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·27 agosto 2026
Lazio, Pinamonti: "Desideravo davvero tanto venire qui. Immobile? Una fonte d'ispirazione"

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·27 agosto 2026

Andrea Pinamonti ha rilasciato ai microfoni ufficiali del club le prime parole in maglia biancoceleste.
Pensieri bellissimi, perché ci tenevo tanto ad arrivare qui. Ho lottato per venire e, dal momento in cui è arrivato l'ok, è stata una liberazione di felicità e di emozioni super positive, sia mie che della mia famiglia, che era molto contenta di trasferirsi qua. Il viaggio è stato un momento in cui nella mia testa ripercorrevo tanti, tantissimi passi fatti nella mia carriera. Arrivare qui è sicuramente un obiettivo che fa molto piacere.
Era fortissimo, non saprei nemmeno spiegartelo a parole. L'ho vissuto per settimane, da quando ho saputo dell'interessamento della Lazio. Di conseguenza ho fatto di tutto per concretizzare questa cosa con il mio agente, che ringrazio perché ha fatto un ottimo lavoro. Poi, come ho detto prima, quando ho avuto il via libera è stata proprio un'esplosione di felicità. Se la mia compagna ha influenzato la scelta? Sì, lei ha vissuto tanti anni a Roma in passato e la sua famiglia è qua nei dintorni. Di conseguenza anche lei è molto contenta di questa scelta, una scelta che abbiamo preso insieme, sia dal punto di vista calcistico per me, ma anche familiare. Quando si ha una famiglia — e io ci tengo tantissimo — è una decisione che si prende in comune, e lei ha influito molto.
Sicuramente anche in altri anni ci sono stati interessamenti o voci di mercato, ma poi non si erano mai concretizzati. Forse è anche per questo che oggi l'emozione è doppia, tripla o chiamiamola come vogliamo: è una cosa che desideravo davvero tanto.
L'Arciere di classe era nato da un'esultanza che facevo ai tempi della Primavera insieme al mio compagno Federico Valietti. Era un'esultanza nata in stanza in convitto, me la sono portata avanti per un po' di anni, poi ho smesso di esultare così. Tante persone però se lo ricordano ancora e mi chiamano così. Adesso forse è l'anno buono per trovare una nuova esultanza!
Sicuramente è una grandissima opportunità. Sono arrivato a un punto della mia carriera in cui sono un giocatore diverso rispetto ai primi anni di Serie A: giocando si cresce e si fanno esperienze che ti portano a diventare un atleta più completo. Tuttavia, le parole stanno a zero: voglio solo impegnarmi a dare il massimo per questa società e dimostrare sul campo il giocatore che sono diventato.
Forse all'inizio sì, quando ero più giovane e ai primi anni in Serie A c'era questa etichetta. Non lo nascondo, ma è una cosa che è stata creata tutta al di fuori di me. Io non ho mai preteso nulla; mi è stata messa addosso e ho imparato a conviverci. Ho imparato anche a non ascoltare quello che arriva da fuori, perché toglie tantissime energie mentali. È un passo che ho fatto nella mia crescita, e adesso sono focalizzato solo sul campo, sugli allenamenti, sul mister e sulle richieste del suo staff per dare il massimo.
È stato una fonte d'ispirazione per tutti gli attaccanti delle nuove generazioni, perché ha fatto la storia di questo club e non solo. Riuscire a fare anche solo la metà di quello che ha fatto lui sarebbe un sogno. È da ammirare la carriera che ha costruito, so che da poco ha annunciato il ritiro, e ripeto: è stato un punto di riferimento per tanti giovani come me.
La passione penso sia l'apice di tutto, perché senza passione non si può fare niente nella vita, a maggior ragione in uno sport come questo. Si vive di passione e di emozioni che ti porti dietro affrontando tanti sacrifici che la gente non vede: non c'è solo la partita la domenica, c'è un lavoro enorme dietro fatto di allenamenti e di gestione della vita personale. La passione è ciò che ti spinge a emozionarti e a regalare emozioni anche all'esterno.
Sicuramente sì. Oggi è il primo giorno qui, il primo allenamento, ma ho già visto in spogliatoio un clima molto sereno, di una squadra ben amalgamata. Questo fa enormemente piacere e aiuta i nuovi arrivati, come me, a inserirsi più facilmente.
Niente di personale nel senso di un significato intimo, ma fin da piccolo ho sempre visto il 9 come il numero per eccellenza dell'attaccante. Altre volte non l'avevo preso perché non era disponibile, ma per me il nove rappresenta quel ruolo lì. Averlo sulle spalle mi dà anche un senso di responsabilità maggiore.
Pedro è un altro giocatore che ha fatto la storia di questo sport e di questa società: è un onore prenderlo in eredità da lui.
Sicuramente. Come ho sempre detto, di ogni allenatore mi sono portato dietro i consigli ricevuti, perché ognuno dà un'impronta al suo stile di gioco e alla sua personalità. Sono molto curioso e contento di poter lavorare con mister Gattuso, perché so che anche lui potrà darmi veramente tanto.







































