Hellas Verona FC
·27 luglio 2026
Le parole del Presidente Esecutivo Italo Zanzi / VIDEO

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·27 luglio 2026

Verona - Le dichiarazioni del Presidente Esecutivo dell'Hellas Verona, Italo Zanzi, rilasciate in occasione della conferenza stampa di oggi, lunedì 27 luglio.
Presidente, come sta il Verona dopo la retrocessione, che inevitabilmente coinvolge a 360 gradi tutta la vita della società? Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi, considerando la necessità di mantenere un equilibrio tra la parte tecnica e quella economica? "Come sempre, rispondo con grande onestà: è stato un colpo duro. Abbiamo affrontato questa situazione con molta serietà. Ovviamente si tratta di un evento negativo e non c’è un altro modo per definirlo. Allo stesso tempo, però, restano solide la nostra fiducia nel futuro e la consapevolezza del lavoro che dobbiamo svolgere per risalire e dare continuità a una società che ha molte opportunità. Sono momenti che il Club e la società hanno già vissuto in passato e non sono certamente felici. Non siamo qui con il sorriso, ma con impegno, grinta e con la consapevolezza che anche i tifosi vogliono risalire e ottenere di più. Faremo tutto il possibile, nei limiti delle nostre possibilità, per raggiungere questo obiettivo. Sappiamo anche quanto sarà grande la sfida, perché non basta arrivare in Serie B e dire: "Siamo il Verona, quindi risaliremo." Non funziona così e ne siamo consapevoli. Ci aspetta un lavoro duro, che affrontiamo con grande serietà".
Sono state stanziate le risorse necessarie per raggiungere il grande obiettivo della risalita? Ci sarà la possibilità di intervenire sul mercato per costruire una squadra in grado di centrarlo? "Secondo me sì: avremo una squadra competitiva e questa è sempre stata la nostra idea. Nel calcio, però, bisogna tenere conto anche della sostenibilità economica nel lungo periodo. Non ci si può permettere di andare oltre le proprie possibilità e assumersi rischi eccessivi. Esistono pressioni provenienti da persone e piattaforme diverse, che spingono a fare qualsiasi cosa, ma il nostro obiettivo è semplice: provare a risalire nei limiti delle nostre possibilità e, allo stesso tempo, garantire all’Hellas una continuità molto solida, oggi e domani. La componente economica è importante nella costruzione di una squadra, ma non è l’unico elemento. Prima di tutto abbiamo scelto un allenatore che ritengo molto adatto: è una persona capace, che conosce questa realtà e ha già vinto due volte il campionato di Serie B. Abbiamo inoltre un Direttore Sportivo che conosce molto bene questa categoria e che vi ha già ottenuto risultati importanti. Per questo nutriamo fiducia, pur mantenendo grande rispetto per la difficoltà della sfida".
Quali sono quindi gli obiettivi e le prospettive del Verona nell’immediato, nel medio e nel lungo periodo? "Come ha detto Christian Puscasiu nella sua intervista di maggio, l’obiettivo immediato è risalire. Nel lungo periodo, però, una società di calcio deve essere gestita in modo responsabile, altrimenti i rischi diventano molto più grandi. Lo vediamo non soltanto nel caso del Verona, ma in tutto il calcio italiano ed europeo. Lei ha giustamente sottolineato quanto sia difficile, oggi, trovare questo equilibrio. Noi siamo molto concentrati su questo aspetto e lo consideriamo serio e fondamentale. È anche un’opportunità, sebbene possa comportare il fatto di non accontentare tutti coloro che chiedono continuamente di spendere di più. Come abbiamo visto, spendere di più non rappresenta sempre la formula per ottenere successo".
Il Club ha già avviato un progetto per la realizzazione del nuovo stadio con interlocutori di alto profilo, mentre sul tavolo del Comune sono presenti anche altri piani e altre soluzioni. Qual è lo stato dell’arte del progetto? Si tratta di un elemento cruciale per il futuro del Verona? "Posso parlare per quanto riguarda il Club e la società. Siamo pienamente consapevoli del fatto che la città, i tifosi e la squadra meritino, in futuro, un nuovo stadio. Per questo stiamo lavorando in modo molto strutturato e impegnativo per trasformare questa possibilità in realtà. È un percorso lungo, come accade per tutti i progetti di questo tipo, ma abbiamo già compiuto passi fondamentali e concreti. Abbiamo un buon rapporto con il Comune per quanto riguarda la procedura e abbiamo svolto uno studio lungo e molto approfondito per individuare, secondo noi, la soluzione migliore: realizzare un nuovo stadio nell’area in cui oggi sorge il Bentegodi. Stiamo proseguendo lungo questo percorso. Ovviamente esistono delle difficoltà, ma sono ottimista. La sfida più grande, che non riguarda soltanto l’Hellas ma tutte le società italiane, è rappresentata dalla burocrazia. Stiamo lavorando anche su questo fronte, insieme al Governo e al commissario, per rendere il percorso più snello e veloce. Per quanto riguarda gli altri gruppi, non sarebbe appropriato commentare le loro iniziative. In questa fase il Comune ha aperto una procedura e tutti hanno il diritto di partecipare, non spetta quindi a me esprimere valutazioni su ciò che stanno facendo gli altri".
