PianetaSerieB
·8 agosto 2026
💪🏻 Lauritsen: "Ho scelto la Sampdoria, non la Serie B! Avevo offerte, ma non avevo dubbi"

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·8 agosto 2026

Il Secolo XIX ha pubblicato sull'edizione odierna una lunga intervista al nuovo centravanti della Sampdoria Tobias Lauritsen, forse l'acquisto più interessante dell'intero calciomercato blucerchiato.
Lauritsen, il suo rapporto con l’altezza?
«Positivo. Sono sempre stato più alto rispetto ai miei coetanei. Fin dalla scuola materna. Compagni, ma anche maestri o professori ci giocavano un po’ sulla mia statura, giravano anche soprannomi… ma a livello motorio non mi ha mai impedito di avere fluidità e armonia di movimento. Anche a casa sono il più alto, mio papà è 1.93, mio fratello 1.90, mia mamma invece è quella che abbassa la media... ».
Altezza che calcisticamente ha fatto anche la sua fortuna. Segnare di testa, colpire di testa, sono le specialità della casa. Ha sempre avuto questa predisposizione?
«In realtà no. All’inizio perdevo molti duelli, anche se ero più alto degli avversari. Con i miei allenatori abbiamo capito che era tutta una questione di timing. Non basta essere alti, bisogna anche saltare al momento giusto. Ho cominciato quindi a fare degli esercizi specifici, quasi ogni giorno. Parlo di quando giocavo ancora in Norvegia. È stato un passaggio fondamentale».
Sempre fatto la punta?
«No, ho iniziato da centrocampista. Giocavo nel Pors Grenland, seconda divisione. Mancavano le punte e il mister mi ha spostato. Non mi ha più tolto. A fine stagione ho segnato 32 gol. Quando mi sono trasferito all’Odds, l’allenatore Fagerme mi ha chiesto come mai non avevo mai detto di essere un attaccante… “Perché non lo sapevo, l’ho scoperto anch’io”, gli avevo risposto».
Ma come mai aveva pensato di lasciare il calcio?
«Dopo quella stagione, non avevo ottenuto il primo contratto da professionista. E mi ero detto che dovevo comunque costruirmi un’altra strada e mi sono iscritto a un corso per infermieri. Alla prima lezione ci hanno spiegato come prima cosa quante ore avremmo dovuto stare lì e quanto avremmo dovuto studiare. Sono andato in panico. Nella pausa pranzo sono tornato a casa. Ho sempre sognato di fare il calciatore. Ho cominciato ad allenarmi due volte al giorno, con intensità, per un anno. Credendoci con tutto me stesso. E il contratto è arrivato».
E la Sampdoria quando è arrivata?
«Già da tempo avevo cominciato a sentire telefonicamente sia Fredberg che Branco. Il colloquio decisivo è stato il 16 luglio. Il giorno dopo sono salito sull’aereo. Avevo ricevuto altre offerte, anche da campionati di prima divisione. Ma mi ha convinto l’obiettivo, dare una mano a riportare la Sampdoria in A. E poi la storia del club e Genova. Dopo anni di Olanda, con la mia compagna e i miei due bambini cercavano un posto al sole e al mare».
Ha sentito Thorsby?
«Ancora no. Lo farò presto. Mi ha mandato un messaggio di saluto».
Non pensa che giocare in una seconda divisione possa essere un passo indietro nella sua carriera?
«È vero che non conoscevo la B, non ho mai visto una partita. E che arrivo da quattro ottime stagioni in doppia cifra in EreDivisie. Ma per me non è un passo indietro. Io non ho scelto la B, ho scelto la Sampdoria. È differente».
Le aspettative su di lei sono altissime. Le percepisce?
«No, non sento la pressione. E per carattere mi focalizzo su quello che devo e posso fare. Per la squadra e per migliorare a livello individuale».
La squadra giocherà anche per lei. Cross a pioggia…
«Corradi e lo staff mi hanno fatto una ottima impressione. Lui poi da calciatore è stato un attaccante e da colleghi di reparto, mi sta dando molti consigli. Io credo che la miglior tattica sia fare giocare ognuno dove può rendere al meglio. Poi, ovvio, se arrivano i cross dei compagni, tocca a me. Ma posso anche dare una mano facendo la sponda, difendendo la palla e consentendo ai compagni di salire».
Ha già immaginato il primo gol con la Sampdoria?







































