Lo sport italiano alla prova della sostenibilità: la partita delle infrastrutture | OneFootball

Lo sport italiano alla prova della sostenibilità: la partita delle infrastrutture | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcio e Finanza

Calcio e Finanza

·13 marzo 2026

Lo sport italiano alla prova della sostenibilità: la partita delle infrastrutture

Immagine dell'articolo:Lo sport italiano alla prova della sostenibilità: la partita delle infrastrutture

La sostenibilità è davvero sostenibile? È questo l’interrogativo che ha aperto il convegno “Lo sport italiano alla prova della sostenibilità”, promosso da LCA Studio Legale insieme a Fair Play Media, la media company che controlla Calcio e Finanza e Sport e Finanza.

In uno scenario internazionale in cui l’attenzione sul tema sembra progressivamente attenuarsi, anche a causa del cambio di orientamento nelle agende politiche guidato dagli Stati Uniti, il settore sportivo riflette sull’impatto economico e sociale delle strategie di sostenibilità.


OneFootball Video


L’iniziativa, rivolta ad una platea di addetti ai lavori della sport industry e organizzata con il supporto di Vamos! Sport Activation Partner, si è svolta presso l’auditorium di LCA Studio Legale a Milano.

L’Osservatorio Sport e Sostenibilità

L’evento si è aperto con lo speech introduttivo del CEO di Fair Play Media Andrea Di Biase, che ha analizzato l’evoluzione del fenomeno ripercorrendo le principali tappe dell’approccio alla sostenibilità nel mondo dello sport.

Immagine dell'articolo:Lo sport italiano alla prova della sostenibilità: la partita delle infrastrutture

Andrea Di Biase (CEO Fair Play Media)

Durante il suo intervento sono stati illustrati i risultati dell’Osservatorio Sport e Sostenibilità, uno studio che ha coinvolto 10 federazioni e 4 leghe italiane oltre a Sport e Salute con l’obiettivo di analizzarne l’impegno verso l’Agenda 2030.

La ricerca punta a esaminare, sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo, le iniziative promosse dalle organizzazioni sportive finalizzate al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Dall’indagine emergono oltre 400 progetti riconducibili a tutti i 17 SDGs, e allo stesso tempo viene evidenziata una diffusa difficoltà nello sviluppare iniziative sui fronti ambientali e infrastrutturali, ambiti che richiedono una visione più orientata al lungo periodo.

Scarica il report gratuitamente cliccando qui

I protagonisti del convegno

Terminata la presentazione con i principali dati economici relativi allo sport italiano, il COO di Fair Play Media e vicedirettore di Sport e Finanza Stefano Gianuario ha introdotto e moderato la tavola rotonda.

Al confronto ha preso parte un panel composto da alcuni dei principali protagonisti della sport industry.

  • Antonella Baldino (Amministratore Delegato di Istituto Credito Sportivo e Culturale)
  • Michele Uva (UEFA Executive Director – S&E Sustainability e delegato ufficiale UEFA per EURO 2032)
  • Gianluca Pavanello (Chief Executive Officer di Macron)
  • Umberto Gandini (Long-standing Sport Executive)
  • Federico Venturi Ferriolo (Equity Partner & Head of Sports di LCA Studio Legale)
  • Luciano Mondellini (Direttore Responsabile di Calcio e Finanza/Sport e Finanza

Dopo una prima parte in cui si è affrontato il tema della sostenibilità degli eventi sportivi – il cui resoconto è disponibile su Sport e Finanza -, il focus si è spostato alle infrastrutture.

Immagine dell'articolo:Lo sport italiano alla prova della sostenibilità: la partita delle infrastrutture

Luciano Mondellini (direttore Calcio e Finanza | Sport e Finanza)

Gli impianti come fattore di competitività globale

Secondo Gianluca Pavanello, è proprio il ritardo sul fronte dell’impiantistica ad aver progressivamente eroso la rilevanza e la competitività dell’Italia nel contesto sportivo internazionale.

