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·5 gennaio 2026

La Juve sotto la lente dell'UEFA: a che punto è il procedimento sul FPF

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Nell’ottobre del 2025 la Juventus ha confermato che i conti della società sono finiti sotto esame da parte della UEFA per il potenziale sforamento di uno dei criteri del nuovo Fair Play Finanziario. Nel dettaglio, nei confronti del club bianconero è stato aperto un procedimento per quanto riguarda il rispetto della cosiddetta football earnings rule.

La norma prevede una perdita accettabile di massimo 5 milioni di euro nell’arco di tre esercizi (2023, 2024 e 2025 in questo caso)elevabile a 60 milioni di euro a patto che l’eccedenza sia coperta da aumenti di capitale. Non si tratta chiaramente della semplice somma dei risultati netti degli ultimi tre bilanci, ma per il conteggio si parte dal risultato ante imposte al quale si montano poi i costi che la UEFA considera virtuosi e che nel caso della Juventus sono particolarmente rilevanti: si va dai costi per le attività del settore giovanile alle infrastrutture (l’ammortamento dello stadio), fino quelli sostenuti per la squadra femminile.


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Ma a che punto è il procedimento aperto dalla UEFA nei confronti della Juventus? Cosa bisogna aspettarsi per i prossimi mesi? Come noto, il nuovo Fair Play Finanziario introdotto dalla UEFA nel 2023 si basa su due pilastri:

  • Lo squad cost ratio: una norma che prende in esame l’importo speso per la rosa e l’allenatore della prima squadra tra stipendi e commissioni per i trasferimenti nette rispetto ai ricavi rettificati. L’introduzione di questa norma è stata graduale e prevedeva una soglia massima del 90% nell’anno solare 2023, prima di passare all’80% nel 2024 e al 70% dal 2025 in avanti.  
  • La football earnings rule: ha sostituito la norma legata al break-even, per dare maggiore stabilità ai club. Per facilitare l’implementazione per i club, il calcolo è simile al calcolo del break-even. La perdita accettabile è passata da 30 milioni di euro in tre anni a 60 milioni di euro in tre anni. La deviazione accettabile può essere ulteriormente aumentata oltre i 60 milioni di euro fino a un massimo di 10 milioni di euro per ciascun periodo di riferimento nel periodo di monitoraggio per i club che mostrano una buona salute finanziaria.  

Lo squad cost ratio è di fatto equiparabile all’indicatore di costo lavoro allargato, che la FIGC adotta a partire dal gennaio del 2026 nell’ambito del controllo sulla salute economico-finanziaria dei club. Si tratta di un indice che mette a confronto il costo complessivo del lavoro sportivo con i ricavi della società, determinando così quanto spazio reale ci sia per operare sul mercato.

Questo indicatore è attualmente fissato a 0,8 per la sessione invernale dei trasferimenti e scenderà a 0,7 per la sessione estiva, di fatto il 70% impostato dalla UEFA di cui abbiamo parlato in precedenza. Secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, la Juventus ha rispettato pienamente la soglia dello 0,8 – tanto da non avere limitazioni sul mercato, a differenza di altri club – e prevede di rispettare il parametro del 70% in ambito UEFA nell’anno solare 2025, dati che dovranno essere presentati alla Federcalcio europea entro il 31 marzo 2026.

Il rapporto – attualmente in linea con i limiti previsti, un aspetto indice della traiettoria che il club bianconero sta cercando di seguire dopo anni complicati – può subire variazioni in senso positivo o negativo sulla base di ricavi o costi ulteriori che potrebbero intervenire nella prima parte del nuovo anno.

Discorso diverso per quanto riguarda invece la football ernings rule. Su questo fronte, secondo quanto si apprende, il club bianconero si aspetta una sanzione economica, che tuttavia dovrebbe essere poco rilevante in proporzione ai ricavi del club. Come accaduto per le altre società sanzionate in tempi recenti, la Juventus – a differenza delle multe più pesanti nei confronti di club come Barcellona Chelsea – dovrebbe ricevere una sanzione minima e una condizionata al raggiungimento di determinati obiettivi.

Nonostante la Juve abbia chiuso gli ultimi bilanci con rossi pesanti, infatti, vanno considerati – come detto in precedenza – i costi virtuosi da detrarre nel calcolo per la deviazione massima di 60 milioni di euro. Inoltre, ci sono ricavi mancanti il cui effetto verrà di fatto “sterilizzato” dalla UEFA, come ad esempio gli 80 milioni di euro che la Juve non ha incassato essendo stata esclusa dalla Champions League dopo il caso plusvalenze del 2022. L’obiettivo della UEFA è evitare che una sanzione abbia un doppio effetto punitivo, ricadendo non soltanto sulla stagione di applicazione ma anche sul monitoraggio degli anni successivi.

Per quanto riguarda l’entità della sanzione, risposte più chiare arriveranno tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, quando saranno rese note le decisioni della UEFA. L’organo di governo del calcio europeo dovrebbe muoversi con anticipo rispetto al 2025 (le comunicazioni arrivarono a luglio), pronunciandosi comunque sui casi relativi alle violazioni del Fair Play Finanziario una volta che saranno concluse le competizioni nazionali, in modo da potere discutere eventuali piani di risanamento essendo a conoscenza delle coppe europee alle quali prenderanno parte i club coinvolti.

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