Inter News 24
·17 luglio 2026
Kovacic si offre all’Inter: il ritorno del croato conviene davvero al centrocampo nerazzurro?

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Il calciomercato dell’Inter si accende con una clamorosa suggestione che porta il nome di Mateo Kovacic. Secondo le ultime indiscrezioni, il centrocampista classe ’94, attualmente in forza al Manchester City, sarebbe stato proposto alla dirigenza di viale della Liberazione. Per il croato si tratterebbe di un romantico ritorno alle origini, ma l’operazione solleva inevitabili interrogativi sulla sua reale utilità tattica e sulla sostenibilità economica dell’affare.
I numeri raccolti da Kovacic nell’ultimo Mondiale giocato con la maglia della Croazia evidenziano le sue storiche virtù e i consueti limiti negli ultimi metri. In 4 presenze (3 da titolare), il centrocampista ha messo in mostra una precisione millimetrica nella gestione del possesso palla, registrando un mostruoso 96% di passaggi precisi totali (49.3 a partita). La pulizia di gioco è stata totale nella propria metà campo (100% di precisione) e d’altissimo livello anche in quella avversaria (93%).
Sul fronte atletico, Kovacic ha garantito una dote importante correndo 10.2 km a partita con una velocità di punta pari a 32.1 km/h. La nota dolente risiede però nell’apporto offensivo: 0 gol e 1 solo assist a referto, con una pericolosità al tiro ridotta al minimo (0% di conversione su 1.3 conclusioni medie a partita, di cui la maggior parte da fuori area) e una grande occasione da rete fallita.
L’eventuale innesto del croato andrebbe in controtendenza con le nuove linee guida societarie, volte a ringiovanire la rosa e a ridurre il monte ingaggi complessivo. A 32 anni già compiuti, l’ex Chelsea andrebbe ad aumentare l’età media del reparto e pretenderebbe uno stipendio da top player.
Dal punto di vista puramente tattico, l’operazione rischia di pestare i piedi a equilibri già collaudati o a investimenti futuri. Kovacic ha giocato il torneo iridato proprio al fianco del gioiello nerazzurro Petar Sucic, con cui condivide un’ottima intesa. Tuttavia, inserirli contemporaneamente in un ipotetico centrocampo titolare comporterebbe l’esclusione di un pilastro fondamentale come Nicolò Barella o costringerebbe Cristian Chivu a stravolgere un reparto che ha nella corsa e negli inserimenti i suoi punti di forza. L’esperienza internazionale di Mateo è indiscutibile, ma per l’Inter rischia di essere un lusso non strettamente necessario in questo momento storico.







































