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·20 settembre 2026

L’Atlético si prende il derby col Real e riapre la Liga

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Il derby del Metropolitano si è deciso in un attimo definitivo, con un lancio lungo diagonale di David Hancko, una corsa di Giuliano Simeone, il rigore e l’espulsione di Dean Huijsen e l’inizio di tutto per la vittoria dell’Atlético de Madrid, che ha trasformato l’1-0, poi ha allungato sul 2-0 e ha piegato un Real Madrid deludente, che è comunque riuscito a trovare il 2-1 e a far soffrire la squadra di casa.

Il momento chiave arriva al 50’, dopo un primo tempo con più tensione e rumore che calcio. Il rigore, trasformato da Grimaldo, ha segnato il punto di svolta della sfida, che da lì in poi è stata tutta della squadra rojiblanca, senza reazione da parte del blocco di Jose Mourinho e con il 2-0 arrivato subito dopo, firmato da Jonathan David, al quale Giuliano ha regalato il gol.


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Spesso al centro delle critiche, competitivo come pochi, ha uno spirito mai domo, ribelle, di pura ambizione, una qualità che lo ha reso un giocatore di primo livello. Nell’Atlético e nella nazionale argentina. Il derby è stata la conferma che il calcio è molto più di una tecnica raffinata. È velocità, forza, sacrificio e fede.

C’è stata anche qualità, perché il passaggio del secondo gol non si può spiegare in altro modo, così preciso, al punto giusto, per la conclusione in area di Jonathan David. Così Giuliano Simeone ha fatto esplodere una partita piena di aspettative ma estremamente povera nel primo tempo, finché la sua apparizione non ha fatto la differenza.

Inarrestabile il Barcelona, perfetto, entusiasta, prolifico e leader assoluto, con Atlético e Real Madrid sotto pressione, la partita fino a quel momento era stata un tremendo groviglio. Labirintica. Una sequenza costante di interferenze. Di passaggi nel vuoto, di giocatori a terra, di discussioni da una parte e dall’altra, di cadute e proteste. Non è un altro calcio, come spesso si dice. Non c’è stato quasi calcio. Né da una parte né dall’altra.

Forse il peso della responsabilità dei punti, vedendo come tutti, comprese le due squadre, quanto voli il Barcelona in ogni impegno di questa stagione; forse nessuna delle due squadre è così costruita, rifinita e ispirata come vorrebbe o dovrebbe esserlo; forse si sono preoccupate così tanto dei rischi da finire per confondersi…

Né l’Atlético né il Real Madrid, salvo momenti isolati, hanno trasmesso quale fosse il piano. Sicuramente esisteva fin dall’inizio, ma l’avversario lo ha annullato. Oppure non ha funzionato. Perché l’imprecisione è stata la regola; gli inciampi, il percorso; e i falli, le proteste e la frustrazione, una routine. Molto rumore per nulla. Nemmeno una vera occasione da gol in tutto il primo tempo. Nessuna. Un tiro di Arda Güler, tra le braccia di Oblak, e un cross di Kang in, con Courtois proteso per evitare la conclusione di Jonathan David. Nient’altro.

Troppo poco. Anche perché i grandi giocatori delle due squadre, con uno di loro, Julián Alvarez, di nuovo fischiato quando il suo nome è risuonato dagli altoparlanti, inizialmente in panchina, si sono persi in quell’altro calcio, fatto di attrito, tensione e intensità, con le loro apparizioni limitate a momenti sporadici. L’Atleti è stato migliore quando lo hanno guidato Kang in o Baena, così come il Madrid quando ha giocato Arda Güler.

Transizione sporca, tutto è rimasto nelle mani dell’errore altrui. A entrambe le squadre è sempre interessato più quello del proprio acuto. L’origine di tutto era la prima cosa. Nulla della seconda. Né Vinicius né Mbappé, nell’attacco madridista. Né Bellingham, faccia a faccia con ‘Cuti’ Romero, con vecchie ruggini ancora aperte. Né Jonathan David né Giuliano. Un cortocircuito.

Il secondo tempo è iniziato in modo diverso. E ha cambiato tutto. Simeone ha inserito Koke, più lucidità a centrocampo; l’Atlético è partito forte, con un tiro di Álex Baena; il Real Madrid ha sprecato un contropiede, mal gestito da Bellingham; e il calcio più pratico di sempre ha rotto lo 0-0, mettendo a nudo la difesa madridista.

Tutto facile come un lungo colpo di sinistro di David Hancko in uscita palla al piede, una corsa nello spazio di Giuliano Simeone alle spalle di Huijsen e la trattenuta del centrale sull’esterno mentre attraversava la linea dell’area e andava oltre. Rigore. In un primo momento, Miguel Ángel Ortiz ha optato per il giallo. Poi, richiamato dal VAR, lo ha cambiato in rosso. Grimaldo ha fatto l’1-0. Era ancora il 53’. Un orizzonte promettente per l’Atlético. Un colpo al Madrid.

Il modo in cui si è sviluppata tutta l’azione dovrebbe invitare il Real Madrid all’autocritica. A chiedersi come sia stato così facile fargli così male all’improvviso. Jose Mourinho ha dovuto muovere le pedine. Ha rimandato negli spogliatoi Vinícius, deludente nel derby, come tanti altri compagni e rivali, e Güler, perso in una partita così dura fisicamente e con così poco gioco. Sono entrati Diomande e Rudiger, che ha visto già dal campo il secondo gol subito, al 59’.

Kang in è dentro tutto ciò che di buono ha l’Atlético in attacco. È lui all’origine dell’azione, per il dribbling e per il passaggio profondo sulla corsa a destra di Giuliano, che ha crossato in area, irraggiungibile per Cucurella. A concludere è stato Jonathan David, che ha preso il tempo a Rudiger. Il secondo colpo. Quello definitivo. Il derby di Giuliano Simeone. L’Atlético avrebbe potuto segnare altri gol, già con Julián Alvarez in campo, prima fischiato e poi applaudito per il suo gioco, ma invece ha incassato il 2-1 con un colpo di testa di Rudiger al 90’. La sofferenza finale dell’Atlético, resistente. Troppo tardi per il Real Madrid.

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.

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