La Serie A al via ma è sempre più fuori dall'elite europea. Tema che peserà sulla partita dei diritti tv che sta per iniziare | OneFootball

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·22 agosto 2026

La Serie A al via ma è sempre più fuori dall'elite europea. Tema che peserà sulla partita dei diritti tv che sta per iniziare

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Con il campionato di Serie A che inizia oggi, anche in Italia prende il via ufficialmente la stagione 2026/2027. Anche se già qualche piccolo anticipo c’è stato sia con l’Atalanta in Europa sia con la coppa nazionale che ha visto eliminate due squadre di Serie A: la Lazio, finalista lo scorso anno, e il Lecce.

Tirando le somme dell’estate, all’apertura del mercato non era difficile prevedere che, al di là dei botti iniziali di Gerry Cardinale (necessari per ridare entusiasmo alla piazza dopo la delusione Champions e l’azzeramento dell’intero comparto dirigenziale milanista), la campagna acquisti delle società italiane, come sta avvenendo, sarebbe entrata nel vivo a Ferragosto. D’altronde è il momento in cui i prezzi calano e chi ha necessità di vendere o di sfoltire (come nel caso dei colossi stranieri) è disposto a concedere sconti.


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E in questo senso è noto da anni che i club di casa nostra non sono più al vertice della catena alimentare del mercato europeo dove si sono ormai installate una dozzina di società: le sette/otto più importanti di Premier League con le solite quattro sul continente ovvero Real Madrid, PSG, Barcellona e Bayern Monaco. Non a caso per trovare l’ultima Champions vinta al di fuori di questo cerchio ristretto bisogna risalire al 2010, quando il trofeo – che rimane ad oggi l’ultimo conquistato dal calcio italiano – fu sollevato dall’Inter.

Per questi club è ormai diventato quasi normale avvicinare se non superare la soglia dei 100 milioni per un acquisto top. Una cifra irraggiungibile per qualsiasi società italiana. Basti pensare che il City non ha esitato a sborsare 130 milioni per il centrocampista della nazionale inglese Elliot Anderson, l’Arsenal ha speso 87 milioni per Bruno Guimaraes del Newcastle, il Real Madrid ha messo sul piatto qualcosa come 125 milioni (140 considerando i bonus) per assicurarsi Yan Diomandé dal Lipsia e, stando alle indiscrezioni d’Oltremanica, sempre il City sarebbe disposto a investire 100 milioni per l’emergente del Lille Ayyoub Bouaddi. Un giocatore che al momento è fermo allo stato di promessa e che nel caso andasse in Inghilterra a quella cifra, sarebbe pagato più dei 60 milioni (più eventuali bonus) che hanno incassato i Citizens per la cessione al Barcellona di Rodri, capitano della Spagna campione del Mondo e d’Europa, e nello specifico del club inglese, il giocatore che segnando nella finale di Champions  contro l’Inter ha portato in dote al club del Lancashire il trofeo più importante della sua storia. In questo quadro anche l’Atletico Madrid, che pure su Romero ha superato abbastanza agevolmente l’Inter, fa fatica a tenere il passo delle altre, dato che il suo miglior giocatore, Julian Alvarez, è da tempo nel mirino del Barcellona dopo esserlo stato in quello del Real Madrid. Mentre in Germania la seconda squadra più blasonata, il Borussia Dortmund, è ormai diventata da anni la fucina di grandi talenti da rivendere. Solo per citarne alcuni nell’ultimo decennio Hummels, Lewandowski, Goetze, Haaland, Dembelé, Bellingham, Hakimi e ora Adeyemi.

Il tutto mentre il campionato turco grazie a particolarità economiche tutte sue (ben spiegate da un articolo pubblicato in settimana da questa testata) paga stipendi ben superiori a quelli italiani diventando un enorme concorrente per i nostri club su quei giocatori che sul finire della carriera lasciano la Premier per campionati meno logoranti: se è vero che John Stones è sbarcato all’Inter, lo è altrettanto che Mohamed Salah, uno dei migliori calciatori dell’ultimo decennio, è andato a giocare sul Mar Nero al Trabzonspor, nemmeno a una delle tre grandi di Istanbul. Nello stesso tempo se in Germania il Lipsia fa crescere talenti a ripetizione incassando plusvalenze mostruose (l’ultima è quella menzionata di per Diomandé al Madrid, una plusvalenza da quasi 110 milioni) in Italia club ambiziose come Fiorentina o Como si contentano di fare crescere i migliori talenti del vivaio del Madrid, quali Nico Paz o Mastantuono, in prestito o con formule che poi daranno comunque l’ultima parola agli spagnoli. Anche se però l’acquisto di Diego Moreira da parte del Milan, quello di Kerim Alajbegovic in casa Juventus o di Rodrigo Mora a Roma, oppure perché no, la convinzione dell’Inter dello scorso anno di tenersi Pio Esposito, potrebbero segnalare una incoraggiante inversione di tendenza.

UNO SGUARDO AL FUTURO: LA PROSSIMA PARTITA DEI DIRITTI TV

Quel che è sicuro è che questa assenza dei nostri club dall’élite europea ha anche conseguenze economiche sul nostro sistema. In particolare nell’eterna partita tra club ed emittenti per quanto concerne la compravendita dei diritti televisivi della Serie A. Una battaglia importantissima se non vitale dato che sono ancora di là da venire gli stadi del futuro che nei piani delle società dovrebbero garantire loro incassi notevolmente superiori. E pertanto le entrate dalle televisioni restano e resteranno almeno per qualche anno ancora la prima voce di introito per i nostri club.

