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·9 febbraio 2026
La Juventus ha perso autorevolezza tra i pali

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·9 febbraio 2026

Sarà perché quei pali li ha difesi per quasi un ventennio il miglior numero 1 della storia, sarà perché per 40-50 anni l’estremo difensore bianconero è coinciso con quello della Nazionale, il portiere della Juventus è una figura talmente iconica e istituzionale del calcio italiano da rendere inevitabilmente relativo ogni metro di giudizio, nei confronti di chiunque abbia l’onore – e soprattutto l’onere – di indossare quei guantoni.
Tuttavia, risulta paradossale che nell’epoca più florida della scuola dei portieri azzurri, in cui la nostra selezione può vantare una sovrabbondanza di interpreti quasi kafkiana per la mancanza di talento in altri reparti, la squadra che più di tutte ne ha incarnato la tradizione abbia oggi un portiere italiano che non rientra tra i 3 convocati in Nazionale, e abbia qualcosa in meno delle altre proprio in quel ruolo che ne ha sempre rappresentato la certezza per antonomasia.
Dopo Szczęsny, che raccoglieva la gravosa eredità di Buffon, la scelta è ricaduta su Michele Di Gregorio, prelevato all’età di 26 anni dal Monza per una cifra complessiva vicina ai 20 milioni. Un portiere dal rendimento costante, dai buoni riflessi e abile nel gioco con i piedi ma che, nonostante diverse prestazioni degne di nota, non riesce a fare la differenza e a determinare come fanno i suoi colleghi.
12. Michele Di Gregorio 1.2
In un campionato in cui il livello dei portieri è generalmente alto, rispetto a Maignan, a Svilar e Carnesecchi, ma anche a Provedel, Falcone e Caprile – per citarne alcuni -, Di Gregorio non riesce a incidere direttamente sui risultati della sua squadra. Altrove la sua regolarità sarebbe sinonimo di affidabilità, ma tra i pali della Juve finisce per tradursi in normalità: niente evidenti demeriti personali o errori grossolani, ma neanche interventi salva-risultato in grado di indirizzare le partite.
Per chiudere il cerchio con il discorso storico dei portieri della Vecchia Signora, potremmo dire che oggi il bianco e il nero si fondono in una “zona grigia”, che denota una carenza strutturale in controtendenza con la sua tradizione. Dinastia tra i pali che la Juventus avrebbe prolungato – facile dirlo oggi, ma non impossibile prevederlo – prelevando senza troppe mediazioni Carnesecchi, profilo perfettamente in linea, non più di 5 anni fa. Uno di quelli che intercetti prima che diventi “il portiere che ti manca”, non dopo. E che oggi suscita più di qualche confronto, per non dire un rimpianto.
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