Longoni al PSG, un’occasione persa: il Milan non può permettersi altri addii a costo zero | OneFootball

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Milannews24

·29 giugno 2026

Longoni al PSG, un’occasione persa: il Milan non può permettersi altri addii a costo zero

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La partenza del giovane talento Longoni verso Parigi deve rappresentare un campanello d’allarme per il futuro della società rossonera

La scelta di Alessandro Longoni di trasferirsi al Paris Saint-Germain a parametro zero lascia inevitabilmente un senso di rammarico in casa Milan. Al di là di quello che sarà il percorso del giovane portiere nei prossimi anni, c’è un aspetto che merita una riflessione: perdere uno dei prospetti più interessanti del proprio settore giovanile senza ottenere alcun ritorno economico rappresenta sempre una sconfitta gestionale.


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È giusto precisare che non tutte le responsabilità possono essere attribuite a una singola decisione o a una persona. Tuttavia, è altrettanto evidente che il particolare momento vissuto dal club abbia avuto un peso determinante nell’evoluzione della vicenda.

Il vuoto dirigenziale ha pesato sulle scelte

Per diverse settimane il Milan si è trovato in una fase di transizione societaria. Il riassetto della dirigenza, completato soltanto alla fine di giugno, ha inevitabilmente rallentato alcune operazioni considerate strategiche, tra cui anche il rinnovo dei giovani più promettenti del vivaio.

In una situazione di questo tipo, club strutturati e attentissimi al mercato internazionale come il PSG hanno saputo inserirsi con tempestività. I francesi hanno individuato un’opportunità, hanno presentato il loro progetto e sono riusciti a convincere il giocatore. Fa parte delle dinamiche del calcio moderno, ma resta il fatto che il Milan si è trovato nelle condizioni di non poter reagire con la rapidità necessaria.

Un talento che meritava un percorso diverso

Naturalmente nessuno può sapere con certezza quale sarebbe stato il futuro di Longoni in prima squadra. Il salto dal settore giovanile al calcio dei grandi è complesso e tanti prospetti, pur dotati di enorme talento, non riescono poi a confermare le aspettative.

Ma il punto è un altro. Il Milan avrebbe dovuto mettersi nelle condizioni di scegliere il futuro del ragazzo, non subirlo. Se un club decide, dopo attente valutazioni tecniche, di cedere un giovane talento ricavando una cifra importante, quella è una scelta. Se invece un giocatore va via a parametro zero perché il rinnovo non è stato definito nei tempi giusti, allora il discorso cambia completamente.

Il settore giovanile rappresenta uno degli asset più importanti di una società moderna. Formare un calciatore richiede anni di lavoro, investimenti e competenze. Lasciare andare gratuitamente un patrimonio tecnico significa disperdere parte di quel valore costruito nel tempo.

Un episodio che deve diventare un monito

L’auspicio è che la vicenda Longoni possa servire da insegnamento. Il nuovo assetto dirigenziale ha ora il compito di evitare che situazioni simili possano ripetersi. Programmazione, dialogo costante con gli entourage e tempistiche corrette nei rinnovi devono diventare priorità assolute.

Nel calcio di oggi la concorrenza internazionale è feroce. Club come il Paris Saint-Germain, così come molte società inglesi e spagnole, monitorano costantemente i migliori giovani europei e sono pronti ad approfittare di qualsiasi incertezza.

Il Milan dispone di un vivaio ricco di qualità e non può permettersi di perdere altri prospetti senza poter almeno provare fino in fondo a trattenerli. Il caso Longoni deve rappresentare un punto di partenza, non l’inizio di una pericolosa abitudine. Perché gli errori possono capitare, ma una società che punta a tornare stabilmente ai vertici del calcio europeo ha il dovere di imparare dai propri errori e costruire un’organizzazione capace di proteggere il proprio patrimonio tecnico.

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