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·16 giugno 2026

L’esordio di Malen e le speranze dell’Olanda. Con la Roma che guarda interessata

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Donyell Malen è uscito dal campo della sua prima partita al Mondiale senza il gol che avrebbe potuto cambiare il giudizio immediato sulla sua gara, ma – al tempo stesso – non senza lasciare tracce.

Nell’esordio mondiale dell’Olanda contro il Giappone, finito 2-2 al termine di una gara intensa e nervosa, il centravanti della Roma ha rappresentato una delle chiavi più interessanti del piano offensivo di Ronald Koeman. Non ha riempito il tabellino come Van Dijk e Summerville, non ha prodotto l’azione risolutiva che gli Oranje cercavano nel finale, ma ha dato alla Nazionale un punto di riferimento avanzato, un corpo dentro l’area, una minaccia costante nei primi metri dell’attacco.


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La sua gara va letta oltre la casella dei gol. In una partita in cui l’Olanda ha avuto il controllo del possesso ma ha faticato a trasformarlo in occasioni pulite, Malen ha offerto profondità, aggressività e presenza. Il pareggio lascia rimpianti alla squadra di Koeman, ripresa due volte da un Giappone lucido e resistente, ma conferma anche quanto il peso offensivo del romanista possa diventare prezioso in un torneo in cui gli spazi si riducono e la differenza spesso nasce dai dettagli.

Un centravanti scelto per dare strappi e presenza

Koeman ha schierato Malen al centro del tridente, con Summerville e Gakpo ai lati. Una scelta significativa, perché l’Olanda dispone di alternative importanti, compreso Memphis Depay, ma ha preferito iniziare con un attaccante più verticale, fisico nella conduzione e capace di lavorare sia incontro sia in profondità. Malen non è un nove statico: ama ricevere fronte alla porta, attaccare l’intervallo tra centrale e terzino, ma sa anche restare dentro l’area quando l’azione si sviluppa sulle corsie.

Contro il Giappone questa doppia natura è emersa subito. L’Olanda ha costruito con pazienza, spesso muovendo il pallone attraverso Frenkie de Jong, Gravenberch e Reijnders, ma il vero punto di rottura nella prima parte è stato proprio Malen. Dopo pochi minuti ha avuto la prima occasione nitida del match: controllo e rotazione in area, destro potente e risposta di Suzuki. È stata un’azione da centravanti moderno, non solo da finalizzatore: smarcamento rapido, protezione del pallone, capacità di girarsi in uno spazio breve e tiro immediato.

Il fatto che l’occasione sia arrivata così presto non è marginale. Ha costretto il Giappone a rispettare la sua presenza, ha impedito alla linea difensiva asiatica di salire con leggerezza e ha dato all’Olanda un riferimento emotivo oltre che tattico. In una gara d’esordio, dove tensione e prudenza spesso pesano, avere un attaccante capace di creare pericolo quasi dal nulla è un vantaggio competitivo.

I numeri raccontano una prova utile, non appariscente

Il dato più importante della partita di Malen è forse quello dei tocchi in area avversaria: 9 su 20 complessivi. Significa che quasi metà delle sue giocate sono arrivate nella zona più delicata del campo. Non è stato un centravanti coinvolto a lungo nella manovra bassa, né un regista offensivo chiamato a cucire ogni possesso. È stato, piuttosto, un terminale da cercare negli ultimi sedici metri, un giocatore incaricato di occupare la difesa e dare sbocco a una squadra che ha avuto tanto pallone ma poca concretezza.

I suoi 20 tocchi possono sembrare pochi, ma vanno contestualizzati. L’Olanda ha chiuso con un possesso superiore, un’alta precisione nei passaggi e 33 tocchi nell’area giapponese, ma ha generato soltanto 0,79 expected goals. Il problema, dunque, non è stato il dominio territoriale: è stato trasformare quel dominio in occasioni davvero pulite. In questo quadro, Malen ha inciso nelle fasi in cui la squadra è riuscita ad alzare il ritmo, mentre è rimasto più isolato quando il possesso si è fatto orizzontale.

Anche i duelli raccontano qualcosa. Quattro vinti, due aerei portati a casa, nessun pallone perso in modo banale per “dispossessed”: sono dettagli che spiegano il suo valore funzionale. Malen ha retto il contatto, ha dato appoggio, ha provato a tenere viva l’azione anche quando il Giappone si chiudeva con densità centrale. Non sempre è riuscito a legare con continuità con gli esterni, ma ha garantito una presenza fisica e psicologica che all’Olanda sarebbe mancata con un attaccante più leggero o più portato ad allontanarsi dall’area.

