Juventusnews24
·4 ottobre 2026
Kovacic alla Juve, il croato rivoluzionerebbe il centrocampo bianconero: come cambierebbe il reparto di Spalletti con il suo eventuale acquisto. L’analisi

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L’ipotetico approdo alla Juventus di Mateo Kovacic rappresenterebbe un salto di qualità enorme per la linea mediana della squadra. L’inserimento dell’esperto centrocampista croato in forza al Manchester City porterebbe un bagaglio inestimabile di visione di gioco, dinamismo e padronanza tecnica. Un innesto di questo calibro andrebbe a modificare profondamente la struttura tattica della rosa, sia nella gestione delle fasi di possesso che nei ritmi complessivi della manovra.
Dal punto di vista strettamente tattico, la presenza dell’ex Inter trasformerebbe l’uscita della palla dalla difesa. La straordinaria capacità di resistere al pressing avversario rende il giocatore un punto di riferimento ideale per impostare il gioco fin dalle retrovie, garantendo la pulizia di ogni pallone ed eliminando i pericoli nei disimpegni più complessi. L’eclettismo dell’atleta si sposa perfettamente con diversi moduli di gioco: all’interno di un 4-3-3 classico saprebbe ricoprire sia il ruolo di regista centrale sia quello di mezzala di palleggio, mentre in un centrocampo a due costituirebbe il perno ideale per dettare i tempi, supportato da un compagno di reparto dai compiti maggiormente difensivi. Tra le sue qualità più preziose spicca inoltre la progressione palla al piede, una dote che permette di spaccare le linee avversarie in verticale e creare una costante superiorità numerica nella zona centrale del campo.
L’arrivo di Kovacic andrebbe inevitabilmente a ridefinire le gerarchie interne del gruppo e l’utilizzo dei singoli elementi. La coesistenza con Douglas Luiz diventerebbe un fattore determinante, in quanto la presenza del croato offrirebbe al brasiliano maggiore libertà di inserimento in avanti, oltre a consentire un’efficace rotazione nella gestione dei ritmi partita. Parallelamente, il confronto con giocatori come Locatelli e Thuram alzerebbe il livello generale della competizione interna. La leadership naturale e l’abitudine a calcare i palcoscenici internazionali del croato garantirebbero alla squadra quell’esperienza vincente e quella maturità necessarie per gestire al meglio le fasi più delicate e competitive delle sfide europee.







