In questo quadro è doveroso ricordare che gli incassi dei diritti tv si dividono tra quelli per la trasmissione sul mercato italiano (più lucrativi) e quelli sui mercati esteri, che rendono meno anche per la scarsa competitività internazionale di cui sopra. Per quanto concerne questi ultimi lo stato dell’arte è che la Lega Calcio Serie A si è affidata all’advisor Jp Morgan e la banca statunitense entro fine settembre dovrebbe presentare in Lega i primi risultati del lavoro. Oggi l’estero porta circa 250 milioni l’anno, non molti visto che la Premier League ne incassa 2,6 miliardi dallo stesso canale però vi è un dato confortante: una crescita dell’8% negli ascolti nell’ultima stagione rispetto alla precedente.

La ciccia vera sta però ancora sul mercato italiano. Qui l’intesa in vigore termina nell’estate del 2029, quando si concluderà il ciclo in essere (2024-2029) che ha portato nelle casse del calcio italiano  circa 900 milioni di euro l’anno: 700 milioni da DAZN e 200 da Sky. Una cifra, per quanto cospicua, che non solo è inferiore ai 1,2 miliardi che era l’obiettivo iniziale quando si iniziò a trattare nell’inverno 2023, ma che, a conferma che la prossima partita non sarà semplicissima, è anche più bassa dei 927,5 milioni medi del ciclo precedente (2021-2024). Anche se l’accordo con DAZN contiene un meccanismo di revenue sharing che può, in teoria, aumentare l’incasso della Lega.

Come è noto al momento DAZN trasmette tutte le 380 partite di Serie A, mentre Sky ne manda in onda 114 in co-esclusiva (tre a giornata), e questo schema andrà avanti ancora per tre stagioni, compresa quella che sta per iniziare.

Questo detto nelle stanze dei bottoni ci si sta preparando con anticipo e come ha svelato Il Sole 24 Ore, in Lega si sta già progettando il bando 2029-2034 con la gara che dovrebbe prendere il via tra l’autunno e l’inizio dell’inverno di quest’anno. Per ora le linee guida sono al vaglio delle Authority, con Antitrust e Agcom che hanno già dato il via alle opportune verifiche. Da quanto trapela resterà anche in questo bando la no-single-buyer rule e dunque nessuna esclusiva per un unico operatore, mentre sarà formalizzata la possibilità della co-esclusiva.

In quel momento si capirà esattamente quanto varrà la Serie A per i broadcaster e, soprattutto, se qualche altro attore – ad esempio colossi streaming come Amazon, ParamountSkydance, Disney e Netflix – saranno interessati o meno a investire nel calcio italiano. Mentre sullo sfondo come extrema ratio resta sempre l’opzione del canale a pagamento della Lega se le offerte non dovessero essere soddisfacenti.

Adesso entrando nello specifico, al netto della possibile entrata di qualche nuovo player (che farebbe il gioco di Lega Serie A), il nodo vero sarà legato alle intenzioni soprattutto di DAZN, emittente che vive una sorta di rapporto di mutuo bisogno con la Lega Serie A. Se infatti negli ultimi anni Sky ha diversificato molto la sua offerta diventando fornitore di servizi di telefonia e di fibra internet oltre che testata politica a tutto tondo, produttore cinematografico e di serie televisive, per DAZN in Italia il quadro è diverso. L’emittente di Lev Blavatnik, a meno che non cambi tutto nei prossimi tre anni, ha ancora bisogno del campionato di Serie A per intero per riempire i propri palinsesti e quindi allettare gli utenti ad abbonarsi.

Sul versante opposto, quello del venditore, anche per la Lega Serie A la situazione non è molto diversa. Sempre che non entri qualche nuovo player a mutare il quadro e con Sky che ha dimostrato di poter vivere bene anche con solo tre partite di campionato a settimana (va ricordato che l’emittente di Comcast ha i diritti delle coppe europee), la Lega ha bisogno come il pane di un broadcaster che investa parecchio e si prenda l’onere di sostenere gran parte dell’offerta.

E quindi l’interrogativo sarà: chi avrà più bisogno dell’altro?

In questa partita a scacchi per altro ci sarà un’ulteriore novità. Come era stato anticipato da Calcio e Finanza a suo tempo, a guidare DAZN non ci sarà più l’ex amministratore delegato Stefano Azzi, passato in Enel con l’incarico di Direttore commerciale, ma il nuovo CEO Andrea Faelli. Pertanto, ameno di grandi novità, sarà soprattutto con lui che l’AD della Lega Serie A Luigi De Siervo dovrà confrontarsi, ingegnarsi e al limite scontrarsi per trovare soluzioni, pacchetti e nuove offerte che possano salvare capra e cavoli: ovvero la necessità aziendale di DAZN di pagare il meno possibile il proprio prodotto di punta e quella della Lega Serie A e dei presidenti di club di incassare il più possibile.

Non dimenticando però che la curva dei prezzi, come si faceva notare prima, non sembra dire bene ai club, dato che la volta scorsa non solo la Lega non ha raggiunto l’obiettivo iniziale di 1,2 miliardi ma anzi si è dovuta accontentare di un incasso inferiore a quello del pacchetto precedente (2021-2024). Il tutto sempre che l’arrivo di nuovi player non sparigli innescando un’asta al rialzo dei numeri.

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