Esiste una norma per i Club retrocessi dalla Serie A e militanti in Serie B, che prevede un monte ingaggi intorno ai 18 milioni di euro. Se una società vuole superare questa soglia, la differenza deve essere coperta da una fideiussione bancaria pari almeno al 40%. Secondo i miei calcoli, l’attuale rosa del Verona costa circa 27-28 milioni di euro. La proprietà intende ridurre il monte ingaggi, considerando che i calciatori di Serie B hanno generalmente costi inferiori rispetto a quelli di Serie A, oppure è disposta a sostenere una fideiussione elevata per costruire una squadra più competitiva? "Ha toccato un punto importante. Prima di tutto, non sono d’accordo con questa norma, ma esiste. L’aspetto più rilevante è che sottolinea l’importanza di mantenere un equilibrio tra una squadra competitiva e forte e una realtà economica sostenibile: una sfida che riguarda tutti. Stiamo lavorando in questa direzione. Siamo sempre in regola con tutte le norme e confidiamo di continuare a esserlo. Il mercato, però, è ancora lungo e stiamo lavorando con un’area tecnica e sportiva che ritengo ottima per trovare la soluzione migliore, ma non è semplice".
Avete avuto, nelle ultime settimane, contatti concreti per la vendita del pacchetto di maggioranza? "Assolutamente no. Non voglio commentare quanto dichiarato da altri, ma posso parlare a nome di Presidio: sono qui, restano i proprietari e, come ha detto Puscasiu, intendono rimanere tali. È un percorso di medio-lungo periodo. Non so da dove provengano determinate indiscrezioni, ma l’impegno della proprietà è concreto. Non posso aggiungere molto sulla situazione, ma posso confermare che da parte di Presidio esistono il massimo sostegno e la massima fiducia".
Che cosa significa avere un progetto di medio-lungo termine senza tenere adeguatamente conto del risultato sportivo, che rappresenta il prodotto principale di una squadra di calcio? "Come ho già detto, questo è un percorso di lungo periodo. Per realizzarlo, prima di tutto, non bisogna andare oltre le proprie possibilità, perché altrimenti i rischi diventano molto più grandi. Ovviamente vogliamo costruire una squadra competitiva. Molti di voi hanno scritto che anche la squadra dello scorso anno fosse forte, ma non siamo riusciti a ottenere il risultato e ci siamo assunti le nostre responsabilità. Il calcio, come sapete meglio di me, non è una formula. Non condivido, però, l’idea che, se non si vince in una stagione, allora sia fallito tutto. Nel lavoro quotidiano riscontriamo oggi un entusiasmo maggiore da parte degli sponsor rispetto a ieri e ci aspettiamo che cresca ancora nella prossima stagione. Esiste chiaramente un collegamento tra i risultati sportivi e quelli commerciali e operativi, ma non possiamo affermare che, se qualcosa non funziona in un determinato anno, allora sia fallito tutto e sia stato compiuto un disastro. Non è così".
Quali sono concretamente le vostre possibilità? "Le pongo a mia volta una domanda: quante società di calcio possono essere sostenibili perdendo soldi ogni anno? L’obiettivo deve essere riuscire ad autofinanziare il Club. Non si può spendere più di quanto si guadagna e questa è la nostra filosofia. Forse il calcio è diventato un mondo un po’ strano, ma scegliere di perdere denaro ogni anno comporta rischi molto maggiori rispetto alla costruzione di un piano equilibrato e ambizioso. L’ambizione non significa rinunciare alla responsabilità e alla solidità economica. Non sono concetti in contrasto: bisogna cercare di perseguirli entrambi, ed è questa la parte più importante del nostro piano".
Questa mattina avete comunicato il raggiungimento di 9.000 abbonati. Secondo lei, perché 9.000 persone hanno già sottoscritto l’abbonamento al Verona? "Perché seguono la squadra con il cuore. È una cosa che apprezziamo moltissimo e che non dobbiamo mai dimenticare".
