Sampnews24
·16 settembre 2026
Lucchini: «Corradi merita fiducia, è uno molto competente. Tornare alla Samp in un nuovo ruolo sarebbe un sogno!» – ESCLUSIVA

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Stefano Lucchini ha vissuto quattro stagioni importanti indossando la maglia blucerchiata e tutt’ora resta un tifoso della Sampdoria. Ora sta vivendo delle esperienze da allenatore, le ultime come vice prima a Foggia e poi Campobasso. L’ex giocatore doriani ci ha concesso un’intervista esclusiva nel corso della quale ha rilasciato delle dichiarazioni sulla squadra di Bernardo Corradi, sul tecnico e non solo. Le sue parole:
La stagione è iniziata proprio in salita per i blucerchiati…
«Da esterno giudico i motivi di tali lacune davvero insidiose. Credo che anche la dirigenza all’interno dell’ambiente stia tutt’ora cercando precise risposte ed immediate soluzioni. Da osservatore imparziale fatico ad attribuire oggi la totale colpa a qualcuno, specialmente riguardo la mancata programmazione. Dopo tanti mesi complessi, l’obiettivo principale deve essere pianificare meticolosamente le scelte societarie: dalla composizione dell’organico ai giocatori inseriti, sino all’impostazione tecnica, gestionale e formativa del club. Per ora evito di accusare qualcuno in maniera specifica, avendo svolto per anni questo mestiere prima da giocatore e ora da tecnico, capisco perfettamente certe dinamiche aziendali. In ogni progetto esistono fasi buone e meno buone, nonostante si dia il cento per cento. Ripeto solo che per rilanciare la Sampdoria occorrono decisioni attente. Affidarsi subito alla società e ad uomini pronti per garantire campionati sereni è necessario. Il direttore in carica è bravo e molto preparato, ma forse l’avere poca conoscenza di questa categoria gli ha complicato i piani, e col senno di poi la decisione di puntare su gente più navigata a livello di campo si sarebbe rivelata l’opzione preferibile. Probabilmente una figura con un po’ più d’esperienza avrebbe optato per giocatori di diversa caratura».
La società quest’estate ha deciso di puntare sulla freschezza di Bernardo Corradi. Che idea si è fatto del tecnico?
«Dall’esterno faccio molta fatica a giudicare i veri motivi di questa situazione e puntare il dito diventa ingeneroso. Per emergere serve sempre una programmazione oculata. Dopo le annate amare, il club ligure deve ripartire compiendo scelte azzeccate in ogni aspetto, valutando attentamente i giocatori. In questa complessa categoria occorrono uomini di grande esperienza per fare concretamente la differenza. L’attuale dirigenza è sicuramente molto preparata (e il d.s. Branco nello specifico), ma forse ha ancora bisogno di calarsi meglio nei delicati meccanismi di questo torneo. Bisogna sapersi compattare immediatamente, fare valutazioni precise ed eventualmente inserire profili differenti per riuscire a costruire un solido gruppo all’altezza dell’importante blasone».
I tifosi stanno puntando il dito sulle mancanze del portiere Peter Vindhal. Pensa che sia davvero il protagonista in negativo dell’inizio di stagione della Samp?
«Sinceramente non mi piace attribuire troppe colpe. La Sampdoria è una piazza esigente che deve ripartire con ambizioni importanti. Capisco il malumore dei tifosi: dopo l’amara retrocessione e le vicissitudini societarie, sono reduci da stagioni davvero travagliate. Parliamo di un ambiente che garantisce ben 22.000 abbonati ed è storicamente abituato a palcoscenici come la Champions League. Quando l’asticella è così alta, la pressione in campo si fa sentire inevitabilmente. Un singolo errore di un giocatore non decreta mai una sconfitta nei 90, ma se sommiamo altri piccoli sbagli causati proprio dalla pressione e della scarsa tranquillità, si rischia di portarsi addosso questi fardelli a lungo. Se si riesce a correggere l’errore o l’impostazione sbagliata si riparte subito, altrimenti l’intero gruppo potrebbe smettere di funzionare per la pressione che si trasforma in costante difficoltà oggettiva. Dopo tre anni così complicati, mi aspettavo francamente un percorso iniziale ben diverso».
Si è parlato di un possibile esonero di Corradi qualora proseguisse questo rendimento. È la scelta giusta o il tecnico merita ancora fiducia e tempo per lavorare?
