Inter News 24
·19 agosto 2026
La colonia inglese dell’Inter: da Hitchens e Ince a Stones, Spence e Curtis Jones

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C’è un filo rosso che attraversa il mercato dell’Inter e che, più che una semplice coincidenza, comincia ad assumere i contorni di una precisa scelta strategica. John Stones, Djed Spence e ora Curtis Jones: tre inglesi arrivati o in arrivo in questa sessione, ai quali si aggiunge Manuel Akanji, svizzero di nazionalità ma anch’egli prodotto dell’esperienza nella Premier League e reduce da anni al Manchester City. Una piccola “colonia inglese” nel cuore di Milano.
L’operazione Curtis Jones, definita oggi, porta in nerazzurro un centrocampista cresciuto interamente nel Liverpool: 228 presenze con i Reds dal debutto in prima squadra, dopo essere entrato nel settore giovanile a nove anni. Il trasferimento si aggirerebbe intorno ai 35 milioni di euro, bonus compresi.
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E proprio Jones può rappresentare il tassello più interessante del progetto. Stones porta esperienza, leadership e una cultura tattica maturata ai massimi livelli; Spence atletismo e duttilità sulla fascia; Jones tecnica, dinamismo e conoscenza del calcio di possesso. Non sono tre giocatori sovrapponibili: è questo il particolare che rende interessante la strategia nerazzurra.
Il dato storico rende ancora più curiosa la svolta. Per decenni gli inglesi all’Inter sono stati una rarità assoluta.
Il primo grande nome è stato Gerry Hitchens, attaccante arrivato dall’Aston Villa nel 1961. In nerazzurro disputò 43 partite e segnò 20 gol, conquistando anche lo Scudetto 1962-63, pur avendo lasciato Milano nel novembre del 1962.
Poi bisogna aspettare più di trent’anni per vedere un altro inglese a San Siro: Paul Ince. Arrivato dal Manchester United nel 1995, il centrocampista fu uno dei protagonisti dell’Inter di metà anni Novanta. In due stagioni collezionò 73 presenze e 13 gol tra tutte le competizioni. I
Ince non riuscì però a vincere trofei in nerazzurro: il ricordo più amaro resta la finale di Coppa UEFA 1997 contro lo Schalke 04, persa ai rigori. Eppure il suo impatto fu tale da renderlo uno dei giocatori stranieri più amati di quella squadra.
Il terzo inglese della storia recente è stato Ashley Young, arrivato nel gennaio 2020 dal Manchester United. La sua esperienza interista è durata un anno e mezzo e ha prodotto 59 presenze, 5 gol e 9 assist. Ma soprattutto uno Scudetto.
Young è infatti entrato nella storia come il primo inglese a vincere il campionato italiano con l’Inter, contribuendo alla conquista dello Scudetto 2020-21 di Antonio Conte.
Prima dell’arrivo di Stones, l’Inter stessa indicava Hitchens, Ince e Young come gli unici tre inglesi ad aver giocato per il club. Esiste però una piccola curiosità: Ben Greenhalgh, attaccante inglese passato per il settore giovanile nerazzurro nel 2010-11, fu inserito anche nell’orbita della prima squadra senza però collezionare presenze ufficiali. Per questo, nelle statistiche tradizionali, il conteggio resta quello dei tre.
Con John Stones, arrivato a parametro zero dal Manchester City e legato all’Inter per due anni, il club aveva già cambiato dimensione. Il centrale inglese ha trascorso dieci stagioni al City, totalizzando 295 presenze e 19 gol e conquistando venti trofei.
Poi è arrivato Djed Spence, acquistato a titolo definitivo dal Tottenham con un contratto fino al 2031. L’esterno, classe 2000, ha già conosciuto anche la Serie A durante il prestito al Genoa e arriva all’Inter dopo l’esperienza al Mondiale 2026 con l’Inghilterra.
E adesso Curtis Jones completa un trio che ha caratteristiche quasi complementari. È difficile parlare di semplice casualità quando tre giocatori inglesi vengono concentrati nello stesso mercato e in ruoli così diversi.
La presenza di Akanji rafforza ulteriormente la componente Premier League: non è inglese, naturalmente, ma arriva anch’egli dal Manchester City e conosce perfettamente il calcio britannico. Insieme a Stones costituisce una sorta di ponte diretto con Guardiola e con una delle realtà dominanti dell’ultimo decennio.
Il vero interrogativo sarà capire se questa “colonia” funzionerà anche sul piano umano e tattico. L’Inter sta importando non soltanto giocatori, ma un pezzo di cultura calcistica inglese, mescolandola con la propria tradizione italiana.
E qui Curtis Jones potrebbe essere il simbolo più interessante. Perché Hitchens fu il bomber, Ince il guerriero, Young l’esperto capace di vincere lo Scudetto e Stones il campione abituato a vincere tutto. Jones arriva invece nel pieno della maturità calcistica e con la possibilità di diventare un protagonista vero.
L’Inter, insomma, non aveva mai avuto una colonia inglese così numerosa. Ora ce l’ha. E se Stones, Spence e Jones dovessero lasciare il segno, la Premier League potrebbe diventare una delle nuove fonti privilegiate della costruzione nerazzurra.







































