L’architetto Nervi al Comune di Roma: «Il progetto della Lazio è l’unico che tiene vivo il Flaminio» | OneFootball

L’architetto Nervi al Comune di Roma: «Il progetto della Lazio è l’unico che tiene vivo il Flaminio» | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcio e Finanza

Calcio e Finanza

·5 maggio 2026

L’architetto Nervi al Comune di Roma: «Il progetto della Lazio è l’unico che tiene vivo il Flaminio»

Immagine dell'articolo:L’architetto Nervi al Comune di Roma: «Il progetto della Lazio è l’unico che tiene vivo il Flaminio»

«Il progetto della Lazio è l’unico che può tenere il Flaminio in vita». È questa la posizione espressa da Pierluigi Nervi, nipote di Pier Luigi (storico architetto che ha firmato diversi impianti sportivi italiani come lo stesso Flaminio ma anche il Franchi di Firenze) e architetto dietro il progetto del club biancoceleste per la riqualificazione dello stadio Flaminio, in una lettera inviata al Comune di Roma, come riportato anche dall’agenzia Adnkronos.

«La maggior parte degli impianti sportivi dedicati al calcio in Italia ed all’estero, sono in via di ristrutturazione, sia in corso sia in progetto. Le norme sono cambiate, gli stadi si devono adeguare – si legge nel gesto della lettera -. Tra i tanti, in Italia, hanno subito importanti interventi di ampliamento/ristrutturazione, il Gewiss Stadium (Atalanta), i Bluenergy Stadium (Udinese), l’Artemio Franchi (Firenze) in corso. Lavori da iniziare a Napoli, Torino (Olimpico Grande Torino), Verona, Lecce, Empoli. Progetti in corso o presentati per Bologna (Renato Dall’Ara), Cagliari, Como, Roma (Flaminio e Nuovo Stadio della Roma), Parma, Venezia».


OneFootball Video


«All’estero, per citarne alcuni, il Nou Mastalla (Valencia), il nuovo Stade de Costieres (Nimes) a seguito della demolizione del vecchio, l’Agia Sofia Stadium (Aek Atene), il Club Brugge dopo demolizione del Jan Breydel Stadion. In tutti i casi gli interventi sono ovviamente strutturalmente importanti, in generale tali da alterare la percezione dell’esistente rispetto al nuovo; in alcuni casi addirittura l’impianto precedente è stato demolito per realizzare quello nuovo. Non ci si è preoccupati di preservare la struttura attuale, anzi si è demolita».

«Nella maggior parte dei casi si è provveduto a dotare i nuovi impianti di servizi e locali a vantaggio della collettività, per permettere sia un uso quotidiano sia un ritorno economico che ne consenta una corretta gestione – prosegue Nervi -. Perché dunque tanta astiosa opposizione per il progetto Flaminio a Roma? Ovviamente in ogni caso ci può essere, come anche tra noi coeredi, chi approva e chi è contrario ad un simile intervento; giova però evidenziare il fatto che il progetto in questione è il solo, alla data odierna, che può salvaguardare e mantenere in vita l’impianto realizzato per le Olimpiadi del 1960, che ha oramai superato la durabilità attesa per una struttura in cemento armato realizzata negli anni ’60, esposto agli agenti atmosferici per 67 anni, mai manutenuto secondo criteri di conservazione dei materiali idonei alle sue condizioni, bensì lasciato nell’incuria e nel degrado evidente che è sotto gli occhi di tutta la collettività con un inaccettabile impatto per la città di Roma in un quadrante di grande rilievo storico artistico. Non esiste alcun caso di intervento di ristrutturazione/ampliamento che abbia lasciato inalterato il complesso precedente in modo sostanziale. Nel caso del Flaminio l’intervento sull’impianto attuale restituisce le funzioni e l’aspetto originari; quest’ultimo è garantito dal fatto che i nuovi telai strutturali avranno un passo, distanza tra di loro, doppia rispetto ai precedenti, permettendone la percezione e visibilità».