«Per quanto riguarda l’attuale situazione della panchina, il tecnico scelto è molto preparato e indubbiamente ha maturato un’esperienza significativa. Col senno di poi l’ambiente si interroga spesso se sia stata la decisione giusta. Valutando attentamente i pregressi affrontati, forse la piazza blucerchiata si aspettava un nome più navigato. Faccio questo mestiere da molto tempo e, assieme a Zauri, oggi siamo fermi dopo aver fatto una buonissima stagione a Campobasso; questo sottolinea perfettamente come le scelte calcistiche non seguano sempre una logica lineare, ma dipendano perlopiù da visioni aziendali. All’attuale dirigenza spetta ora il difficile compito di trovare in fretta la giusta quadra tecnica. Corradi è preparatissimo, ha allenato le giovanili, collaborato con mister affermati come Allegri, possiede perciò le giuste competenze. Col senno di poi ci chiediamo spesso se la sua nomina sia stata corretta o meno. Ricordando i recenti pregressi con l’ex Lombardo e con altri giovanissimi tecnici apparsi all’inizio impreparati per la competenza e lo spessore dell’attuale categoria, la Sampdoria doveva magari fare valutazioni societarie diverse, o magari c’erano e i profili prescelti hanno declinato le varie offerte. Le logiche societarie, spesso, non si basano solo sul risultato. Le decisioni vanno rispettate e dipendono interamente dalle visioni programmatiche della direzione aziendale per la propria formazione».
Nella partita con il Mantova si è vista una Sampdoria disunita e mal organizzata. Come ha visto i blucerchiati?
«Avevo già visto la squadra di Corradi in Coppa Italia. Il gioco mi è sembrato equilibrato. All’inizio i blucerchiati erano più coraggiosi e audaci ma, man mano che si avanza con le partite, la pressione sale per i risultati non ottenuti. L’avversario ha dimostrato di avere qualcosa in più anche dal punto di vista tecnico e di essere in gran forma come visto anche contro la Lazio. Il tecnico ha idee vicine alla filosofia di un grande come Gasperini con l’1 contro 1 aggressivo, una squadra dinamica ed intensa. In questo momento per la Samp è stato il peggior avversario possibile».
Ora che ha intrapreso la carriera di allenatore, tornare alla Sampdoria per lui è un sogno?
«Il mio rapporto con Genova è rimasto incredibilmente saldo. Sarei pronto a tornare se mi arrivasse la chiamata della dirigenza. Dopo l’annata e il bel percorso a Campobasso, ci sarebbe l’ambizione di arrivare nella serie B di questi tempi, specialmente a Genova in coppia con mister Zauri. Vorrei tanto rientrare nella piazza che mi ha dato la soddisfazione di giocare le competizioni europee, quindi accetterei volentieri e con orgoglio qualsiasi ruolo che mi venisse proposto in questo momento per provare a raggiungere grandi traguardi».
Cosa ne pensi dei giovani allenatori italiani che si stanno affermando tra Serie A e B? Da Pisacane e Chivu a Fabregas, Aquilani e Galloppa
«Per quanto riguarda i giovani mister, nel tempo tutti hanno studiato, hanno vissuto situazioni che li hanno portati a sbagliare, fare errori di valutazione in gara, da cui hanno tratto gli insegnamenti. Sono in continua evoluzione, tutti esaminano ogni domenica in maniera minuziosa la partita giocata, rivedendo loro stessi e la partita giocata dai giocatori, questo permette loro di analizzare e far crescere il proprio livello e quello dei propri giocatori in continuazione e cercare le soluzioni migliori nel breve tempo possibile per permettere una programmazione per il futuro della squadra, con risultati migliori di quelli visti sinora per gli stessi interpreti. Pisacane, Galloppa e Aquilani hanno dimostrato con il proprio credo e con la squadra di sapersi affermare. Fabregas è quello che ha sorpreso maggiormente. L’allenatore spagnolo è molto attento a tutto, è molto intelligente, riesce ad impostare la squadra in base a come lui vorrebbe giocare, non ha mai avuto paura, si è assunto grandi responsabilità e ora sta avendo ciò che si merita. Dopo il lavoro iniziato in Serie B, adesso con il tempo si vedono tutti i frutti del lavoro di Cesc, che ha costruito nel tempo. Un altro grande allenatore per la sua categoria, lo ha dimostrato in ogni contesto, un plauso anche a Chivu. Entrambi hanno vinto, il rumeno con l’Inter nonostante le insidie nel vincere di nuovo, con una squadra abituata ai primi posti, e l’altro nonostante le pressioni e il tempo ha ottenuto quello per cui ha lottato con i denti. Chivu ha gestito una base, Fabregas ha lavorato per ottenerla».
Si ringrazia Stefano Lucchini per la gentilezza, la disponibilità e la cordialità dimostrate in questa intervista







































