LazioPress.it
·10 giugno 2026
La lettera di Michele Plastino: "Consiglio a Lotito di rivolgersi con riconoscenza ai tifosi. Basterebbe che..."

In partnership with
Yahoo sportsLazioPress.it
·10 giugno 2026

Dopo l'iniziativa aperta con la lettera di Luigi Bisignani, Il Tempo prosegue la rubrica “Agorà Lazio”, dove fornisce un ampio spazio alle personalità più rilevanti e conosciute del mondo Lazio per riflettere sul momento del club biancoceleste. Nell'edizione odierna è stata pubblicata anche la lettera di Michele Plastino.
La Lazio ha una storia intrisa di drammi, sia umani che asocietari. Una storia fatta di cadute e rinascite, di momenti difficili attraversati sempre con una dignità unica. Proprio per questo, anni fa, io coniai il termine «lazialità», una parola che voleva racchiudere esattamente questo: l'appartenenza a qualcosa che va oltre il semplice tifo, un sentimento capace di resistere a ogni avversità. Un termine che poi il collega e amico Guido De Angelis ha saputo consacrare nel migliore dei modi, dandogli ancora più forza e diffusione. In uno di quei momenti complicati, ricordo di aver realizzato una trasmissione speciale del mio GoaldiNotte, restando in onda per ventiquattro ore di seguito, giorno e notte, pur di evitare che la Lazio sparisse nel difficile periodo del dopo Chimenti. Fu una maratona dettata dal cuore, prima ancora che dal mestiere. E la mia più grande gioia arrivò quando seppi, per loro stessa ammissione, che Bocchi e Calleri intervennero a salvare la Lazio proprio dopo aver visto quella trasmissione, alla quale presero parte tantissimi laziali doc. Fu la dimostrazione che, quando il popolo biancoceleste si unisce, può davvero compiere imprese impensabili.
Oggi, però, la Lazio sta vivendo un dramma molto diverso da quelli del passato. Oggi assistiamo a qualcosa di mai accaduto prima: l'abbandono da parte dei propri tifosi, in aperta contestazione con il presidente Lotito e con la società. Non è una crisi di risultati o di bilanci soltanto, è qualcosa di più profondo, che tocca l'anima stessa del club. Ora ci vorrebbe il grande Sandro Petrucci a riproporre il famoso stellone della Lazio, da sempre grande portafortuna della nostra amata squadra. Un simbolo capace di riaccendere la speranza nei cuori. Il mio umile consiglio è rivolto proprio a Lotito, affinché finalmente si rivolga ai tifosi con affetto, gratitudine e riconoscenza. Forse solo così si potrebbe riaprire una porta alla speranza e all'unione, in nome di una vera lazialità. Basterebbe poco, in fondo: basterebbe che il presidente, con chiara e disarmante sincerità, dicesse semplicemente «Viva la lazialità», mettendo tutto il resto, sé stesso compreso, al secondo posto. Perché la lazialità, e questo non bisogna mai dimenticarlo, resta l'unico vero baluardo di autentica fede sportiva.







































