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·28 luglio 2026
Jacobone: «Maldini e la Nazionale situazione diversa da quella vissuta al Milan. Leao verso l’addio e Modric leader: ecco come cambiano i rossoneri» – ESCLUSIVA

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·28 luglio 2026

L’intervista esclusiva realizzata da Alessandro Jacobone per MilanNews24 affronta alcuni dei temi più caldi dell’attualità calcistica. Si parte dal caso Paolo Maldini e dalle sue dimissioni dalla Nazionale, mettendole a confronto con l’addio al Milan del 2023, per poi analizzare la scelta del nuovo commissario tecnico e il futuro della Nazionale italiana. Ampio spazio viene dedicato anche al nuovo Milan di Amorim, al calciomercato rossonero, ai casi Camarda, Chukwueze, Leao, ai possibili rinforzi e al rinnovo di Luka Modrić, considerato una figura chiave sia dentro che fuori dal campo.
Partiamo innanzitutto dalla vicenda che ha riguardato Maldini e la Nazionale, visto che direttamente e indirettamente quando c’è Maldini di mezzo si collega sempre al Milan. Tu in questo senso hai visto un parallelo con quanto capitato nel 2023 con l’addio di Maldini al Milan, oppure credi che siano due vicende opposte?
«Quella di Maldini legata al Milan fu una situazione che Maldini visse passivamente, nel senso che fu convocato e fu messo alla porta. Oggi abbiamo una situazione diversa, dove lui ha scelto di non applicare quello che era il patto sottoscritto solo quattordici giorni prima, in mancanza di quella fiducia e di quella carta bianca che probabilmente gli era stata assicurata e poi non confermata quando gli è stato posto il veto».
Al di là della vicenda che ha portato alle dimissioni, dal punto di vista calcistico come ti spieghi la scelta di virare su un profilo come Pirlo dopo i contatti, veri o presunti, con Ancelotti prima e Guardiola poi?
«Questo sicuramente. È anche vero che, se escludiamo Mancini e Conte, che a quanto pare sia Leonardo sia Maldini avevano immediatamente escluso nella loro visione del nuovo corso, non vedo un gran numero di allenatori disponibili all’altezza del blasone della Nazionale.
Carlo Ancelotti probabilmente è stato contattato ma era impegnato con il Brasile, mentre Guardiola ha fatto attendere la Federazione per alcuni giorni prima di comunicare la volontà di vivere ancora il suo periodo sabbatico.
Secondo me la Nazionale sarebbe stata il coronamento della sua carriera: riportare l’Italia ad avere dignità e orgoglio sarebbe stato un traguardo straordinario per un allenatore che ha sempre dichiarato di provare un forte affetto per il nostro Paese.
Detto questo, io resto della vecchia scuola. Ritengo che il commissario tecnico debba essere prima di tutto un selezionatore, non un allenatore di club. Deve saper individuare i venticinque giocatori migliori nel momento giusto, scegliendoli dai vari campionati. La selezione è una cosa diversa dall’allenare una squadra e non riesco a capire perché si voglia trasformare la Nazionale in un club, quando club non sarà mai».
Passando al Milan, reduce dalla prima amichevole contro il Celtic e appena partito per la tournée, quali sono state le tue prime impressioni sul lavoro di Amorim? E dal punto di vista difensivo credi sia proprio quel reparto a richiedere i maggiori interventi sul mercato?
«Innanzitutto è stata una prima sgambata. Non si può pretendere, dopo appena cinque giorni di allenamenti, di vedere già idee consolidate o una grande condizione fisica, soprattutto dopo i carichi di lavoro.
Inoltre il Celtic era molto più avanti nella preparazione, visto che sarebbe sceso in campo di lì a poco per l’inizio del campionato.
Il Milan è cresciuto nel corso della partita nonostante il turnover, i nuovi innesti e la giovanissima età di alcuni protagonisti, come Camarda, autore di una doppietta.
Le disattenzioni difensive fanno parte del calcio, ma in questo periodo sono spesso dovute anche alla stanchezza fisica. L’infortunio di Gila, fortunatamente, non è grave e seguirà la squadra in tournée.
Il Milan ha appena iniziato il proprio mercato. Dopo i due grandi acquisti sembra esserci una fase di stallo, ma le altre squadre hanno fatto ancora meno.
