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·10 settembre 2026

Madelón: «Scusatemi, sembro un idiota che non vuole vincere»

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Leonardo Carol Madelón, allenatore di Unión, è intervenuto ai microfoni del programma sportivo «Dame Gol», condotto da AdriánBrodsky insieme a HugoSánchez. Nel corso della lunga intervista, il tecnico ha rilasciato dichiarazioni molto importanti sull’attuale costruzione della rosa, sul suo rapporto con la dirigenza, sull’uscita di giocatori chiave e sul crescente protagonismo dei giovani del club.

In una chiacchierata distesa ma ricca di prese di posizione forti, l’allenatore del Tatengue ha difeso la sua mentalità competitiva di fronte alle critiche per la mancanza di investimenti da parte della dirigenza. In questo senso, ha affermato con decisione: «Scusatemi, sembra che io sia uno scemo che non vuole vincere il campionato. Per favore, ragazzi, io sono quello che vuole vincerlo più di tutti, ma mi rendo conto della realtà».


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L’impatto dell’addio di Maizon Rodríguez

Il tecnico si è riferito innanzitutto all’impatto che ha avuto l’improvvisa partenza del difensore uruguaiano MaizonRodríguez. Madelón considerava il calciatore un vero leader della retroguardia della squadra, nonostante avesse appena 23 anni, e ha rivelato dettagli dell’intimità del gruppo: «Quello di Maizon Rodríguez, era un leader in difesa, no?, l’uruguaiano. Noi lo chiamavamo il capetto nero, il capetto nero. Solo 23 anni».

L’allenatore ha confessato di non essere al corrente delle trattative dirette precedenti e di aver saputo del trasferimento una volta terminato l’impegno sportivo: «Io non sapevo che se ne andasse, ma vi ricordate che io parlavo e dicevo sempre fino alla fine, fino alla fine bisogna essere preparati? Perché qualcosa può sempre succedere. Anzi, ha giocato la partita, e dopo la partita ho saputo che era già tutto fatto e che se ne andava». Pur rammaricandosi per la perdita sul piano sportivo, il DT ha riconosciuto i vantaggi dell’operazione: «Sì, sì, lo abbiamo sentito. Però, ascoltami, tu sei un mio giocatore e sappiamo che un giocatore se n’è andato perché doveva andarsene. Unión lo vende bene, diciamo, a buone cifre, in un buon Paese».

La gestione dello spogliatoio davanti alle partenze

Al di là del vuoto tattico lasciato dal difensore uruguaiano, Madelón ha sottolineato l’importanza di non mostrare lamenti o proteste davanti alla rosa dopo la partenza di un giocatore importante, spiegando che il resto dei calciatori percepisce subito quello scoraggiamento: «La persona che stai per mettere, o che porti, capisce anche se la vuoi o no. Quindi tu devi, automaticamente, non puoi stare a piangere per tre partite perché quello che sta giocando dice: ehi, amico, questo continua a piangere perché quell’altro se n’è andato, e io? Quindi tu, il giocatore, lo percepisce subito, ok, se n’è andato, e che devo fare, piango dieci minuti, sì, certo, mi dispiaceva molto».

Per il tecnico, la chiave nella gestione dello spogliatoio sta nel battere il tempo, elaborare in fretta l’addio di chi è partito e trasmettere piena sicurezza al suo sostituto diretto. Ha dichiarato che l’atteggiamento verso il giocatore che entra deve essere diretto: «Bene, dai, adesso tocca a te, Adrián, devi spaccare, fratello».

Le esigenze nel mercato dei trasferimenti

Riguardo all’ultimo mercato, il tecnico ha riconosciuto apertamente che gli sarebbe piaciuto avere un paio di innesti in più per aumentare la concorrenza interna nel gruppo, anche se ha chiarito il suo ruolo nel processo decisionale: «Sì, ma sai che succede, Hugo? Io sto entrando in un altro terreno, ormai, vado in un terreno che non è il mio. Io chiedo giocatori, ma non dimenticare che in mezzo ci sono anche il presidente e Santiago Zurbriggen, che è il direttore sportivo, io mi coordino molto con lui, e gli dico: guarda, noi abbiamo bisogno di questa caratteristica, questo e questo giocatore sono fattibili, oggi Unión li può portare, poi, se non è riuscito a portarli, ci sono le trattative…».

Quando gli è stato chiesto di nuovo se davvero mancassero altri nomi nella rosa, Madelón ha annuito con un secco «Sì, sì, sì. E ti dico, sulla base di questo… Però questo non mi crea alcun problema con la rosa», chiarendo che la mancanza di acquisti non modifica il suo impegno quotidiano con i giocatori.

I nomi che non sono potuti arrivare

Tra i nomi sfuggiti che voleva aggiungere durante il periodo di trasferimenti, l’allenatore ha citato casi concreti di giocatori offensivi che erano sul taccuino: «C’era Besozzi, a un certo punto volevo Sarabia, lì bisognava fare uno sforzo, ma poi Sarabia ha scelto per conto suo ed è andato da un’altra parte».

