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·20 settembre 2026

Lo sport fa gola: investimenti in club e franchigie per oltre 100 miliardi in due anni

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Lo sport continua ad attirare capitali su scala globale, con valutazioni sempre più elevate e un ruolo crescente di fondi di investimento, private equity e grandi patrimoni. Tra il 2025 e il 2026, considerando esclusivamente le operazioni che hanno coinvolto club e franchigie sportive, gli investimenti hanno già superato complessivamente i 100 miliardi di euro.

Nel dettaglio, secondo una analisi del centro studi della FIGC pubblicata su Il Sole 24 Ore, nel 2025 sono state registrate 356 operazioni per 47,9 miliardi di euro, mentre nel corso del 2026, fino ad oggi, le 215 acquisizioni censite hanno raggiunto un valore stimato di 58,3 miliardi. Complessivamente si tratta quindi di oltre 106 miliardi di euro in meno di due anni, a conferma di un settore che sta assumendo una rilevanza sempre maggiore anche dal punto di vista finanziario.


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Un’industria da 174 miliardi di dollari

La corsa agli asset sportivi si inserisce in un mercato in forte espansione. Secondo l’analisi, il fatturato aggregato prodotto dagli Sport IP Owners è cresciuto del 50% tra il 2015 e il 2025, fino a raggiungere quota 174 miliardi di dollari. Una dimensione che rende lo sport la terza più grande industria dell’intrattenimento al mondo, alle spalle soltanto di videogiochi e televisione e con ricavi pari a più del doppio rispetto a quelli dell’industria musicale.

Nel decennio considerato il comparto è cresciuto mediamente del 6% all’anno, quasi il doppio rispetto al ritmo dell’economia mondiale. Una dinamica destinata a proseguire: le stime indicano infatti un giro d’affari potenziale di 260 miliardi di dollari entro il 2033, con un incremento medio annuo nell’ordine del 5%.

A sostenere questa crescita sono stati anche gli investimenti esterni. Considerando non soltanto club e franchigie, ma più in generale aziende attive nel mondo dello sport, nel solo 2025 sono state realizzate circa 430 grandi operazioni, tra acquisizioni, investimenti di minoranza, fundraising, finanziamenti e operazioni nel settore media, per un valore superiore a 124 miliardi di euro.

Perché club e franchigie attirano sempre più capitali

Dietro alla corsa agli asset sportivi c’è innanzitutto la loro scarsità, soprattutto ai massimi livelli. Il numero limitato di club e franchigie di vertice si accompagna alla forza e alla riconoscibilità internazionale dei brand, oltre alla capacità di costruire rapporti molto duraturi con i tifosi. A questo si aggiungono fonti di ricavo relativamente stabili, a partire dai diritti televisivi, spesso regolati attraverso accordi pluriennali, e importanti prospettive di sviluppo legate a tecnologia, digitale, fan engagement e internazionalizzazione.

La crescita dei ricavi e delle valutazioni, tuttavia, non si traduce necessariamente in una maggiore redditività. Il fenomeno è particolarmente evidente nel calcio europeo, dove una parte significativa dell’aumento del fatturato viene spesso assorbita dalla crescita dei costi.

Il modello economico è inoltre profondamente diverso rispetto a quello delle leghe professionistiche nordamericane, anche per la presenza nel calcio europeo del rischio sportivo ed economico legato alla retrocessione. Secondo Forbes, tra le dieci società sportive con il miglior risultato operativo al mondo figurano infatti nove franchigie nordamericane, oltre al team Mercedes di Formula 1. Parallelamente, negli ultimi sei anni i circa 740 club delle 55 principali divisioni europee hanno accumulato perdite superiori a 14 miliardi di euro.