È evidente che serva molto altro. Mi aspetto rinforzi in difesa, un acquisto sugli esterni e almeno uno, forse due, trequartisti».
Concentriamoci su due giocatori che sembrano destinati a restare: Chukwueze e Camarda. Sei d’accordo con la scelta di trattenere Camarda come terza punta? E come hai visto questo nuovo inizio di Chukwueze?
«Per quanto riguarda l’attacco, molto dipenderà dall’uscita di Gimenez, il cui infortunio ha complicato i piani.
Essendo ormai considerato sul mercato, il Milan rischia anche di perdere forza contrattuale nelle trattative.
Camarda oggi lo vedo come terza punta, ma la sua permanenza obbliga il Milan a intervenire ancora nel reparto offensivo.
Se dovesse partire Gimenez servirà inevitabilmente un altro attaccante alle spalle di Gonzalo Ramos.
Per quanto riguarda Chukwueze, capita spesso che un giocatore possa rigenerarsi quando cambia allenatore, sistema di gioco e persino società nella propria organizzazione tecnica.
Lui non ha mai nascosto la volontà di imporsi con la maglia del Milan e di ripagare l’importante investimento fatto per acquistarlo.
È ancora presto per giudicarlo, ma la qualità tecnica è indiscutibile. Non lo vedo come esterno a tutta fascia: secondo me rende molto meglio a ridosso della punta, sulla linea della trequarti».
Hai detto di aspettarti almeno uno o due colpi sulla trequarti. Dopo il mancato arrivo di Karetsas, dove pensi possa orientarsi il Milan? E come immagini evolverà la situazione Leao?
«Credo che l’uscita di Leao sia ormai inevitabile.
Penso che il rapporto con l’ambiente si sia incrinato, sia per le prestazioni sia per alcune dichiarazioni rilasciate in estate, arrivate in un momento poco opportuno e con una società che stava ancora costruendo il proprio assetto dirigenziale.
Leao continua a produrre molto rumore mediatico, ma di offerte concrete se ne sono viste poche.
Si parla della Turchia, ma le società turche sono molto abili nelle trattative e non mi sorprenderei davanti a offerte al ribasso.
L’entourage del giocatore continua ad aspettare una proposta importante dalla Premier League, da parte di un club che aveva chiesto tempo per completare alcune cessioni.
Al momento, però, questa offerta non è ancora arrivata.
Se Leao dovesse partire, il Milan dovrebbe fare una doppia operazione: acquistare un giovane di prospettiva, sul modello Karetsas, e affiancargli un giocatore già pronto, di livello internazionale.
Con il passare delle settimane potrebbero crearsi occasioni interessanti tra gli esuberi dei grandi club europei, ma in quel caso servirà la stessa rapidità dimostrata nelle operazioni Gonzalo Ramos e Mario Gila».
Chiudiamo con Modrić. Ti aspettavi il rinnovo? E quale pensi possa essere il suo ruolo nel nuovo Milan di Amorim?
«Dal punto di vista tattico sarà Amorim a trovare la soluzione migliore, ma l’intelligenza calcistica di Modrić non mi preoccupa minimamente.
Sarà fondamentale in campo, ma soprattutto fuori, grazie alla sua leadership e alla sua capacità di dare credibilità a un progetto che vede il Milan cambiare ancora una volta pelle.
Sì, ero piuttosto scettico sul rinnovo. Avevo addirittura preparato un messaggio di saluto, perché filtravano sensazioni molto negative.
Tra la mancata qualificazione, la possibilità di rientrare al Real Madrid come dirigente e alcune dinamiche familiari sembrava davvero destinato a lasciare.
Poi, con il passare del tempo, qualcosa è cambiato.
Modrić ha capito di non voler chiudere la propria esperienza al Milan con un senso di incompiuto. Il fisico continua ad assisterlo e ha deciso di prolungare.
Per il Milan è una grande fortuna.
Ma è una fortuna anche per tutto il calcio italiano, perché poter vedere ancora dal vivo un campione del suo livello è un privilegio per qualsiasi appassionato di questo sport».
SI RINGRAZIA ALESSANDRA JACOBONE PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA
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