Inter News 24
·17 luglio 2026
Lautaro rivela: «Ho pianto tanto nello spogliatoio, è qualcosa di incredibile». Dalla dedica alla famiglia alla finale con la Spagna

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Un gol che vale una finale mondiale, lacrime liberatorie e una dedica che parte dal cuore. Lautaro Martínez è stato l’uomo decisivo nella semifinale contro l’Inghilterra, entrando nel finale e impiegando appena due tocchi per cambiare il destino della partita. Il centravanti dell’Argentina vive ore cariche di emozioni: dalla gioia incontenibile per la rete qualificazione fino ai pensieri rivolti alla famiglia, passando per il desiderio di essere sempre protagonista e l’attesa della sfida contro la Spagna. Di seguito le sue parole.
A chi è andato il suo primo pensiero dopo il gol che ha regalato la finale all’Argentina?
«Per la famiglia. Per mia mamma che ho appena chiamato e sta lavorando. Quando scendo in campo penso soltanto ai miei figli che mi hanno cambiato la vita, a mia moglie. Tutto quello che faccio è per loro. E poi mio padre, che è il principale responsabile di questo percorso. Mi ha insegnato a comportarmi da persona matura, a essere un lavoratore. La nostra è una famiglia unita sia nei momenti belli sia in quelli difficili».
Quali sono stati gli ostacoli che la sua famiglia ha dovuto affrontare lungo il cammino?
«Noi abbiamo avuto dei problemi, ma i miei genitori non mi hanno mai fatto mancare un piatto in tavola e un pallone. Provo tanta gratitudine nei loro confronti e orgoglio e felicità per tutto ciò che ho vissuto fin da bambino».
Che valore ha per lei questa rete segnata in semifinale?
«Significa tantissimo perché vale la qualificazione alla finale. È un gol che tutti gli argentini avrebbero voluto segnare e l’ho fatto io. Appena la palla è entrata non ho capito più nulla. Sono andato a cercare subito la mia famiglia che era lì, vicino a quella porta. È il gol più importante della mia carriera insieme a quello segnato nella finale di Coppa America».
L’ultimo interista a segnare all’Inghilterra in un Mondiale era stato Javier Zanetti: che effetto le fa?
«E aveva la maglia blu e il numero 22 come me. Il destino mi ha regalato una storia bellissima».
È stato decisivo entrando dalla panchina: quanto pesa avere pochi minuti a disposizione?
«Beh, per quanto voglia sempre dare il massimo e aiutare la squadra a prescindere dai minuti che mi sono concessi, la verità è che chiunque desidera giocare dall’inizio».
Quanto è difficile accettare una partenza dalla panchina?
«Non sono contento quando non gioco, se non vado in campo mi arrabbio anche nel mio club, dove comunque gioco sempre. È il mio spirito competitivo che viene fuori. Qui siamo tutti forti, però l’allenatore deve sceglierne undici. Ho vissuto un periodo molto difficile, ma in quei momenti bisogna abbassare la testa, lavorare, correre, avere umiltà e sacrificarsi per la squadra. Poi i premi arrivano e questo gol è un riconoscimento che ho sempre sognato, per tutto il lavoro fatto fin da quando ero bambino. Io so solo che do il massimo anche se gioco un minuto, tre o cinque».
Quando il tempo sembrava scorrere contro di voi, cosa vi ha permesso di continuare a crederci?
«Per noi non è mai un problema credere nelle nostre qualità. Quello è il primo passo, il resto viene dopo. L’Argentina ha vinto una partita molto difficile. Nel primo tempo è stata complicata, perché l’Inghilterra ci ha pressato bene. Nel secondo tempo si era messa male perché loro sono passati in vantaggio e si sono chiusi in difesa convinti di controllare la situazione. Noi, però, siamo riusciti a gestire la gara con più calma, tenendo il possesso del pallone e creando tante occasioni».
Qual è stato il momento che ha cambiato definitivamente la partita?
«Quando Enzo Fernandez ha realizzato il pareggio, grazie alla nostra spinta e al sostegno della gente tutto è diventato più semplice. Alla fine siamo riusciti a segnare anche il secondo gol nei minuti di recupero e da lì è stata pura felicità. Ed è tutto merito di questo gruppo che, di fronte alle avversità, continua ad andare avanti e non molla mai. Abbiamo Leo Messi, il migliore del mondo, come esempio».
Ora c’è la Spagna in finale: che partita si aspetta?
«Un avversario di grandissimo livello, una squadra che non perde da 37 partite e che ha giocatori straordinari. Le difficoltà saranno tante, ma non è ancora l’ora di pensarci. Ora è il momento di riposare, di recuperare le energie. Dopo una vittoria come questa è giusto godersi la soddisfazione, perché quello che stiamo ottenendo è speciale. Tornare a disputare una finale dopo tre anni e mezzo, da campioni in carica, è un traguardo eccezionale».
Qual è la soddisfazione più grande che prova oggi?
«Il fatto che non molliamo mai. Ma è difficile da dire in questo momento. Ci sono tante sensazioni: felicità, orgoglio per tutto quello che ho detto prima, per i sacrifici che si fanno e per quanto sia duro arrivare a un’altra finale. È complicato mantenere sempre un livello così alto, la voglia di competere, di andare avanti e ottenere risultati».
Arrivavate da diverse gare molto combattute: quanto vi ha fortificato questo percorso?
«È vero, però la squadra è sempre riuscita a tirare fuori qualcosa di speciale nei momenti più complicati. Contro l’Inghilterra, lo abbiamo fatto ancora una volta, abbiamo ribaltato il nostro destino nei minuti finali. Questo dice tantissimo del nostro gruppo: è una squadra che non si accontenta, che vuole sempre di più, che spinge per continuare a migliorare e a vincere. Ed è questo ciò che conta».







































