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·9 febbraio 2026

La Lega Serie A vuole comprare il Fantacalcio: vale 40 milioni di euro

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Rilanciare fino all’ultima offerta per aggiudicarsi i campioni, ma anche i calciatori più sconosciuti delle neopromosse. Discutere con amici e colleghi, per poi restare davanti alla tv fino al 90° del posticipo, sperando in un gol decisivo per iniziare la settimana col sorriso. Quello che per anni è stato solo un passatempo oggi è molto di più: il Fantacalcio è diventato un vero business, capace di sfiorare i 10 milioni di euro di fatturato annuo e di coinvolgere circa 3 milioni di iscritti. Per popolarità e impatto sembra quasi superare il calcio stesso: per questo – secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano – la Lega Serie A vuole acquistarlo.

Proprio mentre mezza Italia è alle prese con le aste di riparazione, il progetto della Lega prende forma e, secondo quanto appreso da Calcio e Finanza, le società ne parleranno nell’assemblea di Lega del prossimo 16 febbraio. Dietro al fenomeno c’è una struttura semplice: Quadronica, una Srl con 20 dipendenti, nata nel 2008 e controllata al 50% — tramite due veicoli — da due imprenditori napoletani del 1975, Nino Ragosta e Luigi Cutolo. Partito come hobby tra amici a fine anni ’90, il Fantacalcio è diventato un lavoro grazie a un’intuizione efficace: digitalizzare un gioco che milioni di persone gestivano ancora con carta, penna e calcolatrici.


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Sono così arrivate l’app per inserire le formazioni e calcolare i punteggi, la piattaforma per le aste e i voti “live”, senza aspettare i giornali. Oggi il brand comprende anche una testata giornalistica con quasi 10 milioni di utenti unici al mese e firme autorevoli. Quadronica detiene ormai oltre il 90% del mercato: gli altri sono semplici fantasy game, il Fantacalcio è il loro, anche dal punto di vista legale. Il nome è infatti un marchio registrato, acquistato da Gedi nel 2017 per mezzo milione di euro. Una cifra che sembrava eccessiva, ma che alla fine ha consolidato il monopolio.

I numeri raccontano una crescita rapidissima: dai 1,2 milioni di euro di fatturato del 2015 a oltre 9 milioni previsti dieci anni dopo. Una parte delle entrate arriva dagli abbonamenti premium — 12 euro l’anno per funzioni aggiuntive — con centinaia di migliaia di utenti paganti. Il vero salto, però, è arrivato dalla pubblicità: meno banner invasivi e più integrazioni personalizzate, come sponsor sulle maglie delle fantasquadre o led virtuali durante l’inserimento delle formazioni. Un modello che ha attirato grandi marchi come Eni, McDonald’s e Bancomat. Gli utili netti sfiorano i 4 milioni, con margini altissimi che hanno attirato l’attenzione degli investitori.

In passato alcuni fondi avevano fatto offerte, respinte dai soci, poco inclini a cedere. Diverso il discorso con la Serie A, partner naturale: il Fantacalcio vive grazie al campionato e allo stesso tempo porta ascolti e interesse alle partite. Oggi esistono già accordi commerciali che valgono una sorta di 10%. L’amministratore delegato della Lega, Luigi De Siervo, punta però al controllo con il 51%, su una valutazione vicina ai 40 milioni di euro, quasi il doppio rispetto a un paio d’anni fa.

L’obiettivo è chiaro: creare un ecosistema integrato attorno alla Serie A, con una nuova sede che ospiti uffici, studi tv e servizi di produzione e formazione. L’acquisizione del Fantacalcio andrebbe nella stessa direzione, unendo visione delle partite e interazione. Più che il fatturato, a interessare sono soprattutto i numeri dell’utenza: 6 milioni di iscritti, di cui 2-3 milioni giocatori abituali, più dell’audience di molte gare di cartello.

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