Bologna Sport News
·22 settembre 2026
La parabola discendente di Moro: dopo l’exploit con Italiano, è finito in naftalina

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Il centrocampista croato, dopo una crescita esponenziale con Vincenzo Italiano, sta giocando pochissimo. L’approfondimento
Ci sono stagioni in cui un calciatore sembra finalmente trovare la propria dimensione, e altre in cui quella stessa traiettoria, appena intravista, pare improvvisamente smarrirsi. È il curioso paradosso che accompagna il momento di Nikola Moro, centrocampista del Bologna che, dopo essere cresciuto esponenzialmente sotto la guida di Vincenzo Italiano, sembrava aver conquistato un ruolo sempre più nitido all’interno dell’architettura rossoblù.
Con l’attuale tecnico del Beşiktaş infatti aveva trovato continuità, fiducia e soprattutto una maggiore centralità nel gioco: non più soltanto prezioso per equilibrio e letture, ma capace di dare alla manovra una verticalità diversa, di accompagnare l’azione e di mettere in mostra qualità che lasciavano intravedere margini di crescita tutt’altro che trascurabili.
Un endorsement importante da parte del tecnico che gli aveva consentito di ritagliarsi uno spazio anche in una Nazionale ricca di talento come quella croata. Pochi mesi più tardi la storia sembra però essere cambiata. Panta rei direbbe Eraclito, tutto scorre e la realtà è in continuo divenire. Ma da questa realtà sembra essere stato escluso Nikola Moro, finito in naftalina in questo inizio di stagione.
Moro nelle prime cinque partite del campionato ha collezionato appena 92 minuti, così suddivisi: zero con la Lazio, 10 con l’Atalanta, 45 con il Sassuolo, 24 con il Napoli e 13 con il Torino.
Spesso, soprattutto da Tedesco, gli è stato preferito Pobega davanti la difesa: una scelta francamente incomprensibile visto l’evidente divario tecnico tra i due calciatori e le caratteristiche dell’ex Torino pochi inclini a dettare i tempi. Palladino all’esordio ha proseguito questa linea anche nel suo esordio, tuttavia il croato avrà ora tre settimane di tempo per convincere il tecnico ad affidargli le chiavi del centrocampo e quantomeno giocare con continuità.