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·2 luglio 2026

L'Inghilterra torna all'Azteca, tra la Mano de Dios e l'incubo altitudine

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Con la rimonta sulla Repubblica Democratica del Congo, l’Inghilterra è riuscita a strappare la qualificazione agli ottavi di finale dei Mondiali 2026. Una partita tutt’altro che semplice, al contrario di quanto indicavano i pronostici iniziali, vinta dalla formazione di Thomas Tuchel grazie alla doppietta di Harry Kane, che continua a incrementare i propri numeri in una stagione da record.

Ora per gli inglesi arriva un impegno che si preannuncia difficile già sulla carta. Infatti, la nazionale dei Tre Leoni è chiamata ad affrontare agli ottavi di finale una delle tre nazionali ospitanti, il Messico. La selezione del commissario tecnico Javier Aguirre in quattro partite – tre dei gironi e i sedicesimi di finale  – ha segnato otto reti senza subirne neanche una. Se da un lato va sottolineato che gli avversari non sono stati di primissima fascia, le prestazioni dei messicani hanno comunque lasciato pochissime ombre, rendendo il Messico una delle selezioni più in forma in questa prima parte dei Mondiali.


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Quella che vedrà impegnati gli inglesi nel prossimo turno ha tutta l’aria di essere una sfida con la storia. Infatti, il match con il Messico, che si giocherà alle ore 2.00 fra domenica e lunedì (orario italiano), andrà in scena nel leggendario stadio Azteca di Città del Messico. Oltre a un fattore ambientale che potrebbe – seppur in piccola parte – contribuire a spostare l’ago della bilancia, l’Inghilterra rientrerà in uno stadio che fa parte della sua storia, ma che non la vede dalla parte dei vincitori.

L’ultimo precedente all’Azteca per gli inglesi risale a poco più di 40 anni fa, durante i Mondiali 1986. Una gara che è entrata nella storia del calcio grazie a Diego Armando Maradona. In un clima tesissimo, visto che quattro anni prima Inghilterra e Argentina si fronteggiarono nella Guerra delle Falkland, quella sfida fu vinta dalla Selecciòn grazie alla doppietta del suo numero 10 e capitano che siglò il momentaneo 1-0 di mano, anticipando il portiere inglese Peter Shilton in uscita alta.

Si tratta della celeberrima Mano de Dios, una rete entrata di diritto nella storia e una delle fotografie più iconiche del mondo del pallone. Come se non fosse bastato, quattro minuti dopo lo stesso Maradona scrisse un’altra pagina di storia, realizzando quello che viene ricordato come il gol del secolo: el Pibe de Oro partì da dietro la metà campo e riuscì a saltare quattro giocatori inglesi più lo stesso Shilton, dando vita a una delle telecronache più leggendarie di sempre, quella di Victor Hugo Morales. A nulla servì la rete all’80esimo di Gary Lineker con l’Argentina che si qualificò alle semifinali, battendo anche il Belgio e trionfando in finale contro la Germania Ovest. Una sfida, quella che si svolgerà nella notte italiana fra domenica e lunedì, che quindi ha il sapore della storia per gli inglesi.

Ma se la storia non fosse abbastanza, c’è un altro fattore che la squadra di Tuchel non potrà sottovalutare: l’altitudine. Infatti, lo stadio Azteca si trova a 2.200 meri sul livello del mare ed è l’impianto situato più in alto tra quelli che hanno mai ospitato una partita dei Mondiali – l’unico tra l’altro ad aver accolto tre edizioni diverse della rassegna iridata –, un aspetto che diventa fonte di preoccupazione considerando la necessità di preparare una gara unica per le sue condizioni, che costringono i calciatori a un faticoso adattamento.

L’altitudine influisce sicuramente sulle prestazioni, un fattore al quale i calciatori messicani saranno sicuramente più abituati. Un insieme di aspetti che sarà determinante per la partita fra Messico e Inghilterra. Da una parte la storia, dall’altra l’altitudine dello stadio Azteca. I Mondiali 2026 sono pronti a diventare un altro capitolo di una sfida che supera anche i confini del calcio.

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