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·4 giugno 2026
La lettera di Gabriele Pulici: "È il punto più basso in 126 anni di storia. Ecco cosa consiglierei al presidente"

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·4 giugno 2026

Dopo Luigi Bisignani, Stefano Andreotti, Stefano Di Triglia e Osho, anche Gabriele Pulici, figlio di Felice, ha scelto di intervenire sul momento complesso della Lazio, inviando una lunga lettera pubblicata nell'edizione odierna de Il Tempo.
Caro Direttore, quello che il mondo Lazio sta vivendo in questo momento è, con ogni probabilità, il punto più basso dei suoi 126 anni di storia. Io ne ho vissuti 52, di questi anni. Ho visto Lazio belle, ho visto Lazio brutte, ho attraversato gioie e amarezze. Ma una situazione disperata come quella di oggi, da parte dei tifosi, non l'avevo mai vissuta. Per un laziale, disertare lo stadio è andare contro natura. Non andare al derby è stata una delle pagine più nere della nostra storia recente. E tutto questo accade per colpa di una gestione che da anni, ma soprattutto negli ultimi periodi, sta andando in una direzione che il tifoso fatica a riconoscere come propria. Il problema non è soltanto tecnico, pur essendo vero che il depauperamento della rosa ha portato la Lazio ai margini del campionato italiano. La verità più grave è un'altra: i tifosi non si sentono più rappresentati da questo presidente. Un presidente della Lazio dovrebbe essere orgoglioso della propria tifoseria, e i tifosi dovrebbero essere orgogliosi di chi li guida. Invece tra dichiarazioni discutibili sui sostenitori, sui giocatori e soprattutto sulla nostra storia, questa proprietà ha mostrato di non amare la Lazio, di non amare chi la segue, di non amare nemmeno il suo passato. Io non voglio rivolgermi direttamente al presidente, perché in questi anni ha dimostrato di non tenere in considerazione le richieste della piazza. Lo ha dimostrato anche negli ultimi quattro mesi, quando avrebbe potuto fare un passo verso i tifosi e invece ha scelto di non farlo. Quando dichiara "ce ne faremo una ragione se i tifosi non vengono" si capisce tutto: una situazione che a lui, in fondo, sembra andare bene. È come dare la colpa al tifoso se in futuro non arriveranno determinati giocatori, come se l'esodo dagli spalti fosse un abbandono e non una protesta. Lo voglio ribadire con forza: i tifosi della Lazio sono straordinari e non hanno abbandonato la squadra. Sono vicini alla squadra. Sono contro questo presidente e contro questa gestione.Il tifoso laziale è uno che, storicamente, è sempre stato vicino al presidente, alla proprietà, alla dirigenza. Vuole sentirsi un corpo unico con la squadra. Se al tifoso della Lazio non racconti frottole, se sei trasparente con lui, lo trovi pronto a riempire l'Olimpico in ottantamila e a seguire la squadra in trasferta in diecimila, a prescindere dai risultati. Certo, i risultati contano, soprattutto per le nuove generazioni, che hanno bisogno di sentirsi rappresentate da campioni che oggi non abbiamo. Ma il tifoso storico è già lì, non chiede di vincere a tutti i costi. Chiede di essere orgoglioso dei propri colori, di una storia lunga 126 anni, di nomi come Piola, Lovati, Mihajlovic, Giuliano Fiorini, Giorgio Chinaglia, Vincenzo D'Amico, e anche, lasciatemelo dire, di mio padre. Tutte persone che hanno sudato sangue per questa maglia, magari sbagliando anche in qualche occasione, ma con un attaccamento ai colori sempre evidente.
Se posso permettermi di dare un consiglio al presidente, e soprattutto alle persone che lo circondano, è semplice. Ditegli di fare un passo indietro. Ditegli di ascoltare. Ditegli che deve farlo per il bene della Lazio, dei tifosi, dell'intero ambiente. Un altro anno senza il pubblico non lo possiamo affrontare. Lui può essere cocciuto, supponente, convinto di essere il migliore. Può aver guadagnato visibilità grazie alla Lazio e ai laziali. Ma la Lazio è più grande di lui. La Lazio è immortale, e lo sarà a prescindere dal Flaminio o da qualsiasi altra cosa lui possa fare. Io passerò, passeranno tanti altri tifosi, ma la Lazio continuerà la sua storia. Nessuno di noi è indispensabile. Tutti insieme, però, possiamo renderla grande. Questo, purtroppo, lui non l'ha mai capito.Ringrazio Il Tempo per questa iniziativa, e spero che possa fare breccia nel cuore di Lotito e di chi lo ascolta. Ho letto con grande attenzione la lettera pubblicata da Luigi Bisignani e la condivido al cento per cento. Il tifoso della Lazio vuole tornare allo stadio. Io voglio tornare allo stadio. Non voglio più parlare di bilanci, di indici di liquidità, di tecnicismi che non hanno nulla a che fare con il calcio. Voglio soltanto tornare a tifare per la mia squadra e avere una società che mi rappresenti fino in fondo. Una cosa, in questi mesi, ci ha uniti tutti. E se davvero ci sarà presto un cambio di proprietà, quel giorno ci ritroveremo all'Olimpico, fianco a fianco, a urlare il nostro amore per i nostri colori. Spero che quel giorno arrivi presto.







































