella capacità di reagire. Il Belgio ha invece imposto il proprio ritmo e ha chiuso la partita sullo 0-2.
La Gazzetta dello Sport richiama anche il precedente di Simone Pafundi, altro classe 2006 lanciato molto presto in Nazionale. Il giovane talento sta oggi cercando il proprio spazio in Serie B con il Catanzaro.
Il paragone porta a una riflessione più ampia sulla gestione dei giovani: la fiducia è fondamentale, ma non sempre significa consegnare immediatamente loro un ruolo da protagonisti assoluti.
Romano non deve quindi essere considerato il capro espiatorio della sconfitta contro il Belgio. Il tema è un altro: capire se, per aiutare davvero un giovane talento a crescere, sia preferibile proteggerlo nelle prime esperienze oppure affidargli subito responsabilità enormi.
Il debutto contro il Belgio non cancella certamente l’interesse intorno a Romano. Il centrocampista resta uno dei giovani più osservati del nuovo corso azzurro e la sua convocazione ha confermato quanto siano alte le aspettative nei suoi confronti.
Proprio per questo, secondo l’analisi della Gazzetta dello Sport, sarà importante non confondere la fiducia con la pressione. Romano ha tutto il tempo per costruire il proprio percorso con la Nazionale, ma il primo passo è arrivato in una serata particolarmente complicata.
La sconfitta per 0-2 lascia così un interrogativo che va oltre il singolo giocatore: l’Italia ha davvero bisogno di affidare subito la propria regia a un talento di 20 anni oppure sarebbe stato meglio accompagnarlo gradualmente nel nuovo ciclo?







































