Juventusnews24
·20 maggio 2026
Locatelli si racconta: «Devi dare tutto quello che hai, questi sono gli standard per stare alla Juventus. Essere il capitano è qualcosa di unico»

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Il giocatore e capitano della Juventus, Manuel Locatelli, si è raccontato tra vino, Juventus e territorio al canale Youtube della Lega Serie A. Il centrocampista ha parlato anche di cosa significa giocare per la maglia bianconera e indossare la fascia da capitano. Ecco le sue dichiarazioni.
SULLA CARRIERA – «Gioco a calcio da quando ho 3 anni e giocavo all’oratorio. È parte del mio cuore e della mia vita. Ho iniziato al Pescate dove mi allenava mio padre e giocavo con mio fratello, poi sono andato all’Atalanta. Dopo sono andato al Milan dagli 11 anni fino ai 19, dopo sono diventato grande e sono andato al Sassuolo per 3 anni e poi alla Juve»
SU TORINO CITTA’– «Torino credo che sia una bellissima città dal punto di vista estetico, molto fine. Si mangia benissimo qua, il vino mi piace tantissimo. Appena sono arrivato sono andato a visitare le Langhe. Non posso berlo tutti i giorni, ma quando vado a cena fuori sicuramente un bel calice di rosso me lo faccio»
SULLA JUVENTUS – «Non è un posto dove tu vieni e vivacchi. Non puoi vivacchiare qua. Non c’è il tempo di allenarti una volta bene, una volta male, un anno e vai via. Devi dare tutto quello che hai. Il top di quello che c’è è quello che ti richiede questa maglia. Questi sono gli standard per stare alla Juventus»
SULLA FASCIA DA CAPITANO – «Qui ci sono tutti i capitani della Juventus. È un mio sogno, un giorno, essere qui. Ho avuto la fortuna di conoscerne tantissimi. Tanti sono miei amici. Chiellini e Bonucci sono venuti al mio matrimonio. Buffon l’ho conosciuto bene in Nazionale. Del Piero è l’idolo di tutti e abbiamo un bel rapporto. Essere il capitano è qualcosa di unico. Anche parlarne mi emoziona»
SULLA FAMIGLIA – «La domenica della mia famiglia: mio papà cerca sempre di venire allo stadio con mio zio. Mi seguono ovunque, fanno le macchinate. Mia mamma spera che mio papà vada allo stadio così può vedere a casa la partita tranquilla, perché se c’è mio papà mette troppa agitazione. Avendo due bambini ho anche responsabilità nei confronti dei bambini. Mia moglie cerca di fargli vedere qualcosa. Sicuramente sento il loro sostegno ed è una cosa bella, quando le cose vanno bene»
SUL FUTURO – «Quando smetterò di giocare, in un futuro lontanissimo mi auguro, spero che la gente dica: “Guarda, Manuel ha sempre dato il cuore per questa maglia”. Questa è una cosa che mi piacerebbe venga riconosciuta. È un sogno che ho»







