Per spiegare la sua visione del contesto e gli strumenti a sua disposizione, Madelón ha usato una particolare metafora animale per rendere l’idea che sa perfettamente con quali risorse può contare e quali realtà deve affrontare in vista del prosieguo del campionato: «Se dietro la finestra c’è la coda del leone, la criniera del leone e la zampa del leone, cosa c’è dietro la finestra? C’è un leone. Quindi io so che magari adesso non è così. Però può essere, un giorno lo sarà».

Il dialogo con il presidente del club

In linea con le difficoltà nell’inserire nuovi acquisti, Madelón ha rivelato di avere un dialogo calcistico piuttosto scarso con il presidente dell’Unión, escludendo conflitti profondi ma ammettendo una distanza matura: «Parli con il presidente? Sì, non molto, non molto. E il dialogo è di calcio? Poco, poco. Non è che andiamo d’accordo male, ma dovrebbe esserci di più, da entrambe le parti. Dovrebbe esserci di più, ma non è che andiamo d’accordo male».

Quando gli è stato chiesto se questo distacco operativo dipendesse da una questione caratteriale, il DT ha annuito: «Sì, esattamente. Ognuno ha il suo modo di fare e bisogna rispettarlo. Io sono un allenatore, mi hanno assunto per venire a fare un buon lavoro, il miglior lavoro possibile, e che questo porti tanti punti. Io non metterò mai mano nella cassa di un club, mai, quindi no».

Il confronto economico con altri club

Madelón ha analizzato l’attualità del campionato locale e ha tracciato un parallelo tra le diverse realtà finanziarie attraversate dalle squadre, sottolineando che il successo non sempre è legato a budget milionari: «Guarda un po’, c’è stato… River ha fatto una spesa molto grande e anche altre squadre. Oggi il Vélez è capolista. Non ha spostato l’ago dell’economia, no? Si è dedicato, diciamo, a un campionato economicamente sostenibile».

Per il DT dell’Unión, questo caso conferma che la chiave del successo sta nella convinzione e nell’intensità della preparazione quotidiana: «Ha buoni giocatori, ovviamente. Io credo che bisogna lavorare molto, allenarsi e convincere. E poi, se puoi portare quei giocatori che ti ho nominato… lì erano tre o quattro in più».

Gli allenamenti aperti e il ricambio giovanile

Durante l’intervista è stato sottolineato che in questa nuova fase istituzionale l’allenatore mostra una grande apertura verso l’ambiente del club e la stampa attraverso gli allenamenti aperti. Alla domanda se il costante inserimento dei ragazzi del vivaio rispondesse alla necessità del contesto o alla loro qualità, Madelón si è detto piacevolmente sorpreso: «Sì, loro servono. Hai Aimar, hai Cacciabue, i ragazzi Vera, ci sono tantissimi giocatori molto bravi che mi sorprende che in altri momenti magari non avessimo o non riuscissimo a vedere, quando cominciavano i Pittón, quando noi andavamo a vedere la Primavera, gli Allievi, la Riserva, più di adesso».

Il DT ha valorizzato il rendimento delle alternative formate nel club che ci hanno messo la faccia nei momenti chiave: «I giocatori vengono fuori, perché se n’è andato Del Blanco e spunta questo ragazzo… Ayala. Ayala. E all’improvviso gli lanci la maglia e lui risponde, come quando a Vargas gli hai lanciato la maglia in un certo momento… E Profini. Mi ricordo Ludueña e Profini, volevano perfino prestarli per farli maturare un po’ di più in altre squadre, in Primera Nacional. E invece Profini è finito per diventare titolare. Ludueña oggi non lo puoi togliere». Inoltre, ha elogiato il contributo della struttura interna del club: «Adesso c’è Nico Vazzoler, che li conosce molto bene anche lui, ti accorcia i tempi e ci dà più informazioni… e sono molto contento per questo ragazzo, ha 16 o 17 anni, quello che ha fatto il gol. Rubinich. Ha la mappa del centrocampista».

Una panchina con più soluzioni

Per concludere, il tecnico ha chiuso mettendo a confronto con ottimismo lo stato attuale della rosa rispetto alle grandi difficoltà di ricambio che aveva sofferto nel recente passato: «Adesso avrà un bel problema quando tutti i giocatori infortunati saranno di nuovo a disposizione, perché a centrocampo Giaccone sta facendo faville».

Ha ricordato che l’anno scorso, dopo una serie di impegni impegnativi, la mancanza di alternative indeboliva la struttura: «L’anno scorso abbiamo giocato, abbiamo vinto contro Independiente Rivadavia e poi siamo andati da Belgrano e quando siamo andati da Belgrano i giocatori erano stanchi, erano passati tre giorni e guardavamo, capisci, e non c’era nessuno. Oggi sai che se te ne sono stancati tre, due, li hai».

Questo articolo è stato tradotto in italiano dall'intelligenza artificiale. Puoi leggere la versione originale in 🇪🇸 qui.

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