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·28 maggio 2026

La regola del D’Amico – gli affari del ds

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Tutte le operazioni più significative nella carriera di Tony D’Amico dal Verona all’Atalanta. Rrahmani, Ederson, Lookman e gli altri.

Pagine Romaniste (L.Suriano) – Ormai è imminente l’approdo di Tony D’Amico alla Roma, dove prenderà le chiavi della direzione sportiva. Una carica che, in casa giallorossa, ha subito numerosi scossoni negli ultimi anni, senza mai trovare la necessaria stabilità e continuità. Il dirigente abruzzese viene da due esperienze positive con Verona e Atalanta, dove ha costruito ottime squadre e lavorato con la possibilità di costruire su una programmazione pluriennale. Il vantaggio, in questo caso, è la passata collaborazione con Gasperini, che ne ha condiviso la visione a Bergamo, nonostante qualche screzio, dal 2022 al 2025.


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Dalle gemme agli affari costosi

D’Amico si è affacciato alla Serie A come ds nel 2019, quando il suo primo anno in carica (prima era responsabile dell’area scouting) si è concluso con la promozione nella massima serie. Per regalare una rosa adeguata alla categoria al tecnico Ivan Juric, il nativo di Popoli ha rivolto lo sguardo all’estero. In estate sono sbarcati in terra Sofyan Amrabat, pagato 3,65 milioni al Brugge, e soprattutto Amir Rrahmani, prelevato per 3,5 milioni dalla Dinamo Zagabria. Entrambi hanno fatto la fortuna dell’Hellas, prima di prendere strade assai diverse. L’anno successivo, il colpo più interessante è stato Ivan Ilic dall’academy del Manchester City, prima preso in prestito e poi riscattato. Il serbo non ha mantenuto le grandi aspettative, frenato dagli infortuni e dalla discontinuità, ma il talento è innegabile. Negli stessi anni, tanti affari a poco prezzo hanno fatto le fortune dei gialloblu: Simeone, Barak, Faraoni, Lazovic, Dawidowicz, Montipò.

A Bergamo, nella sua prima sessione D’Amico ha portato Hojlund, Lookman (su questi due, in realtà, si dice ci sia la mano di Congerton), Ederson e Demiral, tutti pagati tra i 16 e i 23 milioni di euro. La stagione successiva ha visto l’arrivo di Scamacca per 28 milioni, di Hien per meno di 10 (proprio dal Verona), e di Kolasinac a parametro zero. Soprattutto, Gasperini e D’Amico condividono l’intuizione di investire su De Keteleare (in prestito con diritto di riscatto a 24 milioni) nonostante il brutto impatto con il Milan, una mossa fondamentale per il futuro atalantino.

Il colpo del 2024 è Mateo Retegui, pagato 24,5 milioni dal Genoa trasformati in una grandissima stagione da capocannoniere. D’Amico si assicura per qualche migliaio di euro in meno anche le prestazioni di Raoul Bellanova e di Odilon Kossounou dal Leverkusen (prestito a 5,5 e riscatto fissato a poco più di 19). Proseguendo l’ottima tradizione di centravanti, il ds ha portato in maglia orobica anche Nikola Krstovic, prelevato per 25 milioni dal Lecce. Buono è stato anche l’investimento per Nikola Zalewski, pagato circa 17 e diventato un punto fermo per Palladino.

Le cessioni

I già citati Rrahmani e Amrabat a Verona sono durati molto poco: il primo è stato ceduto al Napoli per 15,3 milioni, il secondo alla Fiorentina per 19,5. D’Amico ha poi piazzato Marash Kumbulla alla Roma per un pacchetto superiore ai 20 milioni, Zaccagni per 18 milioni alla Lazio, e rivenduto Matteo Lovato che lui stesso aveva scovato al Padova per 7 milioni all’Atalanta. In nerazzurro, ha ricavato oltre 11 milioni da Colpani e 12 da Pessina passati al Monza, 12,5 per Mahele al Wolfsburg, 17 da Demiral ceduto all’Al-Ahli e da Boga girato al Nizza. Soprattutto, la squadra lombarda ha incassato poco meno di 80 milioni per Hojlund ceduto al Manchester United, quasi 60 milioni in più del prezzo d’acquisto.

La Juve ha sborsato 58,4 milioni per Koopmeiners, l’Atlanta quasi 12 per Miranchuk, il Leicester 14 per Okoli e il Cagliari 12,5 per Piccoli. Molto buoni i rapporti con l’Atletico Madrid (da cui D’Amico ha preso Raspadori) che ha pagato Ruggeri e Lookman oltre 50 milioni in due. Ancora di più il gruzzolo ricavato dalla cessione di Retegui all’Al-Qadsiah, 61,75 milioni, solo la cessione di Hojlund è stata più remunerativa.

L’ultimo regalo di D’Amico ai Percassi, per quanto nominalmente non sarà attribuito a lui, potrebbe essere Ederson. C’è un accordo di base con il Manchester United che dovrebbe rimpinguare le casse bergamasche con 45 milioni.

Gli errori di D’Amico

Nessuno è infallibile, e anche il ds abruzzese ha nel suo curriculum affari che oggi appaiono come clamorosi errori di giudizio. In casa Verona ci si domanda ancora di Kevin Ruegg, pagato 2 milioni dallo Zurigo per fare poco più che la comparsa, e soprattutto di Mert Cetin, entrato nell’operazione Kumbulla e messo a bilancio per oltre 7 milioni. Furono abbagli non troppo costosi Martin Hongla, Bosko Sutalo e Gianluca Frabotta, mentre Pangiotis Retsos è il grande rimpianto. A Verona non si è imposto per via degli infortuni, all’Olympiakos è un punto fermo.

A Bergamo, con più soldi sono inevitabilmente aumentate anche le possibilità di spese eccessive. Viene in mente El Bilal Touré, pagato 30 milioni all’Almeria e mai a suo agio con il calcio e l’intensità richiesta da Gasperini. Peggio ancora è stata la questione Ben Godfrey, 12,5 milioni spesi per neppure mezza stagione: l’inglese è stato rispedito in patria dopo la sola preparazione. Mitchell Bakker è costato meno di 10, ma la sua sintonia con il tecnico di Grugliasco appartiene alla scala dei numeri negativi. Neppure Brandon Soppy e Emil Holm hanno funzionato nel ruolo di laterale. Grande tema a Bergamo è quello riguardante Lazar Samardzic: il serbo è stato pagato più di 20 milioni per l’ovvio talento dimostrato all’Udinese. Il suo acquisto, però, non era apprezzato da Gasperini e D’Amico ha perso la scommessa. La speranza è che a Roma i due vedano sempre le cose dalla stessa prospettiva.

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