La grande occasione e il peso del non-gol

Il giudizio su un centravanti, soprattutto al Mondiale, passa spesso da un episodio. Malen il suo episodio lo ha avuto: Suzuki gli ha negato il vantaggio con una parata di alto livello. Più avanti, nella prima frazione, ha cercato anche la soluzione aerea su calcio d’angolo, confermando di poter essere pericoloso non solo palla a terra ma anche sulle situazioni da fermo. Sono due segnali importanti in una gara in cui tre delle quattro conclusioni olandesi del primo tempo sono arrivate da palla inattiva.

Il non-gol, però, non deve cancellare la qualità della prestazione. Malen ha fatto ciò che Koeman probabilmente gli aveva chiesto: attaccare l’area, tenere impegnati i centrali, offrire una minaccia immediata e costringere il Giappone a difendere con attenzione costante. Se l’Olanda ha potuto alzare il baricentro e portare tanti uomini negli ultimi metri, è anche perché il centravanti della Roma ha dato profondità alla struttura offensiva.

La differenza tra una buona prova e una copertina mondiale, nel suo caso, è rimasta dentro i guanti di Suzuki. Ma per una Nazionale che cerca equilibrio tra talento e concretezza, Malen ha dato risposte più incoraggianti di quanto dica il tabellino.

Un’Olanda dominante ma ancora incompleta davanti

Il 2-2 contro il Giappone lascia un messaggio chiaro: l’Olanda ha qualità, ma deve diventare più cattiva negli ultimi metri. D’altronde, le principali quote sulla Coppa del Mondo vedono la squadra guidata da Koeman più come outsider di lusso che favorita. Il possesso palla, la pulizia tecnica del centrocampo e le uscite sulle fasce non sono bastati a chiudere positivamente la partita contro i giapponesi. Van Dijk ha segnato da calcio piazzato, Summerville ha trovato un colpo individuale di grande qualità, ma la produzione offensiva complessiva è rimasta sotto il potenziale della squadra.

Qui entra in gioco il ruolo di Malen. L’attaccante della Roma può diventare il giocatore che trasforma un possesso elegante in un possesso minaccioso. Non serve solo che segni: serve che apra corridoi per gli inserimenti, che porti via marcatori a Gakpo e Summerville, che attacchi il primo palo, che obblighi i difensori avversari a scegliere se seguirlo o proteggere la zona. Contro il Giappone, soprattutto nel primo tempo, lo ha fatto con continuità.

Nella ripresa è calato, come parte dell’Olanda. La squadra, dopo il nuovo vantaggio di Summerville, non è riuscita a gestire in avanti il risultato. Quando Malen è uscito dopo 70 minuti, Koeman ha cercato energie e soluzioni diverse, ma l’attacco olandese non ha guadagnato brillantezza. Anzi, nel finale il baricentro si è abbassato e il Giappone ha preso coraggio fino al pareggio.

Perché il suo peso offensivo può diventare decisivo

Il Mondiale non premia sempre l’attaccante più spettacolare. Spesso premia quello più utile. Malen, in questo senso, è un profilo prezioso per l’Olanda: ha velocità, forza nelle gambe, capacità di tirare rapidamente e abitudine a muoversi in sistemi offensivi diversi. La stagione alla Roma gli ha aggiunto continuità realizzativa e responsabilità da riferimento centrale, qualità che in Nazionale possono diventare decisive.

La sua importanza non si misura soltanto nei gol. Si misura nella capacità di tenere impegnata una linea difensiva, di dare profondità quando i centrocampisti palleggiano, di riempire l’area quando gli esterni rientrano sul piede forte. L’Olanda ha bisogno esattamente di questo: un attaccante che non aspetti la partita, ma la sporchi, la apra, la renda meno comoda per gli avversari.

Contro il Giappone è mancato l’acuto finale, ma non la sostanza. Malen ha dimostrato di poter essere titolare in un contesto di altissimo livello e di poter reggere il peso dell’attacco Oranje. Se Koeman riuscirà a coinvolgerlo di più vicino alla porta, evitando che resti isolato nelle fasi di possesso lento, il centravanti della Roma potrà diventare una delle armi più importanti della Nazionale.

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