Lucumì svela: «Volevo vivere l’esperienza di diventare un giocatore della Juve. Con Conceicao cose di campo, Spalletti un leader. Sullo scudetto…» | OneFootball

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·3 settembre 2026

Lucumì svela: «Volevo vivere l’esperienza di diventare un giocatore della Juve. Con Conceicao cose di campo, Spalletti un leader. Sullo scudetto…»

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Jhon Lucumì ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport: di seguito le parole del nuovo difensore della Juventus

Jhon Lucumì è intervenuto a Tuttosport: di seguito le dichiarazioni del difensore della Juventus.


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PRIMO RICORDO DEL CALCIO – «Con mio padre: giocavamo insieme. Nell’azienda dove lavorava formavamo sempre una squadra e scendevamo “in campo”. Io volevo andare con lui, lo aiutavo a tirare fuori le divise e tutto il resto. Però, alla fine, l’unica cosa che cercavo era il pallone».

CRESCERE IN COLOMBIA «Per me è stato molto bello: è una città speciale, credo mi abbia dato tutto. Sono cresciuto lì anche come calciatore, nel Deportivo. E la verità è che sono molto felice di essere partito da quella cultura, con quelle radici: è ciò che mi identifica».

BOLOGNA – «Bologna è stata speciale. Quando sono arrivato, la società non stava attraversando un momento positivo: il mio arrivo è coinciso con una benedizione. Siamo migliorati tanto, abbiamo iniziato a vincere molte partite, a crescere come squadra, come mentalità. E questo mi ha aiutato».

MANCATO RINNOVO – «Credevo fosse arrivato il momento di fare un nuovo passo, di salire di un gradino. Con la mia famiglia e con mia moglie, quando ne parlavamo, era evidente il desiderio di avere una nuova occasione, sperando fosse ancor più grande. Allo stesso tempo sarò sempre grato al Bologna per la chance che mi ha concesso, sebbene su questo io sia stato sempre chiaro. Quando sono arrivato ho subito detto che quello era un grande step, ma che non volevo trasformarlo nel mio ultimo passo. Sono arrivato lì per crescere e migliorare, poi per provare a fare il salto. Hanno capito».

JUVE – «Quando sono partiti i contatti ero davvero felice. Quando ti parlano di una squadra come la Juve credo sia impossibile non emozionarsi e non immaginare a quello che potrebbe accadere in caso di definizione. Io l’ho sempre pensato. L’ho sempre avuto in mente. E quando ci siamo avvicinati sempre di più e ho visto quanto fosse concreta l’opzione, ho pensato di dover venire qui a tutti i costi. Volevo stare a Torino. Volevo vivere l’esperienza di essere un giocatore della Juventus».

LITIGIO CON CONCEICAO – «Ma no, quelle sono cose che rimangono in campo e si chiudono lì. La verità è che in nessun momento l’ho fatto con l’intenzione di litigare. Ne abbiamo parlato? Subito. Dopo la partita. Abbiamo discusso e gli ho detto: “Fratello, non è successo assolutamente niente”. E ancora: “Scusami se ti ho mancato di rispetto in qualche momento, non l’ho fatto con cattive intenzioni. E lui? Mostrando la sua personalità e la classe che lo contraddistingue, mi ha risposto: “Fratello, non è successo nulla, non ho dato importanza a quella cosa: ero concentrato sulla mia partita”. Sono cose che restano appunto sul rettangolo verde: da parte mia ci sono state comunque le scuse, perché a volte capitano situazioni poco piacevoli, e che possono essere interpretate male. Il video non ha aiutato, ma tutto si è chiuso lì. E oggi abbiamo un grande rapporto».

PERSONALITA’ – «Può essere. Ma è semplicemente qualcosa che fa parte del mio modo di essere, del modo in cui gioco. Mi piace dare il massimo in ogni situazione, in ogni contesto. Io sono fatto per dare il 100%. Comunque, non ho fatto tutto quello per attirare l’attenzione o per qualcos’altro: è stata semplicemente la passione che mi muove. Sia piaciuto o meno, è solo qualcosa che nasce dentro di me».

RAPPORTO CON SPALLETTI – «Buono, come con tutti i miei compagni. È il nostro allenatore, è il leader della squadra e noi dobbiamo soltanto provare a seguire le sue indicazioni, alzare il livello generale, mettendo in campo tutto quello che proviamo in allenamento, ciò che lui vuole sviluppare durante le partite».

DEBUTTO DA TITOLARE – «Quando sei alla Juventus devi essere sempre preparato. Stiamo parlando della società più grande d’Italia. Chiaramente è stato un momento speciale: era la mia prima partita, però ero concentrato, anzi non vedevo l’ora. Anche se non fossi partito dall’inizio, speravo comunque che un po’ di minuti me li avrebbe concessi. A prescindere, la squadra va sempre davanti a tutto».

ANDARE IN GUERRA PER SPALLETTI – «Sì, è un tecnico molto esigente: vuole vincere sempre, vuole giocare alla perfezione, e vuole che la sua squadra stia molto bene. Quindi sì, è così: si va “in guerra”, avendo però tutti gli strumenti per farlo. Durante la settimana lavoriamo molto forte per arrivare agli impegni nelle migliori condizioni. Lo vediamo come il leader e dobbiamo seguire tutte le sue indicazioni per essere più vicini agli obiettivi che vogliamo raggiungere».

COMPAGNI – «Qualità totale. Abbiamo grandi giocatori e grandi persone. Questo aiuta a rendere il lavoro molto più piacevole. Se c’è concorrenza? Il livello è alto e siamo disposti a dare il massimo per la squadra affinché la Juve raggiunga i suoi obiettivi, che resta la cosa più importante. Ma sono felice di condividere il campo con loro: hanno tanta esperienza, hanno giocato per diversi anni in contesti importanti, possono insegnarmi e darmi molto. Io cerco di imparare tutto quel che posso imparare: sarà fondamentale».

A COSA È DISPOSTO PER LO SCUDETTO – «Non glielo posso dire: prima voglio vincerlo. In questo momento penso solamente alla partita con il Milan. Vincendola, saremo più vicini all’obiettivo. E quando lo raggiungeremo, le dirò cosa farò».

CUADRADO – «Certo, è un grande amico. Ha lasciato un segno molto importante qui e i titoli vinti lo dimostrano. Mi ha parlato solamente di cose positive e mi ha detto che dovevo venire qui. Che dovevo vivere quest’esperienza. Perché essere un giocatore della Juventus è qualcosa di estremamente importante».

ORGOGLIO – «Parlano tutti di realizzare sogni, com’è un sogno anche giocare con la Juventus. Però quel che voglio di più è che mio figlio ricordi la mia personalità, quanto fatto giorno dopo giorno, le volte in cui mi sono alzato per raggiungere i miei obiettivi. Mi piacerebbe che sappia quanto costruire passo dopo passo il proprio futuro sia importante. Nessuno gli regalerà mai niente».

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