Calcionews24
·24 gennaio 2026
Juventus, David non ha dubbi: «Non mi pento di aver scelto la Juve, datemi altro tempo»

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·24 gennaio 2026

Nell’edizione odierna de La Repubblica trova spazio una lunga intervista a Jonathan David, attaccante della Juventus e uno dei protagonisti più attesi del big match di domani all’Allianz Stadium contro il Napoli. Per il canadese non sarà una partita come le altre: proprio gli azzurri, infatti, avevano tentato seriamente di acquistarlo la scorsa estate. Un corteggiamento concreto, respinto però dalla determinazione del classe 2000, convinto fin dal primo momento che il progetto bianconero fosse la scelta migliore per la sua crescita. Nonostante un inizio di stagione segnato dal necessario periodo di adattamento ai ritmi della Serie A e alla nuova vita in Italia, David non ha mai vacillato nelle sue convinzioni e oggi guarda avanti con rinnovata fiducia.
Il 2026 rappresenta per lui un anno cruciale non solo in chiave Juventus. All’orizzonte c’è il Mondiale che si giocherà proprio in Canada, un appuntamento che il ventiseienne vive come una missione personale: guidare una generazione che ha rivoluzionato il calcio nel suo Paese, trasformandolo da sport marginale a fenomeno nazionale. Il suo percorso, dalle difficoltà dell’infanzia ad Haiti fino ai riflettori della Champions League con la maglia bianconera, racconta l’ascesa di un talento che non ha intenzione di fermarsi.
Domani, contro la squadra che lo aveva voluto senza riuscire a convincerlo, David cercherà di lasciare il segno e di confermare, una volta per tutte, che la Juventus era davvero la destinazione giusta. Il numero 30 sente che il momento per sbloccarsi definitivamente è vicino e il palcoscenico contro la formazione di Antonio Conte sembra perfetto per farlo. Le sue dichiarazioni:
PAROLE – «Non mi pento di aver scelto la Juve, datemi altro tempo. Quando ero piccolo chi faceva calcio era guardato strano e nessuno avrebbe mai immaginato che il Canada partecipasse a un Mondiale, figurarsi a uno in casa. Ma quando ho cominciato a mettere piede nelle nazionali giovanili si è capito che stava crescendo una generazione di calciatori che in Canada non c’era mai stata».








