Dai Lakers al Liverpool: le operazioni record del 2026

Il 2026 ha ulteriormente accelerato il fenomeno, con alcune operazioni destinate a ridefinire le valutazioni degli asset sportivi. Tra queste figura l’acquisizione dei Los Angeles Lakers guidata da Joshua Kushner, sulla base di una valutazione record da 10,8 miliardi di euro. Nel calcio, invece, un consorzio che comprende anche il fondatore di Amazon Jeff Bezos ha acquisito il 38% del Liverpool per 2,3 miliardi di euro, valorizzando complessivamente i Reds circa 6,2 miliardi. Una cifra ancora più significativa considerando che Fenway Sports Group aveva acquistato il club nel 2010 investendo meno di 350 milioni.

A queste operazioni si aggiunge la vendita delle partecipazioni detenute da Todd Boehly e Mark Walter nel Chelsea, per circa 1,1 miliardi di euro, con il fondo Clearlake Capital rimasto al controllo del club londinese. E il valore complessivo degli investimenti potrebbe crescere ulteriormente nel caso in cui prendesse forma il progetto NBA Europe. Nelle 12 città individuate come possibili destinazioni della nuova competizione sarebbero infatti emerse offerte nell’ordine di 500 milioni-1 miliardo di dollari per l’ingresso nel progetto.

Calcio terzo per investimenti nel 2025, dominano i fondi

Guardando all’ultimo esercizio completo, il calcio maschile si è posizionato nel 2025 al terzo posto tra i settori sportivi per capitali raccolti, con circa 9 miliardi di euro, dietro al basket e ai videogiochi sportivi. Su quest’ultimo comparto pesa in particolare la maxi operazione per Electronic Arts, acquisita dal fondo sovrano saudita PIF insieme a Silver Lake e Affinity Partners. L’operazione presenta un Enterprise Value di circa 49 miliardi di euro, di cui 17 miliardi finanziati attraverso debito, configurandosi come il più grande leveraged buyout mai realizzato.

Anche la platea degli investitori è diventata sempre più ampia. Nel settore sono presenti celebrità e grandi sportivi, da Lionel Messi a Cristiano Ronaldo, associazioni di tifosi che acquistano partecipazioni in infrastrutture sportive e perfino dirigenti o allenatori che investono direttamente nei propri club, come Giuseppe Marotta nell’Inter e Cesc Fàbregas nel Como.

Il ruolo dominante resta tuttavia quello degli operatori finanziari. Private equity, investment fund e fondi sovrani hanno rappresentato il 32% delle operazioni registrate nel 2025, 136 su 427, ma addirittura il 62% del valore complessivamente investito, pari a circa 77 miliardi sui 124,1 miliardi totali. Nel solo calcio sono state registrate 65 acquisizioni realizzate da fondi di investimento, per complessivi 5,9 miliardi di euro, in aumento del 37% rispetto ai 4,3 miliardi del 2024.

E il margine di crescita resta potenzialmente enorme. A livello mondiale i fondi di private equity gestiscono complessivamente un patrimonio nell’ordine dei 7.400 miliardi di euro, circa dieci volte superiore rispetto a vent’anni fa.

Crescono anche le multiproprietà

Parallelamente all’ingresso dei grandi investitori finanziari continua ad allargarsi anche il fenomeno delle multiproprietà. Il 58% dei fondi che hanno investito nel calcio presenta infatti almeno un investitore o un azionista con partecipazioni anche in altri club a livello internazionale. Una dinamica ormai evidente anche ai massimi livelli del calcio europeo: il 47% delle squadre partecipanti alla Champions League comprende almeno un investitore che possiede quote anche in altre società.

La combinazione tra scarsità degli asset, aumento dei ricavi dell’industria e disponibilità crescente di capitali finanziari sta così spingendo verso l’alto sia il numero delle transazioni sia le valutazioni. Con oltre 106 miliardi di euro già destinati a club e franchigie tra 2025 e 2026, lo sport si conferma sempre più non soltanto un’industria dell’intrattenimento, ma anche una vera e propria asset class per gli investitori globali.

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