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·4 marzo 2026
Juventus, ascolta Pjanic: «Se in estate non posso permettermi l’investimento su Tonali, allora prendo lui! È il campione che serve»

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Miralem Pjanic è stato intervistato a La Gazzetta dello Sport. Di seguito le sue parole.
SU ROMA JUVE – «Gasperini sta facendo un gran lavoro a Roma, che impatto Malen. Ma l’altra sera la Juventus ha tirato fuori il suo Dna, lo spirito del “fino alla fine”. La corsa Champions è ancora lunga 11 gare: la Juventus si può qualificare»
SUL RINNOVO DI SPALLETTI – «No, perché è la mossa giusta. A Roma sono stato allenato sei mesi da Luciano: è un tecnico top. Spalletti ha dato un’identità precisa alla squadra e il club adesso ha bisogno di stabilità per tornare a vincere. Spalletti è l’uomo giusto per aprire un ciclo, ma ovviamente solo lui non basta: serviranno almeno tre colpi di livello, uno per reparto»
SUL CENTROCAMPO DELLA JUVE – «Intanto Locatelli si è adattato molto bene al gioco di Spalletti, adesso deve continuare così. In estate se non posso permettermi l’investimento su Tonali, allora prendo Bernardo. È il campione che serve alla Juventus. Qualità, personalità, esperienza, carisma. Bernardo ti fa svoltare»
SULL’ATTACCO BIANCONERO – «A Dusan direi: sei sicuro di trovare un posto migliore della Juventus e di Torino, club e città straordinarie in cui giocare? Non è facile, lo dico per esperienza personale. Sono convinto che Dusan possa disputare una stagione da record con Spalletti. Luciano ha valorizzato tutti i bomber: Dzeko, Icardi, Osimhen. Io ho fiducia anche in David: il Lilla non è la Juventus, però 25 gol a stagione non si segnano per caso. Come direbbe Allegri: calma…»
SU YILDIZ – «In rosa sicuro, poi avrebbe dovuto sgomitare tra Dybala, Douglas Costa, Ronaldo… Yildiz è fortissimo, ora tocca a lui dimostrarlo: il futuro è suo, possiede colpi fantastici.»
SU ALLEGRI E LO SCUDETTO – «Conoscendolo, ci crede. È il numero uno nella gestione della squadra. Tutto può succedere, ma l’obiettivo più realistico è la qualificazione in Champions. Lo scudetto lo può perdere solo l’Inter. Vedeva tutto in anticipo. Prima dei quarti di Champions col Barça mi prende da parte: ‘Prova qualche angolo per Chiello, domani facciamo gol così’. Detto fatto. Mi pungolava anche sulle punizioni, mi diceva che non sapevo calciarle. Max mi stimolava. Anche Cristiano Ronaldo mi lasciò le punizioni dopo un po’. Cris a Madrid era uno specialista, mentre alla Juventus era incappato nella maledizione della barriera. Così dopo un paio di mesi mi disse: ‘Mire, tocca a te’. Che squadrone: le partitine erano come semifinali di Champions League»
MIGLIORI ALLENATORI AVUTI – «Luis Enrique per le idee, Allegri per la gestione»
LE PUNIZIONI – «Sono cresciuto a Lione con Juninho Pernambucano, un vero fenomeno. E ho avuto il privilegio di giocare con Totti, Ronaldo e Messi. Leo mi stupì a Barcellona: noi ci esercitavamo sulle punizioni, lui mai. Calciava solo in partita. E faceva gol. Cristiano era una macchina in tutto. Una volta Allegri ci tenne in panchina per farci rifiatare, rientrammo alle 2 di notte dalla trasferta e lui si fermò comunque alla Continassa ad allenarsi»
REGALO AI COMPAGNI DOPO L’ADDIO ALLA JUVE – «No, ma avevamo una regola nello spogliatoio. A ogni espulsione dovevi fare un regalo a tutti. A me un cartellino rosso costò 40 mila euro di borse Louis Vuitton»
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