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·6 agosto 2026

La crisi di Ceuta colpisce anche il calcio, le sinistre iberiche: «Il Marocco non ospiti i Mondiali»

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La tensione diplomatica legata alla crisi migratoria di Ceuta ha varcato i confini della politica per arrivare dritta nel mondo del calcio. Al centro della polemica, come scrive Repubblica, c’è l’organizzazione congiunta dei Mondiali del 2030, assegnati dalla FIFA a Spagna, Portogallo e Marocco, che ora rischia di trasformarsi in un caso politico internazionale.

Le sinistre di Spagna e Portogallo, infatti, hanno richiesto ai propri Stati di riconsiderare la partecipazione all’organizzazione del torneo, o di estromettere lo stato di Rabat.


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La posizione di Sumar

In Spagna è Sumar, la coalizione di sinistra radicale guidata dalla vicepremier Yolanda Díaz e alleata di governo dei socialisti di Pedro Sánchez, ad aver acceso la miccia. Il partito ha presentato al Congresso dei deputati una proposta per chiedere che Madrid riconsideri la propria partecipazione all’organizzazione del torneo insieme a Rabat.

Il deputato di Sumar Nahuel González ha attaccato duramente il governo marocchino, accusandolo di usare i flussi migratori come leva politica nei confronti della Spagna. «Non si può organizzare un Mondiale con uno Stato che viola i diritti umani, opprime il popolo saharawi e utilizza la gente disperata per fare pressione politica» ha scritto González sui social. In un’intervista alla televisione pubblica spagnola ha poi aggiunto che «lo sport deve servire a costruire la pace, non a legittimare la monarchia marocchina».

Sumar conta appena 26 seggi su 350 nel Congresso spagnolo, ma il suo peso nell’esecutivo di coalizione le garantisce comunque una certa visibilità istituzionale. Resta però un nodo da sciogliere: non è chiaro se la coalizione chieda l’esclusione del Marocco dall’organizzazione oppure il ritiro della stessa Spagna dal progetto condiviso.

La posizione di Livre

Sul fronte portoghese la posizione è ancora più netta. Livre, formazione della sinistra verde ed europeista, ha scritto una lettera al premier di centrodestra Luís Montenegro e alla Federazione calcistica nazionale chiedendo l’estromissione del Marocco dal torneo. Nel documento, firmato dai sei deputati del partito, l’episodio di Ceuta viene descritto come un «attacco alla frontiera spagnola con conseguenze tragiche», mentre vengono richiamate anche le accuse storiche di violazione del diritto internazionale e di repressione del popolo saharawi.

La Federcalcio portoghese ha risposto assicurando di seguire con attenzione ogni sviluppo legato all’organizzazione dei Mondiali, precisando però che finora nessun ente coinvolto ha sollevato preoccupazioni formali. Dagli ambienti vicini a Montenegro, intanto, filtra la sensazione che il premier non abbia intenzione di raccogliere l’appello di Livre.

A osservare la vicenda da una prospettiva opposta è proprio Gianni Infantino, presidente della Fifa, che si trova attualmente proprio in Marocco. Secondo alcune ricostruzioni dei media, poi negate ufficialmente dall’organismo di Zurigo, il numero uno del calcio mondiale starebbe valutando di spostare la finale del torneo da Madrid a Rabat, in cambio dell’appoggio marocchino alla propria ricandidatura alla presidenza della Fifa nel 2027.

(Image credit: DepositPhotos.com)

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