Avete quindi una grande responsabilità, perché questi tifosi non si sono abbonati in seguito a una grande campagna acquisti o all’arrivo di un campione: vi stanno dando fiducia a scatola chiusa. Sentite questa responsabilità nei loro confronti? "Assolutamente sì, e lo diciamo fin dal primo giorno. Il nostro impegno e la nostra responsabilità più grandi sono verso la città e i tifosi. Cerchiamo di spiegare nel modo migliore che la volontà di competere deve essere allineata alla solidità di lungo periodo della società e del Club, perché questo è nell’interesse di tutti. Voglio inoltre sottolineare che nessuno porta denaro fuori da questa società. Lo abbiamo detto fin dal primo giorno e resta completamente vero: tutti i ricavi generati dalla società rimangono all’interno della società. Vogliamo essere competitivi senza correre rischi eccessivi".
Presidio ha intenzione di effettuare un aumento di capitale? "Come ho detto prima, Presidio rimane proprietario con grande volontà e impegno. Ovviamente esiste sempre un’apertura qualora qualcuno volesse partecipare in modo strategico, ma non ci troviamo in una situazione in cui la proprietà stia cercando denaro da qualsiasi parte. Riteniamo quindi fattibile costruire una squadra competitiva e, allo stesso tempo, mantenere una società solida".
Conferma quanto dichiarato da Baroni, cioè che il Verona potrebbe cedere al massimo un giocatore e che, entro la chiusura del mercato, arriveranno quattro o cinque rinforzi? "Non credo che qualcuno possa garantire oggi come sarà composta la squadra al termine di un mercato che resterà aperto ancora per un mese. L’obiettivo è allestire una formazione competitiva, ma l’evoluzione della rosa non dipende soltanto dalla società: contano anche le intenzioni dei calciatori, i procuratori e molte altre dinamiche. Nel calcio moderno un Club non può semplicemente decidere di non effettuare alcuna cessione o alcun trasferimento. Dipende anche dai giocatori e dagli altri soggetti coinvolti. Il mercato resterà aperto ancora per un mese, e abbiamo dimostrato che a un mercato in uscita corrisponde anche un mercato in entrata. È un percorso lungo. Non voglio fare dichiarazioni assolute sostenendo che non accadrà nulla, perché non è così. Allo stesso tempo, questo non significa che non acquisteremo giocatori: lo abbiamo sempre fatto".
Sappiamo che chi spende di più non ha automaticamente la garanzia di vincere. Le chiedo però: in base a quanto può investire il Verona, quale può essere l'obiettivo del Verona? "L’obiettivo è risalire. Come ho già detto, non conta soltanto quanto spende una società. Un elemento fondamentale è avere giocatori che vogliano essere qui e che abbiano volontà, grinta e amore per la maglia. Non è una qualità che si può valutare da un giorno all’altro o soltanto sulla carta. Per questo riponiamo grande fiducia nel Direttore Sportivo e nell'allenatore, affinché scelgano la squadra giusta per affrontare il percorso. Ci aspetta una battaglia, non sarà semplice. Si possono mettere sulla carta dieci giocatori dai nomi più importanti, ma questo non garantisce la vittoria. Noi dobbiamo costruire una squadra capace di raggiungere il nostro obiettivo".
Per quanto riguarda il progetto di lungo periodo, è corretto affermare che l’obiettivo di Presidio sia costruire una squadra in grado di rimanere stabilmente in Serie A? È un traguardo che si può dichiarare? "Sì. Prima, però, dobbiamo riuscire a tornarci. Questo è sempre stato l’obiettivo dichiarato e continua a esserlo. Non possiamo pensare troppo al futuro senza concentrarci su oggi e domani. Dobbiamo affrontare un impegno alla volta: prima la partita di Coppa Italia del 16 agosto, poi la prima gara di campionato e, successivamente, ogni singola partita. L’obiettivo di lungo periodo è tornare in Serie A e rimanerci, ma guardare troppo avanti può diventare un problema. Per riuscirci non possiamo commettere oggi una follia che comprometta il futuro".
