La domenica dopo il novantaseiesimo | OneFootball

La domenica dopo il novantaseiesimo | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Zerocinquantuno

Zerocinquantuno

·6 settembre 2026

La domenica dopo il novantaseiesimo

Immagine dell'articolo:La domenica dopo il novantaseiesimo

Tempo di Lettura: 3 minuti

Lunedì sera il Bologna ha perso al novantaseiesimo minuto. Che è una frase tecnicamente corretta e psicologicamente insufficiente, perché perdere al novantaseiesimo non è come perdere al trentaduesimo. Al trentaduesimo hai davanti quasi un’ora in cui può succedere qualcos’altro. Al novantaseiesimo ti sei già affezionato ad un futuro che non è ancora successo: un punto a Bergamo, una partita giocata bene, la sensazione di aver tenuto testa a una squadra forte. Poi Samardzic tira, segna, e quel futuro sparisce. Per quelli della mia generazione è un po’ come quando scaricavi una canzone col modem 56k, eri al 99% e qualcuno in casa alzava il telefono. Il 99% non significa quasi finito. Significa che il mondo ha ancora tempo.


OneFootball Video


La cosa curiosa è quello che succede dopo. Lunedì notte esisteva quel gol e basta. Martedì un po’ meno. Mercoledì cominciavi già a pensare al Sassuolo. E oggi, alle sei, c’è un’altra partita. Il calcio ha questo meccanismo abbastanza meraviglioso e anche un po’ idiota: continua. Non ti chiede se hai elaborato la sconfitta, non aspetta che tu abbia tratto un insegnamento. Ti mette davanti un’altra data e dice: bene, adesso di nuovo.

A me questa cosa fa pensare alla differenza tra ottimismo e speranza, che sembrano la stessa cosa solo finché non ci pensi troppo. Dell’ottimismo diffido abbastanza. L’ottimismo è quello che ti dice «vedrai che andrà bene», frase che di solito viene pronunciata quando nessuno sa assolutamente come andrà. La speranza è una faccenda più seria, perché non pretende garanzie. Ernst Bloch ci ha scritto un’opera enorme; il calcio ne ha inventato una versione tascabile: il calendario. Dopo ogni risultato ce n’è già un altro. La speranza non consiste nel convincersi che la prossima andrà bene. Consiste nel fatto che la prossima esiste.

E oggi, per me, esiste in un modo particolare, perché torno al Dall’Ara con mia figlia. Quando hai dei figli ti raccontano che dovresti trasmettere valori, strumenti, autonomia, senso critico. Poi nella pratica gli trasmetti anche una squadra di calcio, che è una forma di eredità piuttosto singolare: non produce rendite, costa, occupa i fine settimana e può peggiorarti l’umore per motivi completamente indipendenti dalla tua condotta morale. Lei però ha un vantaggio enorme su di me: ha meno passato. Io guardo una partita con un archivio che lavora in sottofondo. Ogni vantaggio può essere rimontato, ogni occasione sbagliata potrebbe essere quella che rimpiangeremo, ogni minuto di recupero è una zona ad alto rischio di prendere gol. I bambini non è detto che siano più ottimisti. Semplicemente hanno meno prove contro la speranza.

Forse è questo il pezzo che mi interessa davvero del portarli allo stadio. Non insegnargli che bisogna crederci sempre, formula che mi mette già un po’ di orticaria mentre la scrivo, e neanche raccontargli che il calcio insegna a perdere, perché a volte insegna soprattutto a insultare un arbitro da molto lontano senza possedere tutti gli elementi del caso. Piuttosto stare accanto a qualcuno che non ha ancora accumulato tutte le tue sconfitte ti ricorda che il passato è un archivio, solo un archivio. Un gol preso al novantaseiesimo può decidere una partita, ma non dovrebbe avere giurisdizione sulla domenica successiva.

Così oggi c’è il Sassuolo. Poco prima sei entreremo al Dall’Ara, io avrò nella testa Bergamo e tutto il catalogo delle cose che potrebbero succedere. Mia figlia probabilmente avrà pensieri più sensati: cosa mangiamo, quando comincia, perché quello urla. Poi l’arbitro fischierà e per qualche secondo saremo esattamente nella stessa situazione. Non sapremo niente.

Forse la speranza è proprio questa cosa minuscola: sapere benissimo che lunedì scorso, al novantaseiesimo, è andata male, e presentarsi comunque la domenica dopo. Con qualcuno che ha molta più vita davanti che partite alle spalle.

Alle sei ricominciamo.

Visualizza l' imprint del creator