«Il problema per cui l’italia non ha più la centralità di un tempo nello sport riguarda in particolar modo gli impianti. Noi facciamo l’80% del fatturato negli sport di squadra che necessitano di importanti infrastrutture: come Italia siamo molto indietro rispetto a Francia e Germania. Spesso ci si nasconde dietro l’iter amministrativo, che è complicato in tutti i paesi, dietro a cui si nasconde un tema economico».

Umberto Gandini si è soffermato in tal senso sugli ostacoli della burocrazia, che spesso impedisce di mettere a terra progetti in tempistiche ragionevoli anche in presenza di risorse adeguate e volontà imprenditoriale.

«Rimango convinto che la burocrazia sia un forte ostacolo, ci sono tanti capitali legati al mondo dello sport e dell’intrattenimento e vanno convogliati. Nella mia esperienza romana ho toccato con mano il dossier stadio, non sempre basta l’imprenditore illuminato che vuole investire. Le operazioni devono tener conto della sostenibilità economica: la Roma di Pallotta chiedeva l’opportunità di costruire altre facility intorno allo stadio per ottenere un ritorno adeguato».

L’importanza di sviluppare sinergie tra gli attori

In un contesto di difficoltà generalizzata, è emersa con forza l’esigenza di modelli di collaborazione fruttuosa: Michele Uva ha rimarcato l’importanza di due concetti chiave, ovvero la programmazione e le sinergie.

«Per noi la programmazione è chiave, ogni Europeo parte 6 anni prima in termini di costruzione e ammodernamento degli impianti e 4 anni prima in termini operativi. Inoltre, è fondamentale il lavoro in sinergia tra gli attori per arrivare al risultato. L’italia ha uno straordinario vantaggio come nazione: dobbiamo metterci a sistema per programmare e generare una legacy che deve essere dimostrata con numeri e una reportistica chiara e trasparente»

Sul tema è intervenuta anche Antonella Baldino, che nel suo ruolo di vertice dell’Istituto Credito Sportivo e Culturale si pone come soggetto facilitatore del dialogo tra pubblico e privato nel costruire impianti a servizio del territorio e della comunità.

«Il freno a per la costruzione e l’ammodernamento degli impianti riguarda gli iter amministrativi, nonostante la legge dello sport del 2021 che ha aiutato a ridefinire i processi in maniera più efficiente passano 4 anni tra il progetto e la prima pietra, tempo in cui possono accadere stravolgimenti economici sostanziali. – ha commentato -. Sul comparto stadi l’idea di avere un commissario a supervisione va a dare un impulso ai progetti».

Immagine dell'articolo:Lo sport italiano alla prova della sostenibilità: la partita delle infrastrutture

Lo sport italiano alla prova della sostenibilità, la tavola rotonda

La necessità di ammodernamento del parco impianti

Ha preso poi parola l’avvocato Federico Venturi Ferriolo, che ha rilevato come sia cruciale promuovere un sistema di licenze che sia efficace in relazione ai requisiti infrastrutturali per dare un forte stimolo allo svecchiamento del parco impianti.

«Vedo una necessità impellente di revisione dei criteri infrastrutturali attraverso i quali vengono attribuite le licenze nazionali rendendoli più stringenti. Bisogna permettere ai proprietari delle squadre di club di fare progetti a lungo termine, a livello di programmazione è necessario mettere a terra un sistema di incentivi adeguato e avere lo spazio temporale per potere investire».

In conclusione, il direttore Luciano Mondellini, ha sottolineato come l’obsolescenza del parco stadi ponga – oltre ai già citati ostacoli legati alla competitività internazionale – problematiche legate a sicurezza e ordine pubblico.

«Non per un senso di tragicità giornalistica però siamo veramente in un momento cruciale per il Paese. Quando abbiamo fatto la ricerca su quanto sono vetusti i nostri impianti, parlando della Serie A, la media era che gli stadi avevano un’età media di 70 anni. Questo pone non tanto un discorso di economicità ma quanto un problema di salute e sicurezza pubblica».

Scarica il report gratuitamente cliccando qui

Visualizza l' imprint del creator