Baroni è stato scelto anche per creare quell’identità di squadra di cui ha parlato in precedenza, considerando che proprio la mancanza di un’identità di gruppo potrebbe essere stata una delle cause della retrocessione dello scorso anno? In ottica mercato, puntare anche su calciatori italiani, che potrebbero adattarsi più facilmente al gruppo e al campionato, può rappresentare una soluzione valida? "Per noi il mister è stato una scelta ottima per molte ragioni. Innanzitutto per la sua esperienza e per le sue capacità, non soltanto tattiche e tecniche, ma anche per la sua abilità nel motivare i giocatori. Lei ha giustamente utilizzato la parola “identità”. Una squadra deve avere una propria impostazione, una struttura e fiducia nel proprio modo di giocare. Siamo convinti che Baroni riuscirà a portare tutto questo. L’unico aspetto sul quale forse non concordo riguarda il tema della nazionalità dei giocatori, perché alla fine il nostro obiettivo è vincere. Naturalmente abbiamo grande rispetto per il calcio italiano e vogliamo che continui a crescere, ma non abbiamo scelto Baroni con l’obiettivo di acquistare più calciatori italiani. I giocatori italiani sono certamente i benvenuti, ma questa non è stata la ragione della scelta dell’allenatore. La decisione è stata presa per i motivi che ho spiegato in precedenza".
Al contrario, per gli stranieri che nella passata stagione hanno avuto difficoltà ad ambientarsi, questo campionato potrebbe rappresentare un’occasione per conoscere meglio il calcio italiano e comprendere maggiormente il modo in cui si gioca e si vive in Italia? "Ogni giocatore deve essere valutato individualmente sulla base delle sue prestazioni e del suo atteggiamento. Si tratta di aspetti che dovranno essere analizzati da Sean Sogliano e dal mister. Alla fine, però, l’obiettivo rimane sempre lo stesso: provare a vincere ogni partita e riconquistare la Serie A".
Dieci giorni fa è scomparsa la nostra leggenda, Osvaldo Bagnoli. È già in corso un iter per intitolargli lo stadio Bentegodi? "Innanzitutto, Bagnoli è la figura più importante nella storia dell’Hellas. Abbiamo fatto e continueremo a fare tutto il possibile per onorarlo. Per quanto riguarda l’attuale stadio, la decisione spetta al Comune, che ne è proprietario. Noi sosterremo naturalmente qualsiasi iniziativa finalizzata a rendere omaggio a Bagnoli, perché per il Club è una figura fondamentale e conosciamo perfettamente l’importanza che riveste per i tifosi e per tutta la città di Verona".
In pochi giorni i tifosi hanno già sottoscritto 9.000 abbonamenti e sono in grande attesa per la nuova stagione. Inoltre, sembrano avere apprezzato sia la conferma di Sean Sogliano sia l’arrivo di Marco Baroni. "Con Sean Sogliano siamo in completa sintonia. Durante l’estate sono state scritte diverse cose sui giornali, ma lui è sempre stato un pilastro di questo Club e continuerà a esserlo. Insieme a Sean abbiamo scelto un allenatore che riteniamo ottimo sia per questo momento sia per il futuro. Ringrazio tutti i tifosi per la fiducia che ci stanno dimostrando. Credo che abbiamo svolto un buon lavoro per costruire all’interno del Club un gruppo di leader capace di rispettarne la storia, ma anche di guardare al futuro e, soprattutto, animato dalla volontà di vincere".
Come società, avete già pensato a un modo per onorare Bagnoli in occasione della prima partita ufficiale, che sia la gara di Coppa Italia o la prima giornata di campionato? "Ci stiamo pensando. Abbiamo già fatto molto, com’era giusto che fosse, ma abbiamo cercato di farlo in maniera rispettosa. Quando accade qualcosa del genere, e l’ho detto anche personalmente quando si è verificata questa tragica perdita, non vogliamo trasformare tutto in uno spettacolo. Vogliamo innanzitutto rispettare la famiglia, perché è morta una persona e questo è l’aspetto più importante da tenere sempre presente. Naturalmente vogliamo anche onorarne la memoria. Ritengo che abbiamo già fatto tutto il possibile e continueremo a fare ancora di più. Abbiamo in mente un programma appropriato, ma molto dovrà nascere anche dalla piazza. Parlando con estrema sincerità, quando accade una cosa del genere, qualsiasi iniziativa deve essere autentica. Non deve sembrare che l’Hellas Verona voglia semplicemente dimostrare di avere fatto qualcosa: deve essere un’iniziativa vera, sentita e condivisa. So che, in alcuni momenti, i tifosi, la società e anche voi giornalisti possono avere opinioni differenti su determinate situazioni. In questo caso, però, dobbiamo essere tutti uniti. Stiamo quindi riflettendo e programmando, ma allo stesso tempo vogliamo coinvolgere la famiglia, i tifosi e anche voi, perché si tratta di un tema molto delicato. Vogliamo trasformare un momento estremamente doloroso in un omaggio autentico e positivo alla memoria di Osvaldo Bagnoli".
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