«È opportuno precisare e fugare ogni dubbio su quanto paventato dalla Fondazione Pln Project, che è bene ricordare è composta da uno solo dei tredici coeredi dei progettisti, riguardo il Piano di conservazione elaborato nell’ambito del programma “Keeping it modern” finanziato dalla Getty Foundation – aggiunge Nervi -. Si tratta di un documento prezioso finalizzato al restauro da eseguirsi sull’impianto esistente che potrà dunque fornire ampio supporto nella realizzazione dello specifico intervento, considerato che il progetto Lazio ne prevede allo stesso modo il ripristino. Tale Piano di conservazione sarà dunque uno strumento indispensabile per considerarne gli aspetti necessari per l’intervento sull’impianto esistente».

«Si riporta, al riguardo, il parere, riscontrabile su vari siti internet, del Tar della Toscana sul ricorso presentato dalla PLN Project che si opponeva all’intervento da eseguirsi sullo stadio Artemio Franchi di Firenze più o meno con le stesse motivazioni presentate per il Flaminio. Il Tar della Toscana ha giudicato inammissibile il ricorso fatto dalla PLN Project, la Fondazione degli eredi Nervi, contro il progetto di restyling dello stadio Artemio Franchi di Firenze. Il ricorso, che era stato presentato contro il Ministero della Cultura, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana e il Comune di Firenze, “deve essere dichiarato inammissibile per difetto di legittimazione ed interesse in capo alla ricorrente”, si legge nel dispositivo del Tar della Toscana».

«Scrive il Tribunale: “Come correttamente rilevato dalla controinteressata, la tutela del diritto morale d’autore dell’architetto deve essere riportata alla specifica previsione di cui all’art. 20, 2° comma della l. 22 aprile 1941, n. 633 (protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio) che non è inutile riportare integralmente: ‘nelle opere dell’architettura l’autore non può opporsi alle modificazioni che si rendessero necessarie nel corso della realizzazione. Del pari non potrà opporsi a quelle altre modificazioni che si rendesse necessario apportare all’opera già realizzata. Però, se all’opera sia riconosciuto dalla competente autorità statale importante carattere artistico, spetteranno all’autore lo studio e l’attuazione di tali modificazioni”».

«Sulla base della previsione, una pacifica giurisprudenza del Consiglio di Stato (pienamente condivisa dalla Sezione) ha rilevato come “il diritto morale di cui all’art. 20 comma 2 l.a. …(possa) essere esercitato esclusivamente dal suo titolare, N. 00629/2023 REG.RIC. essendo egli solo in grado di valutare la compatibilità di nuovi lavori con il disegno artistico originale, eventualmente coordinandoli con quest’ultimo. Tale diritto non può essere imputato a soggetti diversi dai creatori dell’opera e nemmeno dagli eredi i quali, quand’anche fossero in proprio dotati di adeguate capacità professionali e artistiche, esprimono necessariamente delle personalità distinte da quelle degli autori. La necessaria capacità creativa costituisce qualità personale che viene meno con il decesso dell’artista”».

«Inoltre, “l’inammissibilità del ricorso deriva anche da una serie ulteriore di considerazioni. Nel caso di specie, lo Statuto della ricorrente esibito in giudizio non evidenzia, infatti, per nulla, all’art. 3, l’attribuzione alla Fondazione di compiti di tutela del diritto morale d’autore dell’arch. Nervi, ma solo finalità di tutela dei suoi archivi (secondo comma) e finalità promozionali della conoscenza della relativa opera”».

«In merito a quanto sopra esposto mi auguro vivamente che il progetto Lazio possa essere accolto ed approvato anche in considerazione del fatto che il nuovo impianto potrà essere nuovamente teatro di competizioni nazionali e internazionali come in origine, recuperando l’originaria funzionalità di stadio di calcio ed evitando, sotto la giustificazione di ventilati intenti di recupero, trasformazioni in improbabili e differenti funzioni d’uso che, in questo caso davvero, ne altererebbero il senso, la funzione e gli scopi originari», conclude l’architetto Nervi.

Visualizza l' imprint del creator