Calcionews24
·24 maggio 2026
L’Inter e lo scudetto vinto senza avere la miglior difesa: il segnale per invertire il trend e sfatare un tabù

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Lo scudetto vinto dall’Inter nella stagione 2025/26 lascia una sensazione forte: forse anche il calcio italiano può finalmente iniziare a cambiare davvero. La squadra di Cristian Chivu ha conquistato il campionato senza avere la miglior difesa della Serie A, ma imponendosi con il miglior attacco: 89 gol realizzati e 35 reti subite. Un dato che, nel nostro contesto calcistico, pesa molto più di quanto possa sembrare.
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Per anni in Italia è stata ripetuta quasi come una legge assoluta l’idea che «la miglior difesa vince i campionati». Una frase che ha raccontato bene una certa tradizione, ma che oggi rischia di diventare un limite. Il calcio europeo sta andando da un’altra parte: ritmo, intensità, coraggio, squadre che accettano anche di concedere qualcosa pur di dominare con il pallone e creare tanto. In questo senso, l’Inter 2025/26 rappresenta un segnale interessante: ha vinto attraverso la produzione offensiva, non soltanto attraverso il controllo difensivo.
L’esempio più evidente di questo calcio in evoluzione è arrivato dalla semifinale d’andata di Champions League tra PSG e Bayern Monaco, terminata con un pirotecnico 5-4 per i parigini. Una partita spettacolare, aperta, moderna, piena di errori ma anche di qualità, intensità e talento offensivo. Quel tipo di gara, in Italia, sarebbe spesso letto solo attraverso la lente delle disattenzioni difensive. Altrove, invece, viene considerato anche uno spot per il calcio.
Ed è proprio qui che nasce una riflessione più ampia. Se il calcio italiano vuole tornare davvero competitivo in Europa e nel mondo, deve forse liberarsi da alcune paure storiche. La Nazionale italiana manca dal Mondiale da tre edizioni consecutive, e non può essere solo un caso. Il problema non riguarda soltanto i singoli calciatori, ma anche la cultura calcistica generale: troppo spesso si premia chi rischia meno, chi controlla, chi specula. Ma il calcio contemporaneo va sempre più verso squadre capaci di attaccare con tanti uomini, pressare alto, accettare duelli a campo aperto e vincere anche segnando tanto.
Il dato storico conferma quanto il successo dell’Inter sia particolare. Considerando le ultime 18 stagioni di Serie A, i casi di squadre campioni senza la miglior difesa sono pochissimi. Oltre all’Inter 2025/26, il precedente più chiaro è la Juventus 2019/20 di Maurizio Sarri, che vinse lo scudetto con 83 punti, 76 gol fatti e 43 subiti. In quella stagione la miglior difesa fu proprio dell’Inter, seconda con 36 reti incassate.
Negli anni successivi, invece, la tendenza è stata quasi sempre opposta. L’Inter di Antonio Conte nel 2020/21 vinse con 35 gol subiti, miglior dato del campionato. Il Milan nel 2021/22 conquistò lo scudetto subendo 31 gol, a pari merito con il Napoli come miglior difesa. Nel 2022/23, il Napoli di Luciano Spalletti trionfò con appena 28 reti incassate. Nel 2023/24, l’Inter vinse dominando anche dietro, con soli 22 gol subiti. Nel 2024/25, ancora il Napoli chiuse davanti a tutti con 27 reti al passivo, miglior difesa della Serie A.
Il quadro è chiaro: dal 2016/17 al 2025/26, soltanto due squadre hanno vinto il campionato senza avere la miglior difesa: la Juventus 2019/20 e l’Inter 2025/26. La differenza è che l’Inter di Chivu lo ha fatto con un’identità offensiva molto marcata, chiudendo con 89 gol segnati e dando la sensazione di voler vincere più attraverso la proposta che attraverso la prudenza.
Per questo lo scudetto nerazzurro può essere letto come qualcosa di più di un semplice titolo. È un messaggio. Il calcio italiano non può continuare a pensare che basti proteggersi, abbassare il rischio e aspettare l’errore dell’avversario. Questa mentalità ha prodotto risultati in passato, ma oggi rischia di allontanare la Serie A dai campionati che comandano davvero in Europa.
L’Inter 2025/26 ha dimostrato che si può vincere anche in Italia con il miglior attacco e senza la miglior difesa. Non significa cancellare l’organizzazione difensiva, che resta fondamentale. Significa però cambiare priorità: non difendere per paura, ma attaccare per comandare.
Se il nostro calcio vuole tornare a competere davvero con le grandi d’Europa, dovrà inevitabilmente evolversi. Altrimenti continueremo a guardare gli altri giocare partite spettacolari, segnare tanto, vincere trofei e dettare il ritmo del calcio moderno. Lo scudetto dell’Inter di Chivu può essere una speranza: forse anche in Italia si può iniziare a pensare che, per vincere, non serva soltanto subire meno degli altri. Serve anche avere il coraggio di segnare più di tutti.
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