Makinwa ricorda: «All’Inter saltò per questo motivo! Martins faceva più capriole di me» | OneFootball

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Inter News 24

·22 marzo 2026

Makinwa ricorda: «All’Inter saltò per questo motivo! Martins faceva più capriole di me»

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Makinwa ricorda: «All’Inter saltò per questo motivo! Martins faceva più capriole di me». Segui le ultimissime

La storia del calcio è fatta di ritorni, cicli che si chiudono e nuove vite che sbocciano lontano dal rettangolo verde. Quella di Stephen Ayodele Makinwa, l’ex attaccante nigeriano celebre per le sue capriole acrobatiche e la sua potenza fisica, è una parabola che oggi profuma di speranza. A distanza di quindici anni dai suoi fasti in Serie A, l’ex punta ha deciso di rimettersi in gioco con una missione nobile: offrire ai giovani talenti della sua terra la stessa opportunità che ebbe lui a soli 17 anni.

L’ARRIVO IN ITALIA E I MISTERI DEL MERCATO – «Ci ho messo un po’ a capire l’Italia: l’allenatore arrivava al campo in bicicletta e mi dicevo “Possibile sia così povero?”. In Africa va in bici chi non ha soldi… Però noi della Berretti ci sentivamo forti, anche contro la prima squadra: eravamo fulmini. Durante un provino per il Milan, feci un test sui cento: 10’’3, se non ricordo male. E al Como da un giorno all’altro ho scoperto di essere diventato un giocatore del Genoa, che era stato appena acquistato dal mio presidente Preziosi, ma di dover restare lì. Mai capita bene, quella cosa».


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L’ESORDIO – «Modena-Lazio 1-1, inizio morbido… Fino a quel giorno avevo visto Jaap Stam in tv, dicendomi: “Ma quanto è grosso?”. Io contro lui e Couto, veda lei. Primo gol in A a Toldo: pallonetto con colpo sotto. Dopo la partita chiedeva: “Ma dov’è quello che mi ha segnato?”. Capisce? Il portiere della Nazionale che mi cerca per farmi i complimenti».

LE CAPRIOLE – «Ho iniziato da bambino, mi allenavo sul lettone di mia mamma o sulla sabbia. Ma Oba [Martins, ndr] ne faceva più di me: lui più rapido, io più elegante».L’INTER – «Oba Martins mi aspettava, avevo anche firmato un accordo. Mi dicevano “Dobbiamo solo liberare il posto di Cruz”, ma passò troppo tempo. Il giorno dopo il sì al Palermo mi chiamò Branca: “Siamo pronti”. Secondo me fingeva di non sapere che avevo già firmato».

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