Calcio e Finanza
·19 maggio 2026
Lautaro: «Dopo il Mondiale per Club ero devastato. Voglio chiudere la carriera all'Inter»

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·19 maggio 2026

Una stagione da protagonista e da trascinatore. Così si può riassumere il 2025/26 di Lautaro Martinez all’Inter, che si è chiuso nel migliore dei modi: 21° scudetto della storia del club e decima Coppa Italia. E ora l’attaccante argentino sogna addirittura di chiudere la propria carriera in nerazzurro.
«Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi… Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui», ha raccontato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport.
L’Inter, di cui è capitano, ma per questo ruolo non esistono segreti: «È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente».
Un passaggio dell’intervista verte sulle parole di Josè Mourinho, che sostiene che nessuno della squadra attuale giocherebbe in quella del triplete: «Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. L’importante è pensare al bene dell’Inter senza ascoltare troppo le chiacchiere. Bisogna vivere il presente, che è tanta roba. Tantissima».
Quello attuale è il miglior Lautaro di sempre, ma ci sono stati anche momenti complicati: «Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio, se meritassi di essere il Dieci dell’Inter. Pensate dove può arrivare la mente umana. Lì ho capito che avevo bisogno di supporto, perché mi stavo infilando in un tunnel. Anche oggi continuo ad essere seguito dallo psicologo della società. Mi ha sostenuto nei 46 giorni di infortunio, che non sono stati semplici».
Non è mancato anche un periodo in cui Lautaro ha pensato addirittura all’addio: «Dopo la finale di Champions no, dopo il Mondiale per club sì. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse… Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo».
Qui ha ricordato il suo celebre sfogo: «Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più…».
Il giocatore ha ricordato anche il momento dell’ingaggio di Chivu: «L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato». In chiusura, una battuta sul futuro al termine della carriera: «Non rimarrò nel calcio, che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò».







































