Juventusnews24
·23 marzo 2026
Locatelli celebrato da Gattuso, ma qual è davvero il suo bilancio con l’Italia? Luci, ombre e rendimento del centrocampista della Juventus in azzurro

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«Spalletti alla Juve sta facendo un grande lavoro e così anche Locatelli con lui. Manuel è cresciuto, ha fiducia e si è ritrovato. Un rigore sbagliato non lo condizionerà». Le parole di Gennaro Gattuso in conferenza stampa sanno di investitura ufficiale. Il commissario tecnico ha voluto blindare psicologicamente il centrocampista bianconero dopo il pesante errore dal dischetto contro il Sassuolo, ribadendo la centralità del suo ruolo nel progetto azzurro. Ma se andiamo ad analizzare il reale impatto di Locatelli durante la breve gestione dell’attuale Ct, il bilancio è davvero così esaltante?
Scorrendo i tabellini delle ultime sfide dell’Italia, emerge una verità in chiaroscuro. Locatelli non è (ancora) l’intoccabile padrone del centrocampo azzurro. Nelle cinque gare disputate tra settembre e novembre, ha collezionato tre spezzoni e due sole partenze da titolare. Contro l’Estonia all’esordio (5-0) e nella sofferta vittoria contro Israele a Debrecen (5-4), è entrato a gara in corso. In terra israeliana si è reso protagonista di un autogol sfortunato, bilanciato però da un salvataggio provvidenziale nel finale, guadagnandosi una sufficienza stiracchiata.
Il vero Locatelli, quello invocato da Gattuso, si è visto nella gara di ritorno contro Israele a Udine (3-0). In quell’occasione, Manuel si è preso la scena con un sontuoso 7 in pagella: ha distribuito gioco, dettato i tempi, trovato spazi con lucidità e arginato le transizioni avversarie (ottimo il lavoro su Gloukh). Una prestazione da leader vero, che ha giustificato le parole di elogio del ct.
L’ultima apparizione prima della disfatta casalinga contro la Norvegia (1-4) conferma però una tendenza: quando i ritmi si alzano vertiginosamente, la mediana azzurra va in apnea. Sostituito prima del tracollo finale (e pertanto meritevole di un giudizio meno pesante rispetto ad altri, Locatelli ha comunque patito, come tutto il reparto, la fisicità scandinava.
La fiducia di Gattuso è sincera e il percorso di crescita sotto la cura Spalletti è innegabile, ma per diventare il faro assoluto dell’Italia verso il Mondiale 2026, a Locatelli servirà quello step di continuità e leadership nei momenti di massima pressione che, finora, si è visto solo a sprazzi.









































