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·21 settembre 2026

Luce, silenzio e amore: l'ultimo saluto a Sandro Mazzola

Immagine dell'articolo:Luce, silenzio e amore: l'ultimo saluto a Sandro Mazzola

La Basilica di Sant'Ambrogio è ormai vuota: un intenso fascio di luce passa attraverso la finestra principale della facciata, illuminando l'oscurità tipica della chiesa romanica milanese e rivelando in controluce il fumo dell'incenso, che persiste nell'aria al termine della celebrazione. Tutto è silenzio: pochi minuti prima lo stesso silenzio riempito dall'amore dei familiari, degli amici e dei tifosi aveva accompagnato il feretro di Sandro Mazzola al suo ingresso nella Basilica.

Una giornata di fine estate, piena di colori e di vita, che si percepisce nella vivacità del quartiere, caratterizzato dal via vai di tantissimi studenti universitari. Eppure non è un lunedì come gli altri: il Sole riscalda i visi delle centinaia di tifosi e appassionati radunati in piazza Sant'Ambrogio, nel cuore pulsante e più autentico della città di Milano. Quella stessa Milano che oggi piange uno dei suoi figli prediletti, un uomo che ha dato tutto se stesso per l'Inter e la sua gente, fino all'ultimo minuto della sua vita, nello stesso luogo dove vent'anni fa la città aveva salutato Giacinto Facchetti e poco più di un mese fa Franco Baresi, leggenda del Milan.


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Bandiere, maglie nerazzurre della Grande Inter con il numero 8 sulla schiena, sciarpe, striscioni: tutti hanno voluto portare qualcosa per salutare un'ultima volta Sandro nel giorno del suo funerale. C'è ovviamente l'Inter, rappresentata dal Presidente e CEO Giuseppe Marotta, dal Vice President Javier Zanetti, dal Chief Sport Officer Dario Baccin e dalla dirigenza nerazzurra.

L'Inter di oggi che incontra quella del passato: tantissime le Legend nerazzurre presenti, ma due uomini in particolare sembrano più commossi degli altri. Gianfranco Bedin e Aristide Guarneri, il numero 4 e 5 della Grande Inter, i compagni di Mazzola, con cui ha condiviso i trionfi più belli. Si riconoscono subito all'ingresso del portico di Sant'Ambrogio: una battuta veloce ma piena di affetto, di quelle possibili solo tra chi è legato per sempre. Non manca Massimo Moratti, storico Presidente nerazzurro, che ha vissuto in prima persona gli anni della Grande Inter di papà Angelo.

Ci sono gli avversari, come il Milan, la Juventus, il Torino, con le proprie delegazioni, le corone di fiori colorate che ornano l'ingresso della Basilica e i gonfaloni sull'altare. Ci sono le istituzioni calcistiche nazionali e internazionali, con il Presidente della FIGC Giovanni Malagò e il Presidente della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli, c'è il Comune di Milano.

C'è una famiglia intera che piange un padre, un nonno, un punto di riferimento ineguagliabile: ci sono tantissimi appassionati e curiosi, perché Sandro Mazzola era apprezzato da tutti e tutti volevano portargli un ultimo saluto, una carezza, una preghiera.

All'arrivo del feretro sul sagrato i tifosi intonano i cori, ma la commozione è evidente: sulla bara viene poggiata una maglia nerazzurra con il numero 8, quella che ha reso eterno il giovane Sandro fin da una notte di maggio a Vienna nel 1964. Il silenzio vince: la piazza è piena, ma dopo gli applausi non si sente più alcun rumore. Monsignor Carlo Faccendini, Abate di Sant'Ambrogio, accompagna il feretro all'interno della Basilica, dove si tiene una celebrazione sentita come poche altre.

Una vita per l'Inter, una vita per la quale ringraziare e da ricordare per sempre. Perché quello che rappresenta Sandro Mazzola per il Club nerazzurro è molto di più dei trofei o delle statistiche, ma un insieme di valori da tramandare per l'eternità, come ci ha tenuto a ricordare con un commovente discorso il Presidente e CEO Giuseppe Marotta al termine della celebrazione:

I ricordi si sprecano, l'amore non si spegne e si ravviva in un giorno così significativo. Prima della benedizione finale Monsignor Faccendini legge un pensiero pieno d'affetto: è di Massimo Moratti, che ha voluto ricordare Sandro a modo suo:

Al termine della celebrazione torna il silenzio, protagonista di un'immagine potentissima: il feretro di Mazzola attraversa il porticato di Sant'Ambrogio sormontato da fiori bianchi e dalla sua maglia nerazzurra con il numero 8, totalmente investito dalla luce del Sole che pervade completamente il quadriportico che da quasi dieci secoli introduce alla Basilica.

Il silenzio è pieno di attesa, di dolore ma anche di speranza: all'arrivo sulla piazza un applauso accoglie nuovamente Sandro, poi i presenti iniziano a cantare C'è Solo l'Inter, con una forza e un'emozione inedita. Qualcuno recita la formazione della Grande Inter della notte di Vienna, trascinando la piazza e sottolineando il nome di Sandro: Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, MAZZOLA, Milani, Suarez, Corso.

Poi i cori accompagnano per l'ultima volta il feretro di Mazzola: per Sandro è arrivato il momento di andare. Per tutti noi che crediamo nei suoi valori e in tutto ciò che ha rappresentato nel corso della sua vita però non se ne andrà mai.

Infinito, eterno Sandro Mazzola, per sempre con noi.

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