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Diego D'Avanzo·8 giugno 2026
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Diego D'Avanzo·8 giugno 2026
Due amichevoli, certo. Due avversarie dal livello inferiore: sicuro. Ma l'Italia di Silvio Baldini ha conquistato almeno emotivamente chi ha voluto guardare le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia.
L'esultanza sfrenata dopo la resistenza nei minuti di recupero in 10 vs 11 mette in luce più aspetti: in primis l'adrenalina (giustificata) di una selezione U21 che vince una partita contro una Nazionale maggiore, e in seconda battuta, ci racconta dell'ottimo lavoro fatto da Silvio Baldini.
L'errore più grande che si potrebbe fare all'indomani di Grecia-Italia è scadere nella retorica del: "Beh, giocavamo contro la Grecia". Una narrazione che non possiamo più permetterci, come ci hanno insegnato Svezia, Macedonia e Bosnia.
L'Italia di Baldini è stata aggressiva nell'approccio, collaudata nel gioco e piena nello spirito. I tempi di pressione sono apparsi funzionali, gli uomini hanno riempito l'area spesso (anche in 10 vs 11) e fino al momento dell'espulsione l'Italia aveva rischiato pochissimo, quasi niente.
In sostanza: un'Italia positiva che ha dato la possibilità a Baldini di togliersi un sassolino (non troppo piccolo) dalla scarpa: "Nel mondo del calcio ci sono persone che ti danno delle etichette. Non sono uno scappato di casa, la strada è lunga e tortuosa. Tanti vorranno la mia permanenza? Ho voluto essere utile, altri discorsi non mi interessano".
L'etichetta dell'allenatore di provincia dalle tendenze 'giochiste' con in mente un'utopia che ti permette di camminare e mai di vincere, è ingiusta per Baldini. E se queste partite forse non saranno abbastanza per renderelo il CT della Nazionale, sicuramente hanno fatto cambiare la concezione che l'Italia ha di Silvio Baldini.
Se guardiamo all'estero troviamo dei casi eclatanti di allenatori che sono passati dall'U21 alla prima squadra: come De la Fuente con la Spagna, che però si può appoggiare su un sistema intero, ormai settato sull'autopilota (a cui lo stesso De la Fuente ha contribuito) grazie a una programmazione pensata decenni fa.
L'Italia adesso ha bisogno di rifondarsi e Baldini non può essere il massimo esponente di un movimento che deve ancora capire cosa fare, come farlo e in quali tempi. Le partite di questa settimana però ci hanno fatto capire che, sicuramente, Baldini deve continuare a essere un membro importantissimo della "Famiglia Italia", come l'ha chiamata lui.
L'Italia non può permettersi Silvio Baldini, almeno non oggi. Se tra 8 anni avremo un gettito di talenti costante, l'identità di gioco sarà coerente, la mentalità della Serie A sarà cambiata e il sistema sarà più funzionale, allora in quel momento Baldini sarà la persona giusta al momento giusto. Oggi rischia di essere una persona di valore nel momento sbagliato e in un posto troppo importante.
Baldini non ha guidato l'Italia in queste 2 partite con l'intento di diventare l'allenatore della Nazionale maggiore, e le sue scelte rispecchiano la sua volontà. Perché convocare soltanto gli U21 e accettare in seguito la disponibilità di Donnarumma è una dichiarazione d'intenti.
È stato il messaggio definitivo: Lipani fa panchina nel Sassuolo ma gioca nell'Italia, idem per Comuzzo e tanti altri. È stata una provocazione e tale rimane, anche se vincente nei risultati. Mancini o Conte o chi arriverà dovrà saperla cogliere, ma soprattutto lo dovrà fare il prossimo presidente FIGC.
Non sottovalutiamo quello che ha fatto Baldini nelle ultime 2 partite, non esageriamo le conseguenze di 2 amichevoli a campionato finito. Serve equilibrio, che non vuol dire assolutamente status quo.
📸 Marco M. Mantovani - 2025 Getty Images







































