Lecce, Corvino in controtendenza: «Gravina è partito dal marciapiede del calcio e ha scalato tutte le categorie. Ecco di chi è la colpa!» | OneFootball

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·18 aprile 2026

Lecce, Corvino in controtendenza: «Gravina è partito dal marciapiede del calcio e ha scalato tutte le categorie. Ecco di chi è la colpa!»

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Lecce, Corvino – direttore dell’area tecnica – si è soffermato così sul momento del calcio italiano ma anche del club salentino

Pantaleo Corvino, direttore dell’area tecnica del Lecce, è stato intervistato dal Corriere dello Sport. Lunedì i salentini affrontano la Fiorentina in un match molto importante in chiave salvezza.


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LECCE-FIORENTINA «Non posso che essere orgoglioso dei 23 anni in cui mi sono diviso tra Lecce e Fiorentina. Da una parte, quella in cui sono ora, c’è anche il legame con la mia terra, il Salento. Lecce da sempre è la Firenze del Sud. Che segno del destino incredibile, vivere l’altro grande pezzo della mia carriera alla Viola, con la consapevolezza di essersi voluti bene. Un percorso tutto nel mio cuore».

PUNTI CHE PESANO «Devo essere sincero, lunedì sarà una gara che ha un peso enorme solo per noi, alla luce degli ultimi risultati la Fiorentina si è tirata fuori. Manca solo un mese per ripeterci ancora. A Lecce per anni, tra promozione e salvezze, abbiamo fatto sempre il possibile e anche l’impossibile. Sappiamo che le cadute fanno parte del gioco, ma bisogna fare di tutto perché questo non succeda. Con le forze rimaste dovremo gettare il cuore oltre l’ostacolo».

IL LECCE CAMPIONE D’ITALIA PRIMAVERA NEL 2023 CON UNA ROSA TUTTA DI STRANIERI «Sarò sincero e voglio urlarlo per l’ultima volta: non fa onore a nessuno trovare nel Lecce, nel momento storico che il calcio italiano sta attraversando, un esempio negativo. Come responsabile dell’area tecnica quando devi costruire per trasformare le migliori potenzialità in qualità, diventa necessario andare a cercarle dove sono, anche lontano; questo se ne trovi pochissime nel tuo territorio e non te lo puoi permettere economicamente in Italia. Come si fa a non capire che per club come il nostro tutto questo è una necessità, che diventa l’unica condizione e si trasforma anche in virtù? Tutto questo non è facile, ci vuole coraggio, ma è l’unica strada per sforzarsi a portare più risorse tecniche possibili in prima squadra sperando che si trasformino anche in risorse economiche. E questo ti consente allo stesso tempo di mantenere la Primavera 1 di Serie A e competere contro i club più blasonati. Il Lecce rimane sempre nelle regole. Se poi uno va a vedere la nostra storia, con me responsabile dell’area tecnica, si renderà conto che dalla Primavera sono venuti fuori scudetti e risorse tecniche con ragazzi italiani come Miccoli, Pellè, Rosati, Rullo, quando li ho potuti cercare e trovare».

LA CRISI DEL CALCIO ITALIANO «Non voglio fare il professore. Pensiamo veramente che gli insuccessi della Nazionale siano responsabilità dei presidenti federali o dei ct? Avete visto chi è stato chiamato a guidare l’Italia in panchina dopo gli insuccessi? Allenatori che avevano fatto bene nei club. Pensiamo che Gravina o chi lo ha preceduto sia davvero non all’altezza? Gravina è partito dal marciapiede del calcio e ha scalato tutte le categorie. Coverciano funziona. Abbiamo vinto quattro Mondiali e le strutture di allora non erano superiori rispetto a quelle di adesso. Dunque le ragioni saranno altre e andranno valutate bene. Forse la colpa è di un sistema strutturale che si fa fatica a cambiare. E non si cambia sparlando in tutte le sedi, anche chi non avrebbe alcun titolo: ma sedendoci a un tavolo o più tavoli per il bene della Nazionale».

DI FRANCESCO «Eusebio in questa stagione, per il lavoro che ha svolto e per come lo ha svolto, avrebbe meritato molto di più. Purtroppo abbiamo dovuto fronteggiare tanti infortuni. La squadra ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato sul campo».

IL LECCE SEGNA POCO «A fare gol nel nostro campionato fanno fatica tutti, basta vedere nella classifica dei cannonieri quanti sono oltre i 10 gol oltre Lautaro: guardateli, sono due e parliamo di giocatori top. Noi abbiamo Stulic che viene dal Belgio, dove in un campionato qualificante, ha fatto 16 gol. Cheddira nell’ultima stagione in Italia, al Frosinone, ne aveva fatti 9. E per un attaccante ripetersi non è mai facile. Poi vale un po’ la storia della coperta corta. Per fortuna non abbiamo subito tanto, meno degli altri che lottano per non retrocedere. E abbiamo segnato meno, sì».

MESSAGGIO AI TIFOSI «Ci sono cose che vorresti dire ma il tifoso non ragiona con il sano realismo. E certe cose non le capirebbe mai. Bisogna partire dal presupposto che per rimanere nel tempo è necessario essere sostenibili economicamente. Un modello che il Lecce con a capo il presidente Sticchi Damiani – invertendo la rotta dopo l’ultima retrocessione – ha voluto fare suo e che, per quanto riguarda l’area tecnica, stiamo portando avanti insieme a Stefano Trinchera e al presidente stesso. Certo, per un manager sarebbe più facile non avere il vincolo della sostenibilità, ma sono figlio di questo territorio e vorrei sempre un Lecce presente nel tempo. Sono all’ultima curva e forse non farò in tempo a vedere, non il tifoso leccese, ma parlo di tifoserie in generale, capaci, come negli altri Paesi o come è successo ai modelli italiani Empoli e Sassuolo, di capire il club dopo le cadute. Perché il rischio è che si perda il sano realismo».

IL MERCATO «Lascia stare il mercato. Siamo tutti concentrati su questo mese di fuoco».

UN NOME RIFERIBILE AL PASSATO E ANCORA IN SQUADRA «Falcone, per quello che fa da anni meriterebbe una top».

UN ACQUISTO DECOLLATO «Tiago Gabriel».

NOMI PER IL FUTURO «Dico quattro italiani, così quelli del Lecce straniero se li appuntano: il difensore centrale Cafasso, le ali Persano e Cipressa. E il portiere Lupo. Sono tutti nazionali. E poi mi concedo due stranieri, 2007 e 2008: Dalla Costa, terzino sinistro belga, e il portiere bulgaro Penev».

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